Illusione, recensione: Francesca Archibugi riflette sull'alterazione della realtà

La regista porta in scena una storia senza tempo, mischiando toni, drammi e umori. Se non tutto gira al meglio, il cast fa la sua parte. Su tutti la giovane rivelazione Angelina Andrei.

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Un veloce ma doveroso incipit: questa non sarà di certo una recensione alle (altre) recensioni (lungi da noi), ma va detto che l'opinione che aleggia su Illusione di Francesca Archibugi è forse ingiusta. La soggettività è insindacabile, ma dall'altra parte la lettura di alcune opinioni - lasciatecelo dire - se confrontate con altri titoli decisamente meno riusciti, suscita qualche perplessità.

Chiaro, l'opera dell'Archibugi, scritta insieme a due penne sempre interessanti come quelle di Laura Paolucci e Francesco Piccolo, non è di certo capace di cambiare il corso del cinema italiano, ma non è neanche scadente com'è stata descritta.

Illusione, un thriller umano nel cuore di Perugia

I fatti, per così dire, sembrano innescati dalla cronaca. Periferia di Perugia, un ragazzina viene ritrovata in un fosso. Addosso abiti firmati, lividi, escoriazioni. Sembra morta, fortunatamente non lo è. Si chiama Rosa Lazar (Angelina Andrei), ha 15 anni, viene dalla Moldavia. Ad indagare sul caso c'è l'intransigente e ferrea Cristina Camponeschi (Jasmine Trinca), affiancata dallo psicologo infantile Stefano Mangiaboschi (Michele Riondino).

Le domande sono tante: com'è arrivata nella placida Perugia la piccola Rosa? Qual è il trauma che porta con sé, e perché è così emotivamente instabile? Stefano e Cristina, (in)consciamente, finiranno per essere emotivamente coinvolti in un caso dai confini internazionali.

La bravura di Jasmine Trinca e una storia senza tempo

La cronaca suddetta, che vorrebbe Illusione declinato sotto forma di thriller, perde terreno in funzione di un'esplorazione umana, senza però addentrarsi nel sociale. Essenzialmente, l'Archibugi si fa carico - con coraggio - di raccontare una storia fatta e compiuta, rifacendosi a un cinema di sostanza che, ultimamente, sembra aver lasciato il posto all'apparenza. Guarda caso, questo è un altro punto focale: se la storia è stata indotta da un trafiletto di giornale, letto per caso dalla regista in un bar di Perugia, il cuore della vicenda risiede nel titolo scelto: la speranza che si tramuta in illusione.

Una panacea moderna, ovvero la ricerca del successo, dell'accettazione, dell'affermazione. Un piccolo elemento, senza dubbio, ma utile per tratteggiare l'alterazione della realtà. Senza scorciatoie, e seguendo una direzione ovviamente obbligata, la regista punta poco a poco a scoprire una ragazzina dell'est, finita nella morsa della prostituzione minorili. Attorno a lei, un corollario di ottimi protagonisti su cui fare affidamento, seguendo il loro pensiero "recondito o manifesto". Con una parentesi doverosa: Jasmine Trinca sta continuando a scegliere ruoli da vera attrice, senza sbagliare una smorfia.

Non tutto funziona, e la traccia romance (che non vi riveliamo) sembra appiccicata a forza, senza una vera ragione d'essere, ma allargando lo spettro, Illusione sottolinea l'importanza di aspettare e di porre le giuste domande - tutto il contrario di ciò che vorrebbe il risoluto vicequestore interpretato da Filippo Timi -, proteggendo con i fatti e le parole (che contano) quella fragilità minacciata dalla spettacolarizzazione delle emozioni. Magari, per ritornare a monte del giudizio, è tutta una questione di sensibilità, di aspettativa, di materiale umano, ma bisogna riconoscere un valore tutt'altro che scontato: Illusione riesce ad essere senza tempo, per storia, personaggi, temi affrontati. E non è poco.

Conclusioni

Più che un thriller, Illusione di Francesca Archibugi, si concentra sull’aspetto umano e sulle fragilità dei personaggi. Spicca l’interpretazione di Jasmine Trinca, così come quella della giovane Angelina Andrei. Se alcuni elementi, come la traccia romance, risulta però poco riusciti e forzati, l'opera ha la giusta spinta motrice per essere profonda e senza tempo, capace - con artigiana visione - di riflettere su illusioni e realtà.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La bravura della giovane Angelina Andrei.
  • Una cornice perugina inconsueta.
  • Jasmine Trinca, sempre più brava.

Cosa non va

  • Alcuni elementi fin troppo forzati.
  • La durata per ciò che racconta appare eccessiva.