It Ends, recensione: questi elevated horror stanno diventando tutti uguali

L'esordio di Alexander Ullom è interessante, sì, ma anche fin troppo ridondante nel replicare uno schema orrorifico "d'autore" che pare crogiolarsi nel suo reiterato fascino.

l'artwork di It Ends

Gira che ti rigira, siamo sempre qui. La partenza equivale all'arrivo, e viceversa. Potremmo già fermarci nel parlare di un film che segue l'archetipo della strada senza fine. Ed è vero, leggendo qua e là: It Ends di Alexander Ullom è un film dell'orrore con tanta teoria e con poca pratica. Come dire, i postulati dell'elevated horror che tanto piace alla Gen Z rivisti e allungati secondo lo schema di un regista all'esordio.

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It ends: una scena del film

Si vede e si sente quanto Ullom abbia voluto in effetti sfruttare fino all'ultimo centesimo del risicato budget a disposizione (appena 50mila dollari), dimostrando che il cinema - o almeno un certo cinema - viva soprattutto di idee. Sacrosanto, ma il punto è un altro: se poi l'idea, anche vincente, porta solo a un susseguirsi di metafore e poco più, dove finisce l'indispensabile emozione?

It Ends: una notte infinita

Al centro del film, scritto dallo stesso Ullom, c'è un gruppo d'amici interpretati da Phinehas Yoon, Akira Jackson, Noah Toth e Mitchell Cole. Bisogna dirlo, facce abbastanza anonime. Parlando praticamente del nulla, si ritrovano a girare in macchina di notte. All'improvviso, però, la strada imboccata, inghiottita da un fitto bosco, pare non portare a niente. I quattro sono bloccati. Come se non bastasse, tutt'intorno, appaiono e scompaiono folle di persone in preda al panico.

Una società frammentata che gira in un loop

Il regista, presentando il film, ha descritto It Ends come un film che parla "dell'incertezza che permea l'ingresso nell'età adulta". Dietro, c'è l'osservazione di una società frammentata che ha perso le sue basi tradizionali (ma è davvero un male?), finendo per essere incastrata - come i quattro personaggi - all'interno di un loop infinito. Vuoto, effimero e ripetitivo. Sì, non ci vuole tanto a capire che, tra le righe di un horror che evita i jumpscare (ma ormai li evitano tutti!), c'è l'allegoria di una generazione in preda allo scrolling.

Il tragitto in macchina, lineare e inalterato, segue la direzione di un consapevole spaesamento intanto che il regista, ben poco interessato all'orrore (suggerito, come va di moda, attraverso suoni, rumori, luci), pone l'accento sulle voragini emotive e sul vuoto cosmico che inghiotte il mondo fuori l'abitacolo di una stanca automobile incapace di andare in riserva. It Ends, generato da Ullom dopo un periodo di grave depressione, vorrebbe essere quindi una storia sull'accettazione, sul cambiamento, sulla spirale modera che intrappola e aliena (un po' come le Backrooms, fonte diretta di ispirazione).

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Akira Jackson in scena

Ma una certa ripetitività, ovviamente voluta, e una certa spasmodica ambizione eccessivamente urlata non aiuta la causa, creando un sistema fin troppo pretenzioso per restare lucido e, soprattutto, per andare oltre l'estenuante ricerca della metafora. Facendoci sonnecchiare più del dovuto. Con un appunto: gli elevated horror tipo It Ends che, di fatto, hanno rinvigorito il genere anche grazie a un linguaggio social (gli stessi social che vengono spesso presi di mira, vabbè), sono entrati anch'essi in una specie di loop in cui l'identità comune sembra soffrire un linguaggio reiterato e, ormai, molto poco originale.

Conclusioni

La sensazione era nell'aria, ma ora si fa sempre più presente: gli ultimi elevated horror sono tutti uguali. In questo senso, si allinea pure It Ends che, nonostante un ottimo spunto, sbraccia nell'ambizione smodata di illuminare una metafora contemporanea dimenticando sostanza ed emozione. Un peccato perché, al netto del budget risicato, l'idea è valida.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • L'idea.
  • Le suggestioni.
  • Valido tecnicamente, al netto di un budget risicato.

Cosa non va

  • Se cercate un horror terrificante...
  • Uno schema non più originale.
  • Sfocia nella noia.
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