Il campione, regista e produttori: "Il calcio come metafora di vita, con la benedizione di Totti!"

Intervista video a Leonardo D'Agostini, al suo esordio con Il campione, prodotto dai colleghi Matteo Rovere e Sydney Sibilia: il calcio come metafora della vita.

INTERVISTA di 20/04/2019
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Il Campione: Stefano Accorsi con Andrea Carpenzano in una scena

Volendo sintetizzare il gioco del calcio all'osso, lo si potrebbe descrivere come 90 minuti (più recupero) in cui 22 persone danno calci a un pallone. In quelle linee bianche però può succedere di tutto: scorre il sudore, a volte il sangue, si continua ad andare avanti sia che ci sia sole, pioggia o grandine, con il solo scopo di segnare. Ci sarà pure un motivo se il calcio è uno sport così popolare ed in Italia è molto di più, quasi una fede. Come degli attori, quegli atleti diventano simboli, una partita può essere metafora della vita e milioni di persone, in quei 90 minuti, vivono una vera e propria catarsi. Non è solo un gioco: oltre a essere un business multimilionario, il calcio può raccontare storie. È questo lo spunto semplice ma geniale de Il campione, esordio di Leonardo D'Agostini, prodotto da Rai Cinema insieme alla Groenlandia di Matteo Rovere e Sydney Sibilia.

In sala dal 18 aprile, il film - di cui abbiamo parlato nella nostra recensione de Il Campione - racconta la storia di Christian (Andrea Carpenzano), stella della Roma con un carattere difficile, più presente sui giornali scandalistici che su quelli sportivi. Costretto dal presidente della squadra (Massimo Popolizio) a mettere la testa a posto e prendere la maturità, il ragazzo si trova costretto a frequentare Valerio (Stefano Accorsi), professore di lettere con problemi finanziari e una sempre più debole fede nel proprio lavoro. Per la strana coppia lo studio insieme è l'occasione per scoprire qualcosa di se stessi che non conoscevano, trovando l'uno nell'altro quella figura che è mancata nelle loro vite.

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Il Campione: Andrea Carpenzano e Stefano Accorsi in una scena

Commuove ed emoziona il bell'esordio di Leonardo D'Agostini, scritto con intelligenza dallo stesso regista insieme a Giulia Steigerwalt e Antonella Lattanzi, perché racconta una storia in grado di arrivare a un pubblico vastissimo, non solo a chi ama il calcio. Dietro questo bel progetto c'è ancora una volta il magico duo formato da Matteo Rovere e Sydney Sibilia, che ormai potremo definire quasi i "commissari Gordon" del cinema italiano: come il personaggio dei fumetti, ormai da anni mettono un cappotto addosso ai piccoli Bruce Wayne della regia, permettendo così di farli diventare Batman.

La video intervista a Leonardo D'Agostini, Matteo Rovere e Sydney Sibilia

Matteo Rovere e Sydney Sibilia: i commissari Gordon del cinema italiano

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Il Campione: una sequenza con Andrea Carpenzano

Abbiamo incontrato regista e produttori a Roma e dopo essersi quasi commosso per il paragone, Sydney Sibilia ha confermato la sua volontà di voler contribuire alla crescita del cinema italiano con ogni mezzo: "In realtà non mettiamo nessun cappotto, è un gesto troppo protettivo, che non ci rappresenta tanto. Cerchiamo persone che la pensano più o meno come noi, con cui condividiamo l'idea di cinema e proviamo a fare cose che andremmo a vedere. Poi se sei bravo come Leonardo i film vengono bene." D'accordo Rovere: "Diciamo che è una giacca piena della voglia di fare le cose fatte bene. Ci mettiamo tutto il nostro impegno." Il regista conferma: "Siamo diversi, facciamo cose diverse, però vogliamo tutti realizzare un cinema che ci divertirebbe prima di tutto come spettatori. In questo caso intrattenimento con un'anima. Spero di esserci riuscito: sarà la sala a dircelo."

Il campione: la proiezione speciale con Francesco Totti

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Il Campione: Stefano Accorsi durante un momento del film

Prima dell'approvazione del pubblico, Il campione si è già guadagnato quella di uno spettatore d'eccezione, Francesco Totti, per cui è stata organizzata una proiezione speciale, che il regista ci ha raccontato con emozione palpabile: "Sempre restando in tema Batman, è stata una cosa incredibile: ero a casa sereno e ho ricevuto una telefonata da Matteo, che mi ha detto solo: vediamoci alle quattro. Non capivo, ho chiesto spiegazioni ma mi ha detto solo: tu vieni. Arrivo in produzione e non dico che mi hanno bendato ma quasi: abbiamo fatto la Colombo e ci siamo fermati al cinema Eurcine. Entriamo e scopro che c'era una sala vuota dedicata solo a noi: a un certo punto si è aperta una porta e, quasi avvolti dal fumo, sono usciti Francesco Totti e Ilary Blasi. Abbiamo visto il film con loro: sono piuttosto romanista, quindi per me è stata una cosa abbastanza dolorosa. Totti ha visto il film seduto accanto a me: lui guardava dritto e io guardavo lui. Mi è venuto il torcicollo, cercavo di capire le sue reazioni. A fine proiezione ci ha benedetto: il film gli è piaciuto molto. È stata una bella soddisfazione per tutti."

I ragazzi devono dire la loro

Nonostante Christian sia visto come un idolo dai tifosi, in realtà in pochissimi vogliono davvero ascoltare i suoi pensieri, non curandosi di cosa desideri veramente. Forse solo Valerio lo ascolta ed è per questo che a un certo punto il ragazzo si ribella a chi continua a dirgli che è solo un ragazzino che non sa cosa sia meglio per il suo futuro. Un po' come il ragazzino di Torre Maura, che ha avuto il coraggio di dire che "a lui non gli sta bene che no". Quanto è importante far vedere ai ragazzi che possono avere una loro opinione? Secondo D'Agostini: "È fondamentale, come lo è trovare delle figure di riferimento, in questo caso il professore per Christian. I riferimenti sono importanti, sono quella cosa che ti permette di dare forma ai tuoi pensieri. Forse è proprio avere dei riferimenti che ti fa alzare la voce e dire: scusate, ma siete dal lato sbagliato. Credo che sia il senso del film: la cultura, non per forza libresca, l'interessarsi alle cose e studiarle, ti dà strumenti per capire il mondo in cui vivi."

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Il Campione: Stefano Accorsi insieme a Andrea Carpenzano durante una scena

Secondo Sibilia: "L'importante è pensare e avercela un'opinione, poi magari te la puoi anche tenere per te. Nel film viene ripetuto spesso: pensa. È la cosa più importante." Per Rovere invece: "Diciamo che ci sembrava interessante fare un film che utilizzasse il calcio come strumento per allargare il tema e raccontare qualcosa che riguarda i ragazzi, i genitori e la crescita dell'individuo. Una storia di sport che parla anche a chi non è appassionato di calcio o non lo conosce, ma si rivolge a tutti. È un coming of age e fin dalla prima volta che Leonardo ci ha portato la storia ci ha convinto sia della sua potenzialità di intrattenimento che della forza emotiva del film."