Nel secondo episodio di House of the Dragon 3, Rhaenyra si trova a governare dopo la morte di Jacaerys. Il lutto non la blocca, ma apre una domanda centrale per lo spettatore oltre lo schermo e per i Sette Regni: che tipo di sovrana sta diventando sotto la pressione della guerra e della perdita?
La pretendente al Trono di Spade continua a guidare il fronte dei Neri nel pieno della Danza dei Draghi, ma il suo approccio appare progressivamente diverso rispetto alla Rhaenyra che, fino a quel momento, aveva cercato di governare seguendo l'eredità politica lasciatale da Viserys. Le decisioni sembrano meno filtrate dalla prudenza politica e più legate alla necessità di reagire nel presente, in un conflitto che entra in una fase di escalation evidente.
La trama del secondo episodio
Attenzione! Ciò che segue contiene spoiler sulla nuova puntata di House of the Dragon 3
Approdo della regina si apre su ciò che resta dopo la battaglia del Gullet: cadaveri, navi distrutte e un drago in volo verso Roccia del Drago. Baela sta riportando il cadavere di Jace a casa. Per Rhaenyra sarà un colpo terribile: non solo la perdita del figlio amatissimo, ma anche del suo legittimo erede al trono.
In mare, Lord Corlys Velarion sembra disperso ma Alyn e Addam di Hull lo ritrovano, ancora vivo, e l'incontro segna un momento di ricomposizione familiare. Dopo aver perduto entrambi i figli avuti con Rhaenys, il Serpente di mare valuta la possibilità di riconoscere ufficialmente quelli avuti prima con una popolana, e consolidare i legami interni alla casata Velaryon. Mentre una famiglia si distrugge pezzo per pezzo, un'altra sembra invece ricomporsi.
Nel frattempo, i pirati provenienti da Tyrosh attaccano le coste e generano disordini che coinvolgono diverse fazioni. Nel caos, Aegon e Larys Strong vengono liberati dalla loro prigionia temporanea e si danno alla fuga in direzione di Rook's Rest.
Ser Criston Cole, invece, muove l'esercito verso Harrenhal dopo aver intercettato i movimenti di Aemond e del drago Vhagar, che si stanno dirigendo verso lo stesso castello maledetto, aumentando la tensione militare sul fronte della guerra. Proprio ora che i semi di drago sono tutti partiti per altre destinazioni.
Perchè Rhaenyra, Daemon, Hugh e Ulf sono tutti e quattro diretti, con realativi draghi, ad Approdo del Re, dove Alicent tenta di portare avanti i suoi piani di contatto e possibile accordo con l'ex migliore amica, ma la situazione politica interna e le difficoltà nel controllo della Guardia Cittadina complicano ogni sua mossa.
Quando la sovrana dei Draghi e i suoi uomini arrivano nella capitale, la situazione per gli Hightower precipita velocemente. Ogni oppositore interno al palazzo viene presto neutralizzato, Helaena e Alicent vengono bloccate prima della fuga, ma soprattutto colui che ha macchinato la congiura contro l'ascesa al trono di Rhaenyra, Otto Hightower, muore decapitato dalla nuova sovrana, segnando un importante cambiamento negli equilibri di potere all'interno della fazione dei Verdi.
In una scena finale potentissima, Rhaenyra, in lacrime, stretta alla spada di Jacaerys, si siede finalmente sul Trono di Spade. Di fronte a lei, con un'espressione colma di rabbia e paura, c'è Alicent.
La sofferenza di Rhaenyra domina il secondo episodio
La morte di Jacaerys ha lasciato una ferita insanabile in Rhaenyra, segnata da una trauma che si ripete (aveva già perso il secondogenito Lucerys per via di Aemond e Vhagar) in tutta la sua portata distruttiva, e che condizionerà inevitabilmente il suo rapporto con la realtà politica.
Il lutto si traduce in una sospensione emotiva che rende ogni scelta più fragile e meno ponderata. La regina dei draghi continua a esistere come centro del potere dei Neri, ma la sua capacità di mediazione interna appare compromessa. Perchè la sua lucidità è ora compromessa.
La perdita del diletto primogenito, inoltre, ha un peso che va oltre la dimensione personale. Il principe era il suo erede e il simbolo della continuità della sua dinastia: la sua morte indebolisce anche la legittimità politica della sua causa.
È proprio quando torna a confrontarsi con il suo Gran Consiglio che emerge il cambiamento più significativo. La Rhaenyra che fino a quel momento aveva cercato di evitare uno spargimento di sangue, nel rispetto della volontà del padre Viserys, appare sempre meno disposta ad ascoltare gli inviti alla prudenza. Non perché abbia smesso di credere nella legittimità della propria causa, ma perché la guerra sembra aver reso impossibile il tipo di regno che il padre aveva immaginato per lei.
Non è mai stata in discussione la determinazione con cui rivendica il Trono di Spade, ma ora è cabiato il modo in cui decide di perseguire l'obiettivo supremo. Quella prudenza che aveva caratterizzato il modo in cui aveva cercato di raccogliere l'eredità politica paterna, lascia progressivamente spazio a una risposta più immediata, in cui la necessità di reagire prevale sulla riflessione. Il conflitto totale con chi è a capo dei Verdi (a cui pure Rhaneyra si è preparata nel corso di questi anni) non è più qualcosa da attendere e magari ritardare, ma una realtà da affrontare senza ulteriori indugi.
Per questo la cautela invocata dal Consiglio Nero finisce per apparire agli occhi di Rhaenyra non come una risorsa, ma come un ostacolo. Ed è forse proprio qui che House of the Dragon suggerisce l'inizio della sua trasformazione più profonda.
Daemon come amplificatore della reazione
Se il Consiglio Nero continua a invitarla alla prudenza, Daemon si inserisce come la voce che rende politicamente accettabile una risposta immediata, in un momento in cui Rhaenyra è già segnata dal lutto e dalla pressione militare. La morte di Jacaerys agisce da detonatore emotivo, ma è nel confronto con Daemon che questa tensione trova una direzione concreta: non la genera, ma la concretizza.
Il suo approccio resta coerente con la sua natura di uomo di guerra, efficace sul piano tattico ma meno adatto alla costruzione di un potere stabile. È proprio qui che emerge il limite strutturale del suo ruolo accanto a una futura sovrana: ciò che accelera la conquista del potere non garantisce la sua tenuta.
L'uccisione di Otto Hightower è il primo grande errore della nuova Rhaenyra
In questo senso, Approdo della regina è il punto finale di quel piccolo saggio pratico su due modalità di governo che la serie ha fin qui rappresentato: la gestione prudente del conflitto e la risposta immediata dettata dall'urgenza.
Rhaenyra non ha ancora abbandonato completamente l'idea di controllo politico, ma ogni sua decisione sembra ridurre lo spazio della riflessione a favore dell'azione. Il lutto, come sempre nell'universo di Game of Thrones, non è mai solo una ferita personale, ma diventa il filtro dominante attraverso cui interpretare le scelte del potere.
Ed è nel finale dell'episodio che la progressiva riduzione della distanza tra emozione e decisione politica trova una forma simbolica chiara: la decapitazione di Otto Hightower per mano di colei che ha visto crescere e che ha poi osteggiato con ogni mezzo. Consigliere e amico di Viserys, regista del progressivo avvicinamento della figlia Alicent al Re vedovo, primo strenuo oppositore dell'insediamento di Rhaenyra, Otto Hightower è senza dubbio il maggior responsabile della Danza dei Draghi.
Eppure, come Il Trono di Spade insegna, uccidere in maniera esemplare il più intelligente dei propri nemici è sempre un potenziale rischio e un grande errore. Non soltanto perchè altri verranno, altrettanto capaci e più crudeli verranno (chi ha detto Ormund Hightower?), ma soprattutto perchè quel gesto segna l'ingresso in una fase di instabilità assoluta.
Conclusioni
Il secondo episodio della terza stagione di House of the Dragon non racconta semplicemente l’avanzata dei Neri verso la conquista del potere, ma il punto in cui il modo stesso di esercitarlo inizia a cambiare. Rhaenyra non smette di governare dopo il terribile lutto: al contrario, agisce con maggiore decisione proprio perché la guerra non consente più il tempo della mediazione. Tuttavia, il prezzo di questa accelerazione è evidente. La prudenza che aveva cercato di ereditare da Viserys si incrina nel momento in cui il dolore per Jacaerys diventa parte integrante del suo giudizio politico. Il trono che conquista segna l’ingresso in una fase in cui emozione e decisione iniziano a sovrapporsi in modo pericoloso. E la vera domanda che l’episodio lascia aperta non riguarda più se Rhaenyra riuscirà a vincere la guerra, ma che tipo di regina sarà nel momento in cui dovrà davvero governare ciò che ha conquistato
Perché ci piace
- La prova di Emma D'Arcy è un saggio di recitazione in 65 minuti
- Il primo incontro tra Aemond e Alys Rivers
Cosa non va
- Si fatica ancora a comprendere la trama di Rhaena
- Il momento "famiglia felice" dei Velaryon