Ci sono amicizie che durano una vita intera, che ti accompagnano lungo il corso degli anni diventando un porto sicuro in cui rifugiarsi, proprio come una copertina calda che ti avvolge nei momenti di maggiore bisogno. Di questo parla L'Isola dei ricordi, il lungometraggio animato prodotto da DreamWorks Animation (la celebre casa di produzione responsabile di successi straordinari come Dragon Trainer e Shrek) che non soltanto scava a fondo nella memoria, ma racconta quei legami profondi che contribuiscono nel tempo a renderci esattamente le persone che siamo oggi.
I registi Joel Crawford (Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio) e Januel Mercado intrecciano infatti le fila di un film tanto folle quanto divertente, dove la fantasia e la realtà si fondono in modo così armonico che è davvero impossibile non rimanerne affascinati. Perché dietro tutte le bizzarrie e i momenti di pura stravaganza raccontati, c'è prima di tutto una storia intima di crescita e profondo affetto: l'unione di due anime tanto diverse quanto complementari, capaci di condividere ricordi, paure ed emozioni indissolubili.
Una folle corsa contro il tempo sull'Isola dimenticata
Jo e Raissa sono amiche da tantissimi anni, fin da quando finirono entrambe in punizione alle elementari per aver creato una certa confusione durante una lezione. La loro infanzia, trascorsa nelle Filippine, passa tra giochi sfrenati e serate trascorse a casa della nonna di Jo, la quale racconta loro sempre la storia di quando è finita a Nakali, l'Isola dimenticata: un luogo misterioso situato al di là dello spazio e del tempo, popolato da creature estremamente fantasiose.
Cresciute con il sogno di poter vivere un giorno un'avventura così incredibile, le due ragazze arrivano finalmente al termine del liceo; qui Jo si barcamena tra vari lavori saltuari e serate divertenti, mentre Raissa riesce ad essere ammessa al prestigioso MIT, preparandosi così a lasciare la sua terra natia per trasferirsi negli Stati Uniti.
Proprio quando arriva il momento inevitabile di dirsi addio, però, sulla spiaggia si apre un portale che trasporta le due giovani proprio a Nakali, per vivere un'ultima e folle avventura insieme. C'è solo un problema: dopo una notte brava di cui al risveglio rimangono soltanto i postumi, per Jo e Raissa inizierà una vera e propria corsa contro il tempo per ritornare a casa e recuperare la chiave del portale che hanno disgraziatamente smarrito.
Un viaggio emotivo tra fragilità, crescita e nostalgia
"Non importa quanto saremo lontani, se ricordiamo saremo sempre insieme". Questa battuta racchiude in sé tutto lo spirito e gli intenti più profondi del film, perché la storia di Jo e Raissa parla esattamente di questo: di quanto i ricordi, siano essi belli o brutti, siano fondamentali, ci plasmino nelle persone che siamo e ci leghino indissolubilmente a tutti coloro che amiamo, anche quando a separarci intervengono il lutto o le distanze oceaniche. La storia di queste due amiche è quindi tanto avvincente quanto ricca di sentimento e sensibilità: Raissa e Jo sono diversissime tra loro, ma nel rappresentare quasi due poli opposti arrivano a completarsi a vicenda, spingendosi a migliorare oppure a godere di più della vita, abbandonando alcune dannose e rigide imposizioni.
Il loro viaggio nell'Isola dimenticata si trasforma così, prima di tutto, in un'esplorazione profonda dei loro sentimenti e delle loro fragilità più intime e personali: la paura di essere lasciate indietro, l'ansia di non riuscire a costruirsi un futuro, il terrore dell'ignoto e dell'abbandono vengono raccontati con una delicatezza e una cura che lasciano davvero sorpresi. Buona parte del merito va anche alla scrittura delle protagoniste, che le rende due giovani donne estremamente reali con le quali è impossibile non empatizzare, poiché attraversano quella complessa foresta di dubbi, paure e ansie che è stata comune a molti di noi.
Risulta buona anche la caratterizzazione dei personaggi secondari, folli ma comunque sempre interessanti; a patire un leggero mancato approfondimento sono invece Batiba, la demone dei ricordi, una figura schiva e davvero affascinante, e la spaventosa demone antagonista, un personaggio aggressivo e rabbioso che si comprende ben presto nascondere in realtà molto di più.
Un'estetica travolgente e una colonna sonora senza tempo
Bellissimo è invece il character design dei personaggi: fantasioso, accattivante e moderno nel pieno dello stile contemporaneo: un trend visivo reso celebre da K-Pop: Demon Hunters e che anche qui viene sfruttato pienamente attraverso intelligenti cambi di stile. Il tratto diviene infatti più cartoonesco quando i toni si fanno più leggeri o nelle gag più fisiche, mentre ci regalano momenti bellissimi i passaggi in cui il disegno si modifica per ricalcare quello tipico dei prodotti animati degli anni ottanta e novanta, decenni nei quali è ambientata la storia. Si tratta di omaggi sentiti e pienamente riusciti, che mostrano quanto Crawford e Mercado abbiano operato una deliberata e raffinata ricerca estetica, capace di rendere L'Isola dei ricordi un film realizzato con una cura veramente notevole e un'ottima resa complessiva delle animazioni.
Un ulteriore dettaglio d'interesse, che rende il tutto perfettamente adatto non soltanto ai giovanissimi ma anche agli adulti (siano essi Millennial o Gen X), è rappresentato dalle scelte musicali ** che vanno ad arricchire una colonna sonora davvero azzeccata. Pezzi iconici** di band come Simple Minds, INXS _ e _Journey ci trasportano direttamente nei decenni più folli, colorati e iconici del Novecento, donando ulteriore personalità ad un'opera che colpisce sia al cuore che alla mente, divertendo con una comicità dalle tempistiche perfette e regalando una storia nostalgica ed emozionante nella quale è impossibile non immedesimarsi.
Conclusioni
L’Isola dei ricordi è un'opera divertente e sorprendentemente profonda che affronta i temi della crescita, della memoria e dei legami indissolubili. Diretto con grande sensibilità, il film brilla per un comparto visivo dinamico — capace di alternare uno stile moderno a nostalgici omaggi all'animazione anni '80 e '90 — e per una colonna sonora cult azzeccatissima per tutte le età. Pur con qualche lieve incertezza nell'approfondimento degli antagonisti, l'opera conquista grazie a protagoniste autentiche in cui è immediato immedesimarsi, trovando un perfetto equilibrio tra comicità travolgente e profonda delicatezza emotiva.
Perché ci piace
- Le tematiche profonde e delicate.
- Uno stile visivo dinamico impreziosito da citazioni e ottime idee.
- Una colonna sonora cult.
- La caratterizzazione delle protagoniste.
Cosa non va
- Antagonisti poco approfonditi.