I colori del male: Nero, recensione: la saga crime polacca continua

Secondo adattamento dalla saga di romanzi, I colori del male: Nero vede il pubblico ministero Leopold Bilski indagare sulla misteriosa scomparsa di un bambino. Su Netflix.

Un'immagine promozionale di I colori del male: Nero

Il giovane pubblico ministero Leopold Bilski, figlio d'arte, arriva nella cittadina di Kartuzy, non lontana da Danzica, per il suo nuovo incarico. Incarico che appare come una punizione seguita alle vicende del primo film, ovvero I colori del male: Rosso (2024). In questa nuova, complessa, indagine dovrà indagare sulla scomparsa di un bambino, svanito in circostanze misteriose.

Il Protagonista De I Colori Del Male Nero
Il protagonista de I colori del male: Nero

Ben presto in I colori del male: Nero si scopre che non è il primo caso di questo tipo e che la comunità locale sembra conoscere qualcosa che non ha mai detto ad alta voce, un segreto che ai piani alti si cerca di mantenere tale. Julia, la madre del piccolo rapito nonché figlia della prima cittadina, cerca a modo suo di unirsi alle ricerche nella speranza di ritrovarlo sano e salvo prima che sia troppo tardi, e nel frattempo tra lei e Leopold nasce un legame inaspettato.

Nero e una domanda: quanti sono i colori del male?

Ci troviamo davanti al secondo adattamento per il grande schermo, o meglio per lo schermo streaming, della saga di romanzi bestseller ad opera di Małgorzata Oliwia Sobczak, che vede nuovamente Jakub Gierszał tornare nei panni di un personaggio ormai destinato a fare la storia della serialità autoctona. La Polonia ha trovato finalmente il proprio commissario, un commissario facilmente esportabile anche all'estero come dimostra il notevole exploit di visualizzazioni di questo nuovo capitolo del franchise, nella top Netflix e deciso a rimanervi.

Un Immagine De I Colori Del Male Nero
Una madre disperata in cerca del figlioletto scomparso

Non è un veterano cinico logorato da troppi casi irrisolti, nemmeno un novellino alle prima armi o un antieroe tormentato: Leopold Bilski arriva facilmente nel cuore del pubblico - e il suo fascino biondissimo farà facilmente breccia nelle spettatrici - proprio per la sua semplicità, che lo rendono una persona comune alle prese con casi drammatici e difficili.

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Natura interiore e geografica al centro della storia

I colori del male: Nero vede un profondo cambio d'ambientazione, spostandosi dalle coste urbane della cosiddetta Tripla Città caratterizzanti il predecessore alla Kashubia interna, una regione di laghi e foreste dove tutti conoscono tutti e nessuno - o quasi - dice la verità. La mossa si rivela indovinata, giacché oltre al cambio geografico se ne verifica anche uno umorale, insinuando il giusto senso di ambiguità in una comunità chiusa su se stessa, pronta a proteggere i propri scheletri nell'armadio con la stessa intensità con cui li ha ivi rinchiusi.

Una Scena De I Colori Del Male Nero
La quiete prima della tempesta

Non tutto gira alla perfezione va detto e chi si avvicina per la prima volta alla serie potrebbe rimanere spiazzato - consigliamo quindi un salutare recupero del primo film. Chi non l'ha visto infatti si troverà a dover ricostruire il background di Bilski da indizi sparsi nel (sotto)testo, giacché la sceneggiatura non fa un grande sforzo nel recap e presuppone una familiarità con il protagonista che non è ovviamente scontata.

Un approccio a prova di fan

Lo script ha però altri punti di forza ed è anche saggiamente conscio dei propri limiti e del principale target di riferimento. I colori del male: Nero lavora infatti per una stratificazione progressiva, aggiungendo via vai elementi a un quadro che all'inizio sembra relativamente chiaro, salvo adombrarsi di dubbi e sfumature nel corso dei centodieci minuti di visione.

Un Frame De I Colori Del Male Nero
Una scena de I colori del male: Nero

Il tutto con una gestione del ritmo che si prende tempo, senza accelerate improvvise o sfuriate action di sorta, ma con una risoluzione del caso relativamente classica, che anticipa, prepara e centellina i colpi di scena. Il regista Adrian Panek, tornato metaforicamente sul luogo del delitto dopo il capostipite, mette in mostra la capacità di costruire il senso di minaccia attraverso l'ordinario, dando vita a un prodotto crime indubbiamente non rivoluzionario ma in grado di intrattenere senza troppi problemi il pubblico di appassionati.

Conclusioni

I colori del male: Nero conferma come la Polonia abbia trovato un franchise crime distintivo. Un sequel atmosferico e lento, nel quale l'indagine si costruisce attraverso dettagli e rivelazioni in accumulo, con un protagonista amabilmente imperfetto, nel quale è semplice immedesimarsi. Laghi e foreste fanno da sfondo a una comunità chiusa che cela segreti indicibili sepolti da tempo, con l'arrivo di un elemento esterno che minaccia di incrinare quel muro di omertà. Un poliziesco dalle suggestioni rarefatte e vagamente debitore del nordic noir, consapevole dei propri mezzi e capace di intrattenere senza ambire a essere qualcosa che non è.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La fotografia di Tomasz Augustynek, che sfrutta al meglio la specificità del luogo.
  • Jakub Gierszał è un protagonista ideale con qui è facile identificarsi.
  • La costruzione progressiva dell'atmosfera.

Cosa non va

  • Ritmo a tratti eccessivamente compassato.
  • Il tema della superstizione viene introdotto e poi gestito con eccessiva prudenza.