L'83. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia cala subito l'asso. George Clooney sarà il Leone d'oro alla carriera. Quello tra Clooney e Venezia è un sodalizio di lunghissima data - andando a memoria, fin dal 2003 con Prima ti sposo poi ti rovino, ritrovandolo quasi ogni anno compreso il 2011 con il suo splendido film da regista Le idi di Marzo -, a testimoniare la grande fiducia e il grande rispetto artistico.
George Clooney, nell'accettare, ha dichiarato: "Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d'Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così".
George Clooney, Venezia e le parole di Alberto Barbera
A proposito di questo riconoscimento, il Direttore Alberto Barbera ha affermato affettuosamente che "nella sua triplice veste di attore, regista e produttore, George Clooney è un artista completo e carismatico, appassionato e originale, avendo saputo trasformare una vocazione profonda in una delle parabole più luminose del cinema contemporaneo. Un avvio di carriera vissuta senza scorciatoie, grazie a piccole parti in telefilm e B-movie sino al grande successo ottenuto come protagonista della serie ER, hanno plasmato un attore capace di abitare lo schermo con una naturalezza disarmante, conferendogli il dono di far sembrare i suoi personaggi non solo credibili ma desiderabili, vicini e umani, grazie anche ad un fascino innegabile".
Un premio meritato. Finalmente
Un traguardo meritato, per un attore e autore spesso e assurdamente sottovalutato. La sua carriera da regista, infatti, non ha ottenuto i riconoscimenti che avrebbe invece meritato. Pensiamo proprio a Le idi di marzo o a Suburbicon, o Monuments Men: fosse stato qualcun altro a dirigerli si sarebbe gridato al capolavoro.
Eppure, a Clooney la credibilità non manca di certo, come spiega ancora Barbera, pronto ad accoglierlo nel bollente lido: "quello di Clooney è un carisma costruito sulla credibilità, non sull'immagine, perché il suo lato seduttivo non è mai stato solo estetico. Perfetta combinazione di glamour da star di altri tempi, grande professionalismo e sensibilità moderna, l'attore ha attraver sato i generi con versatilità preziosa: i film di guerra con Three Kings e Syriana, il thriller con Michael Clayton, la commedia sofisticata con Ocean's Eleven e Fratello dove sei?, la fantascienza con Gravity e Solaris, la commedia agrodolce con Paradiso amaro, Tra le nuvole e Jay Kelly".
Un'idea di cinema "esigente e generosa"
Per il direttore Barbera, fortunatamente e meritatamente rinnovato anche per le edizioni 2027 e 2028, dando continuità e spessore alla Mostra, senza rinunciare al pop e al glamour, la scelta di Clooney come Leone d'Oro è dettata da un'idea di cinema "esigente e generosa". Due aggettivi che rispecchiano lo stile Barbera applicato alla selezione dei titoli che compongono il programma, fin dal suo ritorno nel 2012. "In tutti i suoi titoli, Clooney ha modulato il suo registro senza mai tradire se stesso: ironico e malinconico, affascinante e riflessivo, brillante e capace di profondità inaspettate", scrive ancora il Direttore, "così come nei nove film realizzati quando ha deciso di passare dietro la macchina da presa, che rivelano un'idea esigente e generosa di cinema. Confessioni di una mente pericolosa, Good Night and Good Luck, Le idi di marzo, Suburbicon, sono esempi di film ricercati, ambiziosi, fuori dalle regole e dalle convenzioni del cinema hollywoodiano, nei quali si riflette l'altra sua vocazione, quella per l'impegno sociale e umanitario che contribuisce a farne una figura di assoluto rilievo nell'universo dello spettacolo contemporaneo".