Il Regno, recensione: In fuga dalla modernità

La recensione de Il Regno, esordio alla regia di Francesco Fanuele che con l'escamotage del viaggio nel tempo, firma una satira sociale, pur non andando mai fino in fondo.

Stefano Fresi Il Regno
Il Regno: Stefano Fresi in una scena del film

Uno strampalato regno medioevale appena fuori dalla capitale, sulla Salaria, tra fagiani ripieni, infusi, erbe mediche e editti fuori tempo massimo. Nulla della modernità entra e esce da quella bolla ai margini del Grande Raccordo Anulare: bando a cellulari, radio e tasse. Succede (come leggerete nella recensione de Il Regno) nel mondo immaginato da Francesco Fanuele nel suo primo film da regista, disponibile dal 26 giugno su ITUNEs, Google Play, Chily, Sky prima fila, Rakuten, CGHV, Huawei, Infinity, TIMVISION e #iorestoinSALA.

Una commedia cialtrona nata dal suo corto di diploma al Centro Sperimentale di cinematografia, interpretato da Stefano Fresi che poi ha sposato anche il progetto del lungometraggio.
Scritto insieme a Stefano Di Santi Il Regno rivela un nuovo giovane talento della comicità italiana, ispirata per sua stessa ammissione dai più illustri esempi della commedia italiana del passato da Scarpelli a Monicelli. Un'ambizione che nell'ora e mezza di questa avventura comica, non sfocia mai nella pretenziosità e riesce a trovare un proprio equilibrio e una sua cifra stilistica, merito anche di una coppia di mattatori come Max Tortora e Stefano Fresi alla guida di un cast prezioso.

Una commedia in costume tra grottesco e surreale

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Il Regno: Stefano Fresi in un'immagine

Ne Il Regno trovano spazio diversi elementi che la collocano tra la commedia grottesca e la favola surreale: c'è la satira pungente, l'ironia leggera e una sotterranea nostalgia per il recupero di un tempo che non c'è più, quello della semplicità e della lentezza, ma ci sono anche le contraddizioni di un mondo che fa della chiusura la sua regola d'oro. A dare il via alla storia Giacomo (Fresi), solitario autista di autobus, rinnegato dal padre poco più che dodicenne, ed ora invitato dal vecchio avvocato di famiglia, l'eccentrico Bartolomeo Sanna (Tortora), a tornare al casale di campagna che fu la sua casa per celebrare i funerali dell'insopportabile padre.
Al cancello della vecchia dimora si accorgerà di essere finito in una bizzarra e folle comunità di persone che da trent'anni vive lontano dalla modernità e secondo le regole di un villaggio del 1100: Sanna è andato a prenderlo in carrozza, il prete officia il funerale parlando solo in latino e ad accoglierlo c'è una folla di contadini vestiti di nero che praticano il baratto.

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Il Regno: una scena del film con Stefano Fresi

In questo luogo "strano" ai confini della campagna romana, Giacomo scopre di aver ereditato il Regno del padre, un luogo in cui in molti si sono rifugiati con la precisa idea di tornare a una vita più umile, modesta e senza tecnologia. Ed è nel rocambolesco cammino che lo porterà dal trono dell'Atac a quello di un misterioso Regno medioevale, che Giacomo scoprirà la solitudine del potere: nel tentativo di distinguersi dal padre, prepotente autocrate tutto d'un pezzo, proverà a stare in mezzo alla gente e a costruirsi l'immagine di un re compagno di bevute e cene goliardiche. Ma l'idea di un monarca più umano che divino, si rivelerà un errore madornale perché "la chiave del successo è la soggezione"... Quello che ne deriva, seppur con qualche inciampo nel ritmo e una satira che non sempre va fino in fondo, sarà un intreccio di situazioni ai limiti dell'assurdo, un racconto ridanciano, pieno della malinconia di Non ci resta che piangere e del buffo de L'armata Brancaleone.

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Max Tortora e Stefano Fresi: tra comicità e malinconia

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Il Regno: Stefano Fresi durante una scena del film

Oltre che su una scrittura solida e ben strutturata, il film di Francesco Fanuele, che si dimostra regista attento e ispirato, può contare su un cast capace di aderire perfettamente all'idea alla base della storia, ognuno con l'umanità e la scanzonata leggerezza del proprio personaggio. Su tutti l'inedito duetto, almeno sul grande schermo, di Max Tortora e Stefano Fresi, che si rivelano i capocomici dell'operazione. I loro siparietti dettano il ritmo del film: si incalzano, si rincorrono, si supportano in un serrato scambio di battute e con un affiatamento degno delle grottesche coppie comiche di un tempo.
Il primo nei panni di uno spregiudicato ciambellano indeciso tra la fedeltà al proprio mondo e il desiderio di mettere fine a quella follia, maestro d'amore e di vita; il secondo in quelli di un re diviso tra la necessità di far valere la propria autorevolezza e il bisogno di stare tra la gente, un re 'stolto' e alle prese con la solitudine del proprio ruolo. Tra fanti, corone e amori sospesi tra modernità e echi shakespeariani, il nostro 'cavaliere solitario' percorrerà la strada accidentata della ricerca di un proprio posto nel mondo, contemporaneo o medioevale che sia.

Conclusioni

Alla fine della recensione de Il Regno resta la consapevolezza di aver scoperto un giovane talento. Alla sua opera prima Francesco Fanuele si dimostra un regista attento e misurato, in grado di maneggiare il materiale comico che gli deriva in gran parte da maestri come Scarpelli e Monicelli. L'ambizione di rispolverare atmosfere da vecchia commedia all'italiana non è mai ingombrante, salvandolo dalla pretenziosità. Quello che gli è mancato è forse un pizzico di coraggio in più e una capacità di esplorare a tutto tondo storie e personaggi, che avrebbe dato al film maggiore organicità e solidità.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
2.7/5

Perché ci piace

  • L'idea di una commedia a metà tra nostalgia del passato e satira sociale, rispolverando atmosfere da armata Brancaleone.
  • Una brillante coppia di mattatori come Max Tortora e Stefano Fresi, che detta i ritmi del film.

Cosa non va

  • Alcuni temi e sottotrame rimangono poco sviluppati.
  • Una satira sociale che non ha il coraggio di andare fino in fondo.