George Clooney a ruota libera: la cachistocrazia al potere, Mark Ruffalo e il giornalismo

Generoso, brillante, consapevole: il Leone d'Oro alla Carriera di Venezia 83 ha incontrato la stampa parlando a ruota libera di politica, di società e AI.

George Clooney

La Mostra del Cinema di Venezia edizione 83 si apre con l'iconica camicia bianca di George Clooney. L'attore nonché regista è tornato a Lido per ricevere il Leone d'Oro alla carriera. Solito charme, solio umorismo, solita intelligenza. Parlando con la stampa, Clooney, ha tracciato un bilancio della sua carriera, ma ha anche parlato di attualità, di politica e dell'importanza di continuare a raccontare storie. "Noi come società abbiamo bisogno di vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri", spiega, "altrimenti, non impariamo nulla gli uni degli altri, e poi all'improvviso ci ritroviamo chiusi nei nostri bozzoli e iniziamo a demonizzarci a vicenda. È fondamentale poter continuare a raccontare storie e ricordare alla gente che non siamo poi così diversi".

La cachistocrazia secondo George Clooney

Sulla situazione attuale "Ci troviamo in un momento sfortunato. C'è un termine molto calzante, "cachistocrazia", che indica un paese governato dalle persone meno qualificate. C'è chi pensa che la crudeltà sia alla base di tutto, che essere crudeli e scortesi faccia parte del divertimento. Ma sono convinto che riusciremo a superare tutto questo".

Tuttavia si dice fiducioso: "sono abbastanza grande da aver vissuto il 1968, un anno in cui abbiamo perso Martin Luther King e Bobby Kennedy, in mezzo a una violenza incredibile. Abbiamo già attraversato altri momenti difficili. A novembre ci saranno le elezioni, che dovrebbero fungere da sistema di controlli e contrappesi. E poi, nel 2028, credo che torneremo in parte alla normalità. Supereremo tutto questo e ne usciremo più forti".

Libertà d'espressione e il caso Mark Ruffalo

Sulle recenti tensioni a Hollywood, in particolare riguardo alla scelta della Paramount di prendere le distanze da Mark Ruffalo per le sue critiche alle fusioni degli studi cinematografici, Clooney si è schierato in modo netto in difesa del collega: "sostengo il diritto di Mark Ruffalo di esprimersi liberamente. Penso che sia ridicolo pensare di censurarlo. Credo nella libertà di espressione anche quando sono in totale disaccordo con ciò che viene detto. Fa parte del funzionamento di una democrazia. Stasera in questa sala ci saranno persone che non saranno d'accordo con quasi tutto ciò che dirò o con ciò in cui credo. Va bene così, dobbiamo discutere di queste cose. Quindi sosterrò sempre la libertà di espressione di Mark Ruffalo. Mi sta simpatico, è un brav'uomo".

Il mondo del giornalismo e i pericoli dell'Intelligenza Artificiale

Clooney ha espresso preoccupazione anche per le dinamiche di potere economico nei media: "Lo stato del giornalismo è in discussione. Ovviamente, le persone più ricche del mondo in questo momento possiedono il Washington Post, Twitter e la maggior parte dei canali da cui attingiamo le nostre informazioni, e questo è motivo di preoccupazione. Credo che 5 o 6 dei principali canali di informazione siano di proprietà delle persone più ricche del mondo. La cosa mi preoccupa".

Ma c'è ancora molto spazio per il buon giornalismo, continua: "sono figlio di un giornalista, mia moglie è figlia di un giornalista, e non proviamo altro che ammirazione e sostegno per il giornalismo. Infatti, uno degli obiettivi principali della nostra fondazione è liberare dalla prigione i giornalisti che si sono opposti ai regimi. Quindi la situazione del giornalismo è in continuo mutamento, sempre messa alla prova. Era così nel XVIII secolo, ed è così anche oggi. È motivo di preoccupazione per un momento, ma credo fermamente che l'informazione troverà la sua strada, e penso che questa sia la parte importante, ed è proprio ciò che fate voi che è così bello".

In chiusura, non manca un accenno al pericolo che arriva dall'AI. "La situazione si complicherà. Ho già visto video in cui compaio io, ma non sono io. La cosa peggiore dell'IA è che avvelena la fonte della verità: quando le persone vedranno cose autentiche, saranno pronte a dire 'beh, quella è una bufala'. Per i giornalisti diventerà difficilissimo lavorare senza perdere credibilità".

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