Il signore degli anelli – Il ritorno del re: perché il finale del film è lungo e perfetto così

Vediamo i motivi per cui il finale multiplo de Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re, con la sua durata di quasi venti minuti, è un dolce addio ai personaggi e rende onore all'epica trilogia.

APPROFONDIMENTO di 11/05/2020
Ian McKellen ne Il signore degli anelli - Il ritorno del re
Ian McKellen ne Il signore degli anelli - Il ritorno del re

Una delle poche critiche che vengono rivolte all'eccezionale trilogia di Peter Jackson riguarda Il ritorno del re e alla presenza di quello che viene definito come un lunghissimo finale multiplo. Dopo quasi 3 ore di film (molte di più se contiamo la versione estesa del film, per non parlare del minutaggio complessivo della trilogia) Frodo è riuscito nella sua missione quasi impossibile: l'Anello del potere è andato distrutto tra le fiamme del Monte Fato, Sauron l'Oscuro Signore è definitivamente sconfitto, Mordor è crollata, la Guerra della Terra di Mezzo è finita. Sembrerebbe che Il signore degli anelli sia ormai giunto alla sua naturale conclusione e, invece, ci aspettano ben altri venti minuti di film. Un po' troppi visto che la storia sembra essere ormai conclusa? Ebbene, tagliando subito la testa al toro ammettiamo che la critica relativa al finale troppo lungo del film non riusciamo a comprenderla. Siamo convinti che proprio in questa lunga coda si trovino i momenti più emotivi e potenti del film e che al suo interno si nascondano i veri motivi per cui amiamo tanto questa storia. Diciamolo senza troppi giri di parole: il finale del film è lungo e perfetto così e ora vi spieghiamo perché vale la pena mettere alla prova la vescica per qualche minuto in più.

Non è solo un film

sequenza suggestiva di Il signore degli anelli - Il ritorno del re
sequenza suggestiva di Il signore degli anelli - Il ritorno del re

L'errore in cui si incorre è quello di considerare Il ritorno del re un film preso a sé quando, in realtà, non è solo parte di una trilogia ma ne rappresenta la chiusura. Certo, funziona anche come un film singolo, ha il suo inizio (i personaggi si dividono ancora), la sua parte centrale (la lunga battaglia di Minas Tirith) e la sua conclusione (l'ultima battaglia a Mordor e la distruzione dell'Anello), ma il suo scopo è anche quello di concludere le storie per ogni personaggio. È la conclusione di tre film, di un viaggio lungo quasi 10 ore di visione e che, giustamente, si prende il suo tempo anche nel finale per rendersi memorabile. Possiamo dividere il finale in sei sequenze, ognuna con un suo significato preciso dove il personaggio centrale cambia continuamente e dove l'utilizzo delle dissolvenze è centrale. Vediamole una a una soffermandoci sul perché è impossibile immaginare il finale del film in maniera diversa.

1. L'arrivo delle aquile

Aquile1
Una scena de Il ritorno del re

Il film sembra arrivato "alla fine di ogni cosa" come dice Frodo a Sam, una volta sconfitto Sauron e distrutto l'Anello. Sembra non ci sia alcuna speranza per loro e il film sembra concludersi con una lenta dissolvenza in nero. E invece è solo l'inizio del viaggio di ritorno. Così come Gandalf veniva salvato ne La compagnia dell'Anello, così l'arrivo delle aquile alle pendici del Monte Fato salverà i due hobbit ormai privi di sensi. Mentre sorvoliamo con loro un panorama lavico, la macchina da presa si avvicina al volto di Frodo: sarà su di lui che ci concentreremo d'ora in avanti.

2. La Compagnia è riunita

Compagnia2
Una scena de Il ritorno del re

Una dissolvenza in bianco (più avanti ne spiegheremo il motivo) ci porta al risveglio di Frodo su un letto di Minas Tirith. Di fronte a lui Gandalf. I due vecchi amici scoppiano in risate: ce l'hanno fatta, hanno sconfitto il male, un'impresa quasi impossibile per chiunque è stata compiuta grazie a due piccoli hobbit. Di lì a poco tutti i protagonisti della storia entreranno nella stanza: Merry, Pipino, Legolas, Aragorn, Gimli e, infine, Sam, il vero compagno di avventure di Frodo sempre fedele. Dopo tante separazioni finalmente la compagnia è riunita, quasi a sottolineare la forza dell'unione di razze diverse (un elfo, un nano, un uomo, degli hobbit) nell'aver sconfitto l'Ombra nella Terra di Mezzo. È un momento commovente, ma - come ben sapete - non è ancora finita.

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3. Inchinarsi agli hobbit

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Una scena de Il ritorno del re

È l'ora dei festeggiamenti a Minas Tirith: Aragorn ha accettato il suo lignaggio e viene incoronato re degli Uomini da Gandalf. Si conclude, quindi, il suo personale viaggio dell'eroe: da ramingo in fuga dalla sua eredità di sangue all'accettare il suo ruolo. Al suo fianco la sua amata Arwen che ha accettato la mortalità per stare a fianco del suo uomo finalmente con la benedizione del padre Elrond. "Ora arrivano i giorni del re" viene pronunciato da Gandalf ed è un re atipico, lui che per primo sceglie di inchinarsi agli hobbit. La massima autorità del mondo degli Uomini si inchina in segno di rispetto a quattro piccoli mezzuomini che per tutta la vita non hanno lasciato i confini della loro Contea e che con la loro audacia e forza d'animo hanno salvato il mondo.

4. Il ritorno a casa

Ritorno4
Una scena de Il ritorno del re

A questo punto erano previste molte più sequenze che avrebbero mostrato cosa sarebbe accaduto a Gimli e a Legolas, oltre che a tutti gli altri personaggi secondari, ma Peter Jackson decise di tagliarle (anche dalla versione estesa) preferendo concentrarsi sugli hobbit. Una dissolvenza incrociata ci riporta sulla mappa della Terra di Mezzo e, di lì a poco, nella Contea. Il ritorno a casa dei quattro ha il sapore dolceamaro dei reduci dalla guerra: silenziosi, quasi estranei rispetto agli altri commensali della locanda, capaci di parlare ed essere capiti solo tra di loro che hanno vissuto qualcosa di terribile rispetto agli altri hobbit della Contea. Ma la loro avventura ha dato loro coraggio e li ha fatti crescere: il timido Sam riesce a farsi forza e conquistare la sua bella Rose. Dopo aver viaggiato fino a Mordor, che pericolo può essere sposarsi?

5. Il libro di Bilbo e l'ultimo addio

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Una scena de Il ritorno del re

Una nuova dissolvenza incrociata ci trasporta più in là nel tempo, dopo quattro anni a casa Baggins, dove Frodo sta completando il libro di Bilbo aggiungendo la storia della sua avventura. È un hobbit che ancora non si sente a proprio agio nella Contea, lo vediamo pallido, un po' scavato, ancora segnato dalle ferite del viaggio e con un velo di tristezza addosso. Forse la Contea non gli basta più, forse non si sente più vivo. Per questo, insieme a Bilbo, Elrond, Galadriel e Gandalf decide di andare ai Rifugi Oscuri e salire sulla barca che li porterà in una terra nuova. È l'ultimo addio: tra abbracci e lacrime di tristezza (che fanno bene) la Compagnia si divide. La barca salpa e si avvia verso la luce bianca simboleggiando l'aldilà e la morte dei personaggi. È solo in questo momento che ritroviamo una dissolvenza in bianco. Come accaduto poco prima, questa particolare transizione simboleggia la morte e la rinascita: avviene ne La compagnia dell'anello quando Frodo si risveglia a Gran Burrone e avviene quando Gandalf il Grigio rinasce come Gandalf il Bianco. In quest'occasione la morte di Frodo causa una rinascita in un altro personaggio.

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6. "Sono tornato"

Tornato6
Una scena de Il ritorno del re

E quel personaggio è Sam. È lui il personaggio che chiude la saga tornando a casa, questa volta per davvero. Prendendo l'eredità di Frodo, tornato fisicamente nella Contea ma incapace di rimanerci, Sam corrisponde a noi spettatori che alla fine di questo viaggio siamo tornati a casa cresciuti, rinati, con una nuova esperienza di vita e una nuova visione del mondo. È il vero senso del viaggio. Il personaggio fedele al suo padrone è ora padre di famiglia, padrone della sua vita. Una volta abbandonato il suo anello, anche Sam è pronto a ritrovare sé stesso ("Non si può essere sempre diviso in due"). Per questo quella battuta finale, "Sono tornato**, ha il sapore di un premio interiore e noi spettatori non potremmo fare a meno di sentirci allo stesso modo. Si è tornati al punto di partenza, ma come persone diverse. Ecco allora il senso di quell'ultimissima inquadratura sulla porta di casa che si chiude, pronta a riaprirsi qualora lo desiderassimo.

La via prosegue senza fine Lunghi dall'uscio dal qual parte. E poi dove andrò? Nessuno lo sa.