Jeremy Renner ad Alice nella Città: "Non sono un supereroe. La finzione mi ha salvato la vita"

Dal trauma al libro My Next Breath: Jeremy Renner racconta ad Alice nella Città la rinascita, il ruolo di Hawkeye e il finale di Mayor of Kingstown 5.

Jeremy Renner ad Alice nella Città

Un premio, una masterclass, un libro. Questi i motivi che hanno portato Jeremy Renner a Roma in Alice nella Città, sezione indipendente e parallela della Festa del Cinema. E rivedere l'attore che ha dato vita a Hawkeye nel Marvel Cinematic Universe non può che essere un piacere, dopo l'incidente in cui ha rischiato la vita alcuni anni fa.

Jeremy Renner Roma Figlia
Jeremy Renner con la figlia al photocall di Alice nella Città

Lo abbiamo trovato in gran forma, sorridente, pronto a parlare del suo momento privato e professionale, partendo però da quel premio della Giuria dei Giovani che è per lui "un grandissimo onore", come lo è "ricevere qualsiasi riconoscimento per qualcosa che ami fare, ma quando arriva dai giovani significa tutto: in fondo è per loro che facciamo questo mestiere. Vengo da una famiglia numerosa, sono il maggiore di sette tra fratelli e sorelle. Amo i ragazzi, mi batto da sempre per loro e farei qualunque cosa per sostenerli. Ricevere un premio deciso proprio da una giuria di ragazzi è meraviglioso."

My Next Breath: perché il memoir sull'incidente è un dovere verso gli altri

La chiacchierata si è spostata poi sul suo libro, My Next Breath: "All'inizio non sentivo la necessità di scriverlo, non era nei miei piani. Ma ho imparato una lezione fondamentale: togliermi di mezzo, mettere da parte l'ego" ha spiegato Jeremy Renner, "ogni volta che penso di essere intelligente, in realtà sono stupido. Ho capito l'effetto domino che ogni nostra azione provoca: per quanto io mi stessi riprendendo, c'era un impatto emotivo devastante su chiunque mi amasse. Io stavo morendo e lottavo per tornare, ma la mia famiglia e i miei amici hanno dovuto subire tutto questo restando a guardare impotenti. Sentivo il dovere di onorare l'amore e l'aiuto ricevuto: 150 tra medici e chirurghi, e preghiere arrivate da ogni parte del mondo. Il libro è diventato un percorso catartico per comprendere cosa fosse accaduto e assumermi la responsabilità di quell'impatto sugli altri."

Il vero superpotere è l'amore: il futuro di Hawkeye nel Marvel Cinematic Universe

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Hawkeye: Jeremy Renner in un'immagine della serie

Ricordiamo che l'incidente è stato conseguenza di quello che si può considerare un vero e proprio atto di eroismo per salvare il nipote. Come avrebbe fatto il suo Occhio di Falco nella finzione cinematografica. "Non considero ciò che ho fatto un atto di eroismo, ma un atto d'amore. E forse l'amore è il vero superpotere, qualcosa che appartiene a tutti noi. Lo rifarei subito, ma per amore, non per eroismo. L'eroismo ha tante definizioni: io lavoro spesso con ragazzi svantaggiati che prima dei 12 anni hanno già affrontato drammi che nessun adulto dovrebbe mai vivere. Eppure mostrano una resilienza incredibile, vanno a testa alta, capaci di dare e ricevere affetto. La resilienza è il presupposto di qualsiasi superpotere o atto eroico. Sono quei ragazzi a restituirmi fiducia nell'umanità in un pianeta pieno di guerre e divisioni." E quindi gli viene naturale dirci che "se tornerò a interpretare Hawkeye, porterò nel personaggio proprio la resilienza che ho imparato da loro."

Dalla dura realtà alla finzione: la guarigione sul set di Mayor of Kingstown

Avengers: Age of Ultron - Jeremy Renner in fuga tra i boschi
Avengers: Age of Ultron - Jeremy Renner in fuga tra i boschi

In attesa di sapere se lo rivedremo nei panni dell'eroe Marvel, Jeremy Renner è già tornato al lavoro. Ma il suo approccio al mestiere di attore è cambiato? "La risposta breve è: sì, il mio sguardo sul mestiere è cambiato totalmente. All'inizio ho fatto molta fatica a tornare a 'fare finta'. La mia vita era diventata al 100% realtà pura, tangibile: le ossa rotte, il volto ricostruito in titanio, imparare di nuovo a respirare e a camminare. Trovarsi sul set con copioni, battute e storie inventate mi sembrava strano e difficile. Poi, tornando sul set della terza stagione di Mayor of Kingstown a un anno dall'incidente, ho capito che avevo bisogno della finzione. Mi serviva per la mia salute mentale, per ritrovare la magia, la leggerezza e non essere costantemente intrappolato nella durezza della realtà. Oggi sono tornato più forte, più felice e più sano di prima."

Anticipazioni su Mayor of Kingstown 5: un finale aperto sulla scia di The Hurt Locker

E a proposito di Mayor of Kingstown e la sua quinta stagione, ci facciamo raccontare da Renner qualche anticipazione. "La quinta stagione sarà bellissima. Rispetto alla quarta abbiamo dovuto rallentare un po' il ritmo narrativo, altrimenti sarebbero morti tutti i personaggi. Per quanto riguarda la chiusura, non mi piace imporre un finale categorico al pubblico. Penso a un film come The Hurt Locker: ha un finale catartico e potente, ma non ti dice come devi sentirti o cosa devi pensare. Ti lascia lo spazio per immaginare come la storia possa continuare. Anche in Mayor of Kingstown abbiamo lavorato per dare una conclusione che lasci aperta la riflessione, senza mettere un punto definitivo all'arte."

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Jeremy Renner in una scena di Mayor of Kingstown 5

Spaziando oltre la serie di cui è protagonista, spiega di non guardare molta televisione perché troppo addentro ai meccanismi produttivi. "Ma di recente ho visto una serie che mi ha toccato profondamente" ha voluto specificare: "Adolescence. È una storia essenziale, cruda e reale, che parla ai genitori e alle comunità. Il pubblico ha bisogno anche di questo tipo di narrazioni sincere, e credo ci sarà sempre spazio per storie che non cercano solo la fuga dalla realtà, ma sanno raccontarla con verità."

La vita dopo il 2023: salute, priorità e il no alla regia

Dopo l'incidente del 2023 la sua vita è cambiata e non potrebbe essere altrimenti. Sono cambiate, soprattutto, le sue priorità. "Se nella vita abbiamo una lista di dieci priorità, le mie sono rimaste le stesse ma l'ordine è cambiato radicalmente. Tutto ciò che stava sotto il quinto posto è semplicemente sparito. Ora contano solo le prime tre, e al primissimo posto c'è la salute. Prendersi cura di sé permette di prendersi cura degli altri. È come quando in aereo ti dicono di indossare prima la tua maschera d'ossigeno e poi quella dei tuoi figli: all'inizio pensi subito ai bambini, ma se non respiri tu non puoi salvare nessuno. La vita in fondo è semplice, basta concentrarsi su poche cose essenziali."

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Avengers: Endgame , Jeremy Renner addestra la giovanissima Sophia Russo

E sarà possibile vedere un film sulla sua storia, su quello che gli è successo? "Se mai faranno un film sulla mia storia, di sicuro non sarò io a recitarci! Quello che ho vissuto è un archetipo universale di rinascita, appartiene alle storie mitologiche che il cinema racconta da sempre. Per quanto riguarda il fare il regista: ho la testa da regista, ma non il tempo. Dirigere un film richiede tre anni della tua vita, e non ho alcuna intenzione di sacrificare tre anni lontano da mia figlia. Dovrebbe darmi lei il permesso, ma la amo troppo per stare lontano da lei. Magari sarà lei un giorno a dirigere, e io farò l'attore per lei."

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