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Harry Potter e il prigioniero di Azkaban: 5 motivi per cui è diverso da tutti gli altri film della saga

Ecco i 5 motivi per cui Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, diretto da Alfonso Cuarón e terzo episodio dedicato al maghetto più famoso del mondo è diverso da tutti gli altri film della saga.

APPROFONDIMENTO di 26/11/2020
Hermione (Emma Watson) e Harry (Daniel Radcliffe) usano la giratempo per salvare Fierobecco
Hermione (Emma Watson) e Harry (Daniel Radcliffe) usano la giratempo per salvare Fierobecco

Ogni saga cinematografica composto da più di tre episodi contiene un film migliore degli altri. Un film che sa elevarsi sopra la media e risultare una vera e propria perla. Un film che, una volta ai titoli di coda, si dimostra perfetto lasciando allo spettatore la sensazione di aver visto qualcosa di ancora più grandioso. Non fa eccezione la saga dedicata al mago più famoso del mondo. Dopo due capitoli che sapevano portare sul grande schermo la magia meravigliosa della saga letteraria di J.K. Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban alza l'asticella della qualità come mai capiterà nei cinque film successivi. Un film rischioso che fa coincidere tanti elementi di novità, fuori e dentro al film: una storia un po' più cupa che accompagna la crescita dei protagonisti, l'ingresso di nuovi personaggi e l'obbligo di cambiare un po' la struttura dei due film precedenti, ma anche un nuovo regista più autoriale di Chris Columbus che sa dare una nuova linfa alla saga. Il risultato è indimenticabile. Non ci sarà nulla di simile dopo questo film: a un quarto episodio diretto da Mike Newell, la saga di Harry Potter proseguirà sotto la guida di David Yates che in qualche modo ne caratterizzerà in maniera definitiva lo stile. Per questo il film di Alfonso Cuarón rimane una mosca bianca all'interno della saga, un film di rottura e allo stesso tempo unico. Ecco i 5 motivi per cui Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è diverso da tutti gli altri film della saga.

1. Il tono più dark e maturo

Il trio nella Stamberga Strillante
Il trio nella Stamberga Strillante

Il primo impatto col film, fin dai titoli di testa, gli unici con un titolo che sembra danzare e muoversi (ci ritorneremo più avanti), con la macchina da presa che avanza e indietreggia, è prettamente visivo. Il terzo episodio della saga abbandona la magia e il senso di meraviglia che caratterizzava i primi due capitoli e abbraccia un tono più dark, prediligendo il blu e il grigio, che ben si sposa con le tematiche più mature presenti nel film. Harry, Ron e Hermione stanno crescendo, iniziano ad affrontare l'adolescenza con un sentimento di ribellione che faticano a tenere a bada. In questo è indicativo il prologo del film, con un Harry rabbioso che fugge di casa dopo aver usato la magia, senza controllo, sulla zia Marge. Ma in realtà, in tutto il film si percepisce un clima teso, coi Dissennatori guardiani di un posto che era considerato casa, un ricercato omicida e placidi professori che non possono fare a meno di trasformarsi in pericolosi lupi mannari. In generale, si parla spesso di morte come una coltre di fumo che aleggia intorno ai protagonisti: Hogwarts appare cupa, il cielo è sempre plumbeo, la pioggia dà il benvenuto per la terza volta ai personaggi, pronti a iniziare un nuovo anno scolastico pieno di lezioni e, ovviamente, pericoli. Ma è anche la morte dell'infanzia e il passaggio di una nuova fase della propria vita. Un passaggio naturale, ma non esente da dolori, come dimostra la rappresentazione ciclica delle stagioni che si rincorrono.

2. La regia di Cuarón

Una scena d'azione nel film Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban con Daniel Radcliffe, Gary Oldman e David Thewlis
Una scena d'azione nel film Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban con Daniel Radcliffe, Gary Oldman e David Thewlis

Ciò che davvero colpisce è la differenza stilistica di Alfonso Cuarón nei confronti del suo predecessore Chris Columbus. Se il primo regista era molto pacato e sapeva equilibrare la semplicità con l'intrattenimento, il regista messicano non rinuncia al suo stile più personale e autoriale. Reduce dal successo di Y tu mamá también, Cuarón sembra usare il film per ragazzi come un banco di prova per le sue successive opere. Piani-sequenza inaspettati, camera a mano, prospettive azzardate, ma soprattutto una macchina da presa virtuosa che danza in mezzo ai personaggi. Sempre in movimento, come il tempo che scorre, pronto a procedere avanti e indietro, come un pendolo che ne scandisce il ritmo, l'obiettivo di Cuarón non è solo un freddo occhio scrutatore, ma un vero e proprio strumento che diventa elemento fondamentale dei temi del film. È ciò che rende il film davvero unico e particolare, capace di formare una sorta di balletto tra ciò che viene raccontato e l'interiorità dei protagonisti.

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3. La recitazione dei protagonisti

Il trio con Crosta
Il trio con Crosta

E proprio i protagonisti sembrano crescere non solo di altezza e da un punto di vista fisico (riguardare subito dopo il primo film della saga mostra come in poco tempo i bambini siano già diventati dei ragazzi), ma anche recitativo. Se in Harry Potter e la pietra filosofale i tre amici pagavano un po' la loro inesperienza attoriale e in Harry Potter e la camera dei segreti la storia li sormontava, qui l'equilibrio è semplicemente perfetto. Non è solo merito di una sceneggiatura che può fare a meno di ripetere certi stilemi dei film precedenti (si arriva a Hogwarts abbastanza velocemente e si saltano tutte quelle sequenze che tendevano a essere dimostrazione di una routine scolastica) dando per scontato più elementi, ma anche per le tematiche del film che risultano assolutamente perfette per l'età dei ragazzi. Le reazioni sono sempre sincere, i volti ben espressivi, si percepisce l'amicizia e, grazie a un episodio che ancora non porta la saga all'interno di una più epica e grandiosa storia (sarà l'ultima storia prima di un cambiamento repentino delle vicende), il mondo magico risulta più credibile che mai. Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint non raggiungeranno più queste vette.

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4. La fine di una trilogia sull'identità

Daniel Radcliffe in una sequenza di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Daniel Radcliffe in una sequenza di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

I primi tre film di Harry Potter sembrano partecipare a una lunga introduzione sul personaggio, un'ideale trilogia che cerca di rispondere alla domanda che lo stesso protagonista si pone: "Chi è Harry Potter?". È una preparazione a quello che succederà poi durante il Torneo Tremaghi del film successivo, una presa di coscienza che passa attraverso varie fasi e che il nostro protagonista dovrà affrontare. Più che le minacce in sé, il suo è un percorso verso la consapevolezza della propria identità: conoscere il suo carattere, accettare completamente la sua casata, affrontare il dolore del passato, far fronte alla sua fama, definire ciò che rende Harry Potter, Harry Potter. Alla fine de Il prigioniero di Azkaban Harry non ritrova solo una famiglia adottiva (i Weasley, Hermione e, in generale, il mondo magico di Hogwarts), ma anche un definitivo legame di sangue che ancora gli mancava, quello con il padrino Sirius Black. Dopo aver affrontato le sue paure (il Molliccio), ma anche i tentativi di Voldemort di vendicarsi negli anni passati, è giunta l'ora di affrontare i suoi stessi poteri e i suoi limiti. Infatti questo è un film dove la minaccia, anche se nelle fasi iniziali sembra venire dall'esterno come nei film precedenti, è perlopiù interiore: non c'è un vero e proprio villain da sconfiggere, ma una presa di coscienza che può avvenire solo salvando sé stessi (è il senso del Giratempo e di come Harry lancia l'incantesimo contro i Dissennatori nel finale). Alla fine del film il protagonista è definitivamente cresciuto, pronto a volare nel futuro.

5. Il significato dell'inquadratura finale

Emma Watson e Daniel Radcliffe cavalcano Fierobecco in una scena di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Emma Watson e Daniel Radcliffe cavalcano Fierobecco in una scena di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Come i grandi film d'autore, l'inquadratura finale porta con sé un significato enorme. Harry ed Hermione sono andati indietro nel tempo per salvare l'Ippogrifo e Sirius Black scoprendo, se non leggiamo la narrazione in maniera puramente lineare, che il passato non può essere cambiato perché già avvenuto. I due non cambiano il corso degli eventi (o, per essere più precisi, il flusso del tempo), ma prendono consapevolezza di essere stati loro a riuscire nell'impresa e aiutarli (non è il padre di Harry che salva il figlio, ma lo stesso Harry che salva sé stesso). Certo, è un paradosso temporale, ma ciò che cambia davvero nel loro viaggio nel tempo è un cambio di prospettiva. Lo stesso cambio che serve per crescere e guardare e affrontare il mondo con occhi diversi. Troppo legati alla loro unica e infantile visione del mondo (Hermione sui libri che non crede alla divinazione, Harry che cova dolore per la morte dei suoi genitori), i due sono costretti a cambiare lo sguardo, ad ampliarlo e, di conseguenza, ad affrontare le loro paure e il loro dolore. La sconfitta dei Dissennatori non è una sconfitta fisica, ma una sconfitta intellettuale: senza il dolore del passato, i nostri tre protagonisti non dovranno temere il bacio della morte. Il film diventa, quindi, un inno alla vita e alla rinascita. Dopo l'inverno segue la primavera. La scopa distrutta durante la partita a Quidditch (anche quella per la prima volta ambientata sotto un violento temporale) si muta in una scopa nuova fiammante. Harry sale e vola libero nel cielo. Il film si chiude con un fermo immagine (anche questa una prima volta che rende il finale diverso da tutti gli altri) mentre Harry sfreccia verso di noi. Il suo volto è distorto come quando era preda dei Dissennatori, ma questa volta la scia va verso l'indietro, verso il passato. Lì appartengono il dolore e la tristezza. Di fronte a lui, verso di noi, l'avanti, il nuovo, la gioia. Harry Potter vive.

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