Hereditary, il regista Ari Aster: “Mi prendo gioco del bigottismo americano”

Intervista video al regista Ari Aster, all'esordio con l'horror Hereditary - Le radici del male, convincente horror con protagonista Toni Collette.

Hereditary: un primo piano di Toni Collette

Se si dà un'occhiata al suo sito personale, dove sono raccolti tutti i cortometraggi che ha realizzato, ci si rende conto di due cose: primo, Ari Aster è un regista di talento, con una cura maniacale per i dettagli; secondo, ha un umorismo macabro fatto per sconvolgere lo spettatore. Per il suo film d'esordio, Hereditary - Le radici del male, al cinema dal 25 luglio, queste peculiarità sono mantenute: nonostante si parli di una famiglia sconvolta da un lutto, l'humor nerissimo c'è ancora.

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Ne abbiamo avuto la prova a Londra, all'anteprima europea del film, quando gli abbiamo detto che, dopo aver visionato tutti i suoi documentari ed Hereditary - Le radici del male, la sua visione della famiglia tradizionale somiglia più a un incubo che a un'immagine idilliaca, ci ha detto: "La risposta più corretta è che rispecchia il mio senso dell'umorismo più che la mia filosofia. Le famiglie sono fonte inesauribile di dramma: è sempre divertente prendersi gioco di queste unità bigotte. Specialmente negli USA, dove il nucleo familiare è intoccabile".

Hereditary: Alex Wolff e Milly Shapiro in una scena del film

Non solo la famiglia, anche il cibo quando è in mano sua diventa minaccioso, come nel corto Munchausen: "Questo film, e quel corto in grado minore, giocano con la paranoia e con il fatto che le persone potrebbero avere pensieri machiavellici in mente, invece che buone intenzioni. Gioco con questo, con lo scetticismo delle persone".

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L'importanza del sonoro

Hereditary: Toni Collette e Ann Dowd in una scena del film

La discesa negli inferi di Annie, madre che perde di vista la realtà, è resa spaventosa non solo dall'interpretazione magnifica di Toni Collette, ma anche da un sonoro perfetto, che sembra quasi il suono dell'Inferno: "Parte di quel sound design deriva dal missaggio sonoro, di cui abbiamo alzato il volume, ma è parte della colonna sonora di Colin Stetson: credo sia il suono di un sassofono. Volevo questo suono di fondo profondo, che si potesse sentire nello stomaco più che nelle orecchie, quasi come se venisse dalla sala accanto, come un riverbero. È pensato per accentuare la paura".

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La nostra intervista ad Ari Aster

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