Kidding

2018 - ....

Recensione Kidding: la triste arte della risata nel finale della stagione 1

La recensione del finale della prima stagione di Kidding, nuova serie comica dai toni drammatici prodotta da Showtime, con protagonista Jim Carrey.

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Kidding è una serie TV creata da Dave Holstein, in onda su Showtime negli Stati Uniti e su Sky in Italia. Jim Carrey interpreta Jeff Piccirillo alias Jeff Pickles, un entertainer televisivo che da anni diverte e istruisce i bambini con il suo programma a base di pupazzi e canzoni. Ma a un certo punto non è più possibile per lui scindere il Mr. Pickles catodico da quello vero: è passato un anno dalla tragica morte di uno dei figli gemelli di Jeff, deceduto in seguito a un incidente automobilistico.

Il comico vive da solo, separato dalla moglie (Judy Greer), e torna a casa solo per vedere l'altro figlio, che si ribella costantemente alla duplice autorità genitoriale. Jeff vuole rimuovere la propria maschera pubblica e dedicare un episodio del suo show al tema della morte, ma il produttore (Frank Langella) non ne vuole sapere. Quanto a lungo sarà possibile mantenere intatto l'equilibrio tra la vita professionale e quella privata?

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But, Doctor, I am Pagliacci!

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In una recensione si tende, nei limiti del possibile, a prendere in considerazione l'opera su un piano separato dalla vita personale di chi vi ha partecipato, che siano gli autori o gli interpreti. Esistono però diverse eccezioni, soprattutto nel campo della commedia: da Larry David che in Curb Your Enthusiasm interpreta una versione esagerata di se stesso a Mel Brooks la cui identità etnica e culturale entra in gioco quando mette alla berlina il regime hitleriano in Per favore non toccate le vecchiette, nell'ambito della risata la contaminazione tra pubblico e privato è quasi inevitabile. L'esempio più emblematico, nel 2018, è stato Nanette, lo spettacolo della comica australiana Hannah Gadsby disponibile su Netflix: più che un numero di stand-up è una riflessione intelligente e amara sul mestiere del comico, dove Gadsby analizza il concetto della tensione e del disagio che la risata dovrebbe alleviare e si mette a nudo, svelando per esempio che dietro uno dei suoi classici aneddoti brillanti si cela un episodio di violenza fisica dettata dall'omofobia.

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Kidding, la nuova serie (tragi)comica targata Showtime, non ha esattamente la stessa rabbia e durezza di Nanette, ma fa parte anch'esso di quel filone che vuole scavare nel profondo, andando oltre la risata per esporne i contorni drammatici. È uno show che fa della fusione di pubblico e privato la propria ragione di esistere, poiché la trama stessa ruota attorno a una personalità televisiva che, come Gadsby, vuole mettersi a nudo emotivamente sullo schermo. Un uomo il cui alter ego televisivo ha comunque un cognome simile a quello vero, rendendo molto sottile il confine tra il "vero" Jeff Piccirillo e il suo avatar catodico Jeff Pickles. Un uomo che sta toccando il fondo, facendo venire in mente la celebre barzelletta citata in Watchmen, che non a caso si apre con l'omicidio di un personaggio noto come il Comico: un uomo va dal medico e dice di essere depresso e di sentirsi completamente solo. Il dottore gli consiglia di andare a vedere uno spettacolo del noto clown Pagliacci. La risposta del paziente: "Ma, dottore, io sono Pagliacci!". E quando il "pagliaccio" ha il volto sottilmente tormentato di Jim Carrey, il confine tra risate e lacrime si fa ancora più sottile.

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L'attore malincomico

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Per le serie si tende a sottolineare l'importanza dello showrunner, colui che si occupa del programma gestendo quotidianamente tutti gli aspetti creativi e produttivi, affiancato da un team di executive producers. In questo caso, però, è impossibile concentrarsi su quell'aspetto quando ogni discussione a proposito dello show è (giustamente) dominata da considerazioni sulla rinnovata collaborazione tra Michel Gondry (regista di sei episodi su dieci) e Carrey, a quattordici anni dall'uscita di Se mi lasci ti cancello. Un film che, come spiegato dallo stesso Carrey nel documentario Jim & Andy: The Great Beyond. The Story of Jim Carrey, Andy Kaufman and Tony Clifton, era arrivato al momento giusto della sua carriera: reduce da una brutta rottura, lavorare a quel progetto fu per certi versi terapeutico. E lo stesso si può dire per la serie, che dietro la scorza dell'ibrido bislacco tra fantasia fanciullesca e umorismo più greve (basti pensare alla gag ricorrente su cosa fanno due uomini all'interno di un costume da cavallo) è soprattutto una riflessione su un uomo spezzato, distrutto, che cerca di ricostruirsi.

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Jeff ha perso un figlio, mentre Carrey dal 2015 deve fare i conti con la morte per overdose della sua ex (e le successive accuse rivoltegli dai parenti di lei). Entrambi continuano a cercare di intrattenere, con smorfie, vocine e ospitate televisive al fianco del comico Conan O'Brien (amico di Carrey nella vita), rendendo quasi invisibile il muro che separa Jeff da Jim. Vent'anni fa l'attore canadese fece impazzire il cast e la troupe di Man on the moon perché rifiutava di uscire dal personaggio mentre era sul set.

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Adesso invece, fatte le dovute distinzioni tra le attività professionali e le circostanze del lutto, sembra di vedere il "vero" Jim Carrey, spogliato di ogni artificio puramente umoristico e guizzo di follia che lo ha sempre reso un performer imprevedibile. Eppure è forse proprio questa la mossa più imprevedibile di tutte: un ritorno sotto i riflettori con un ruolo importante, a lungo termine (è stata confermata la seconda stagione di Kidding, prevista per il 2019), per mettere a nudo le contraddizioni dolorose del mestiere del comico, fondendo pubblico e privato sotto l'occhio vigile, tenero e fantasmagorico di Gondry. Un viaggio malinconico al termine del quale, in attesa delle prossime cinque ore, è pienamente azzeccata l'espressione "ridere per non piangere".

Recensione Kidding: la triste arte della risata...
Max Borg
Redattore
4.5 4.5
Cinecittà World
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