Il cinema horror indipendente sta vivendo una nuova fase di fermento, guidata da giovani autori che usano il genere per esorcizzare paure tremendamente reali e contemporanee. Dopo Obsession e Backrooms, tra i casi più interessanti del momento spicca It Ends, un film nato dal basso e diventato rapidamente il manifesto di un'ansia condivisa: quella della Generazione Z di fronte a un futuro percepito come un interminabile vicolo cieco.
Nella nostra chiacchierata con il regista Alexander Ullom, abbiamo avuto modo di esplorare la genesi di un'opera sorprendente che fonde il road movie claustrofobico con il terrore viscerale. Realizzato nell'arco di sei anni, con un budget quasi inesistente, un mix audio casalingo e un cast reclutato tramite Instagram, il film dimostra come le urgenze espressive possano aggirare le logiche degli studios hollywoodiani. Ecco come il regista ha trasformato il vuoto esistenziale dei vent'anni in It Ends, uno degli horror indie più chiacchierati della stagione, scoprendo anche le prime indiscrezioni sul suo prossimo, brutale, progetto.
La genesi di It Ends: dall'ansia generazionale all'horror su strada
Vista l'idea così particolare, non potevamo che iniziare la nostra intervista dall'idea di base, dalla genesi di It Ends. Come nasce? "Quando ho iniziato a lavorare al progetto stavo attraversando una transizione all'età adulta molto difficile, tra i 18 e i 23 anni, per svariati motivi" ci ha raccontato Alexander Ullom ricordando quel periodo, "mi trovavo in uno stato depressivo e convivevo con l'ansia che quel senso di vuoto rappresentasse il resto della mia vita o la 'morte' della mia infanzia. Il film ha richiesto 6 anni di lavoro tra scrittura e realizzazione. Con il passare del tempo mi sono reso conto che stavo raccontando una condizione condivisa da molti ragazzi della mia generazione: un continuo movimento verso un punto interrogativo, senza le tappe tradizionali come comprare casa o mettere su famiglia. L'idea della strada infinita è nata dall'unione di questo tema esistenziale con un momento molto pragmatico: io e un mio amico eravamo sul portico a fumare erba e ci siamo chiesti: 'E se un'auto si trovasse su una strada che non finisce mai?'".
Suono, spazio e claustrofobia: come è stato creato il clima da incubo
Un film piccolo, un film fatto soprattutto di atmosfera. Come ci ha lavorato sia dal punto di vista visivo che sonoro? "Durante il montaggio vivevo a Glendale in un appartamento con una sola camera da letto insieme ad altri tre ragazzi. Non pensavo che avremmo avuto il budget per un mix audio professionale, quindi ho acquistato un impianto 5.1 da Best Buy, sfruttando la politica dei resi entro 30 giorni. Montare in uno spazio così claustrofobico mi faceva sentire come se fossi chiuso dentro l'auto del film." Una immedesimazione da comunicare anche al pubblico: "Volevo trasmettere esattamente quel senso di oppressione e riverberazione sonora allo spettatore. I boschi, al contrario, evocano un horror organico e primordiale, legato alla paura ancestrale della natura, che si fonde con il ronzio costante del motore."
Un cast da Instagram e la lezione del mumblecore
Come è giovane Ullom, altrettanto lo sono i suoi interpreti. È stato difficile il processo di casting? "Ho pubblicato un post su Instagram chiedendo chi volesse recitare in un film e si sono proposti loro. La sfida più grande è stata la mancanza di budget, che ci permetteva di fare solo uno o due ciak per scena. Fortunatamente gli attori erano di un talento incredibile: abbiamo fatto tre settimane di prove intensive prima di girare, trattando il film quasi come un'opera teatrale."
E come è cambiato il film rispetto alla prima versione, visto il lungo processo produttivo di sei anni? "Le riprese vere e proprie si sono svolte tre anni e mezzo fa. Il primo montaggio era molto più vicino a un film d'atmosfera in stile 'mumblecore'. Ci siamo resi conto che senza la tensione e lo shock della componente horror, la seconda parte del film rischiava di risultare troppo lenta e pesante. I reshoot si sono concentrati proprio sul rafforzare la componente horror per sostenere l'intera struttura."
La "Nuova Hollywood" della Gen Z e i progetti futuri
Come accennato in apertura, è un buon momento per l'horror più di nicchia e per i giovani registi che sta lanciando. È una casualità secondo Alexander Ullom o qualcosa di sta muovendo? "C'è sicuramente un nuovo fermento che ricorda il movimento della Nuova Hollywood degli anni '70. Gli studios tradizionali non sanno come parlare alla Generazione Z, cresciuta con media differenti, e l'unico modo per intercettarla è dare voce a giovani autori. Rispetto ad altri colleghi emersi dal web, come Kane Parsons o i fratelli Philippou per Talk to Me, io sono ancora in una fase di apprendimento, ma sono grato per l'accoglienza che sta ricevendo il film."
E come sarà il suo prossimo lavoro? Manterrà lo stesso approccio di It Ends? "Ho appena concluso le riprese del mio secondo lungometraggio. Sarà l'esatto opposto di It Ends: abbiamo lavorato con un budget più alto e attori noti. Sarà un progetto molto rumoroso, d'impatto, violento ed esplicito nello stile di Gaspar Noé, lontano dall'atmosfera intimista del primo film."