Il Corpo della Sposa, la recensione: Riprendiamoci il nostro corpo

La recensione di Flesh-out - Il Corpo della sposa: ll cammino di una donna attraverso i canoni di bellezza in conflitto tra modernità e tradizione.

RECENSIONE di 06/05/2019
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Il corpo della sposa: Verida Beitta Ahmed Deiche in una scena

Attraverso questa recensione di Il Corpo della Sposa, più che analizzare un film impostiamo uno sguardo sugli insegnamenti che da esso possiamo trarre, grazie ad una storia che ha il pregio di essere tanto contestualizzabile nel nostro piccolo universo quanto apparentemente lontana da noi, quella di una ragazza in procinto di sposarsi come vuole la tradizione, che cammina su un filo sottile che divide la modernità davanti a lei dai condizionamenti culturali del mondo da cui proviene.

C'è un posto nel sud del mondo infatti dove la magrezza non è sintomo di bellezza. Un posto dove prima di sposarsi non si finisce a digiunare pur di entrare nell'abito da sposa, dove 80 kg sono ancora pochi. Quel luogo è la Mauritania ed a scovarne tradizioni, usi e costumi è l'italiana Michela Occhipinti che la sceglie per ambientare la storia di Il Corpo della Sposa, già presentato nella sezione Panorama della 69esima Berlinale.

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Il corpo della sposa: una scena del film

Per la prima volta sul grande schermo, Verida Beitta Ahmed Deiche nel ruolo di una ragazza a cui viene imposto dalla famiglia di seguire un rituale di ingrassamento detto gavage, per arrivare con il peso giusto al matrimonio combinatole. Ingrassare 20 kg in tre mesi, questo l'obiettivo da raggiungere per Verida attraverso ben 10 pasti al giorno, compresi quelli notturni, tutti ripetutamente composti da latte e cous cous con carne.

Una ragazza normale

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Il corpo della sposa: una sequenza del film

Il punto di partenza per Michela Occhipinti e fondamento della trama de Il corpo della sposa è il fatto che Verida sia una ragazza normale, uguale a tante altre della sua età e fatta eccezione per il contesto in cui vive e il velo sulla testa, simile a tantissime in molte altre parti del mondo. La regista la segue mentre è al bar con le amiche, mentre parla di contest a cui partecipare per diventare la nuova testimonial di una marca, mentre lavora come parrucchiera e manicurista nel salone di bellezza della zia. Grazie a questa attenzione della regista per le persone che girano attorno a Verida, in particolare le amiche, apprendiamo anche molto delle dinamiche con l'altro sesso. Se si è interessati ad una ragazza le si regala una ricarica del cellulare così da potersi scambiare messaggini. La realtà di partenza di Verida stride e deve farlo, con quanto avverrà dopo, come a sottolineare, sin dalle premesse, il contrasto tra tradizione e modernità.

I canoni di bellezza

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Il corpo della sposa: Verida Beitta Ahmed Deiche con Amal Saad Bouh Oumar in una scena

"Sei così magra" sottolineano con disappunto madre e parenti di Verida, preoccupati che non arrivi mai ad aumentare di 20 kg in tempo per il matrimonio. Per uno spettatore occidentale, schiavo di una società che ti impone, in maniera diretta o subdola, degli canoni di bellezza inarrivabili, come quelli di corpi perfetti, magrissimi e tonici e taglie che al massimo arrivano alla S, ascoltare queste parole induce prima un sorriso, poi man mano che ci si accanisce su Verida e il suo ingrassamento, dalla risata si arriva ad un senso di smarrimento. Michela Occhipinti riesce già nel suo intento primario: cancellare in un batter d'occhio tutti i canoni di riferimento con cui giudichiamo il corpo, l'aspetto fisico e e di conseguenza il bello e il brutto.

Cibo Cibo Cibo

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Il corpo della sposa: un'immagine del film

Se nella prima parte del film ci si confonde perché disperatamente alla ricerca di una chiave per comprendere, la seconda, dedicata al gavage ed al tentativo di Verida di ubbidire alla madre e alla famiglia è ritualmente ossessiva. Verida mangia continuamente, sotto il naso le vengono sbattute continuamente due ciotole, una di latte molto denso e grasso e l'altra di cous cous con carne e qualche verdura. Stesso menu per diverse ore del giorno e della notte. Ogni notte Verida viene svegliata dalla madre che lamentandosi di aver dovuto cucinare per lei, le impone di finire tutto e poi tornare a dormire. Il disgusto e l'affanno della ragazza nel dover ingurgitare tutto quel cibo, si trasmette facilmente a chi guarda perché Michela Occhipinti con la sua macchina da presa non abbandona mai Verida, il suo viso che prova a mandare giù l'ennesimo sorso di latte e le sue mani che stanche affondano nel cibo. Si attende, estremamente sazi, il sopraggiungere della ribellione.

Fino all'osso: vivere o svanire

Un finale più reale e meno cinematografico

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Il corpo della sposa: una scena del film

Durante il suo percorso nel diventare donna, nel prendere consapevolezza di chi vuole essere, Verida incrocia quello di un giovane ragazzo, Sidi, l'incaricato di portare la bilancia ogni settimana in casa sua per pesarla e vedere quanti chili ha preso. Non è lui a instillare la ribellione ma Sidi è una finestra su un altro mondo, così come lo sono le amiche di Verida, già quasi tutte meno tradizionali e più moderne (in città molte ragazze non sanno neanche cosa sia il gavage, pratica ormai sempre più in disuso). Sidi la guarda e la corteggia per come è.

Il corpo della sposa è un rituale nel rituale, minuzioso e lento per seguire il difficile cammino interiore della protagonista. Nel suo essere dettagliato, è anche a tratti meno facile da gestire per lo spettatore che potrebbe desiderare una svolta più eclatante, più veloce. Michela Occhipinti opta per un finale aperto come lo sguardo di Verida verso il mare e l'orizzonte, più rispettoso di quella realtà ma di sicuro minore impatto cinematografico.

Conclusioni

A conclusione di questo viaggio intrapreso con la recensione di il Corpo della Sposa, ne usciamo con un insegnamento-promemoria: la cultura e il mondo in cui nasciamo condiziona, che ci piaccia o no, il modo in cui consideriamo noi stessi, il nostro corpo e il futuro che ci aspetta. È proprio attraverso sguardi concentrati ed efficaci come quello di Michela Occhipinti che una riflessione concreta può scaturire su questo tema. Il Corpo della Sposa è minuzioso poiché alimentato da fatti reali e storie vere ed ha la forza di indurre lo spettatore ad entrare in empatia con la protagonista da cui attende, impaziente, la ribellione. Il suo realismo però lo penalizza poiché sceglie un finale aperto e possibilista a quello impattante e passionale di cui il cinema ha bisogno per ardere.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • Ci dimostra quanto siamo tutti uguali nella diversità.
  • È rituale nel seguire il rituale, seguendo il ritmo del cammino interiore della protagonista.
  • Come da titolo, si concentra in maniera affascinante su quei corpi tanto discussi.

Cosa non va

  • Puntando al realismo, sceglie un finale meno esplosivo di quello che si vorrebbe.
  • Concentrandosi su ogni dettaglio, rallenta troppo e genera momenti di stasi che sfociano in lentezza.