Eccolo ancora lì, a sorseggiare la sua lunga tazza di caffè. Dall'altra parte della finestra Zoom, un anno dopo, ritroviamo Jon Hamm. Generoso, affabile, spiritoso, tagliente. Insomma, ce ne fossero di attori come lui, liberi di affrontare le interviste senza troppe sovrastrutture. Hamm, dopo quell'inarrivabile capolavoro chiamato Mad Men, ritrova la forma e la dimensione seriale in Your Friends & Neighbors, firmata da Jonathan Tropper. Nello show, tornato su Apple TV con la seconda stagione, Hamm interpreta Andrew "Coop" Cooper che, dopo aver perso tutto, trova uno scopo esistenziale nel rubare ai ricchi vicini.
Coop, accusato ingiustamente di omicidio, "è uscito relativamente indenne dalla prima stagione", dice l'attore. "Ma invece di ritirarsi dal gioco, ha raddoppiato la posta. Pensa che [rubare] sia un mezzo per raggiungere un fine. Non ha ancora raggiunto il suo obiettivo, quindi i mezzi continuano a spingerlo in certe situazioni. Ma l'arrivo di un nuovo arrivato in città si rivela una perturbazione più grande di quanto immagini".
Your Friends & Neighbors - Stagione 2: il nostro incontro con Jon Hamm
Jon, Coop è una sorta di Robin Hood esistenziale? È d'accordo?
"Beh, si potrebbe dire così, certo. Solo che in realtà non fa elemosina ai poveri, ma a se stesso. Quindi c'è qualcosa di un po' più narcisistico o materialista in lui. Non è proprio un socialista nel senso in cui lo era Robin Hood, ma è sicuramente un furfante, questo è certo".
A volte infrangiamo le regole per rimetterci in carreggiata?
"È tra i motivi per cui lo facciamo. Credo che tutti noi, nel corso della vita, scendiamo a compromessi, in un certo senso creiamo queste cose che, insomma, a prima vista sembrano infrangere le regole o sono contro le regole, ma possiamo giustificarle a modo nostro con argomenti personali. È un terreno molto scivoloso: una volta che si inizia a infrangere le regole arrivi a così tanto da spezzarle".
Un anno dopo, i ricchi e i potenti sono ancora più ricchi e più potenti. La satira è l'unico modo per prenderli in giro?
"Beh, credo che sia il modo più efficace. E lo si può notare dal modo in cui le persone reagiscono al fatto di essere prese in giro. Se abbiamo un esempio particolarmente "arancione" alla Casa Bianca che è particolarmente sensibile alle prese in giro, significa che la satira è probabilmente molto efficace".
Da Mad Men a Your Friends & Neighbors
Da Mad Me a Your Friends & Neighbors, quanto è cambiata la narrazione televisiva nel corso degli anni?
"Onestamente non credo che sia cambiato poi così tanto, a parte la struttura. Prima era una cosa piuttosto ciclica, di natura sporadica. Ora penso che il modo di raccontare storie si sia ampliato, non sempre in senso positivo. A volte le storie stanno diventando più lunghe perché possono farlo, non perché debbano farlo".
Qual è la differenza preponderante?
"In una serie come Mad Men c'erano trame molto lunghe che si sviluppavano nell'arco di 3, 4 o 6 episodi, o addirittura nell'arco di un'intera stagione. E andava bene così. Bisognava arrivare puntuali ed essere lì per guardare la puntata, non si riusciva nemmeno a registrarla. Ma con l'avvento dello streaming e dei servizi on demand, la natura stessa della narrazione è cambiata".
E il punto di contatto?
"Le serie hanno comunque dei principi fondamentali del teatro, del dramma: l'uomo contro l'ambiente, l'uomo contro se stesso oppure contro qualcun altro. È sempre stato così fin dai tempi dei Greci".
Jon Hamm alla regia? Non adesso
Lei è anche produttore esecutivo, ma hai mai pensato debuttare alla regia di un film?
"Mi rendo conto di aver lavorato con diverse persone che hanno diretto loro stesse, e so quanto sia difficile e vincolante in termini di tempo. In realtà questa cosa non mi ha ancora spinto a seguire la strada della regia. Potrei farlo prima o poi, perché lo trovo molto appagante, ho diretto diverse puntate tv. Ma dovrebbe trattarsi di un progetto ben preciso su cui vorrei investire".
Ne deve valer la pena, quindi?
"Beh, in un certo senso è un po' come il ciclo di vita di un film: ideazione, realizzazione, finanziamento, preparazione, riprese e post-produzione. In genere si tratta di due o tre anni della tua vita senza guadagni o senza alcuna garanzia. Quindi questo è il compromesso: devi volerlo davvero tanto per metterti in gioco e assumerti il ruolo di regista".