Fuksas - Da tutta una vita, l'invenzione di un padre: "La fragilità? Non l’ho mai voluta mostrare"

Alla Festa del Cinema di Roma, Elisa e Massimiliano Fuksas raccontano un film che rimette in gioco i ruoli di padre e figlia: un viaggio intimo tra memoria e invenzione.

Fuksas - Da tutta una vita

Con un padre che progetta edifici in tutto il mondo, riuscire a guardarlo con occhi diversi può diventare un'impresa. Elisa Fuksas sceglie di mettergli davanti una telecamera e di chiedergli, almeno per una volta, di seguire lei.

È da questa possibilità di cambiare le regole di un rapporto che prende forma Fuksas - Da tutta la vita, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026. Un documentario in cui l'autrice di iSola e Senza fine affronta una vicinanza difficile da gestire: come si guarda qualcuno che è sempre stato lì, prima ancora che imparassimo a osservare?

Elisa Fuksas alla ri-scoperta di suo padre: "Ho fatto finta di non conoscerlo"

Per arrivare a dirigere suo padre, Elisa Fuksas ha dovuto concedersi una libertà che nella vita familiare sembra quasi una scorrettezza: dimenticare ciò che credeva di sapere. "Prima di tutto ho fatto finta di non conoscerlo, cioè ho cercato di riconoscerlo". La sua memoria è poco affidabile, confessa, ma proprio per questo le ha permesso di avvicinarsi a lui senza dover continuamente verificare il presente attraverso i ricordi.

Naturalmente l'esperimento ha un limite piuttosto evidente: puoi comportarti da regista, osservare e aspettare una reazione, ma resti prima di tutto una figlia. Lei lo sa e precisa: "Non volevo conoscerlo, io me lo volevo inventare". Fare un film, in questo senso, significa anche scegliere quale persona far emergere dalle immagini, quale voce ascoltare.

Il documentario lascia spesso spazio all'imprevisto e riconosce quanto ogni ritratto dipenda da una relazione. Davanti all'obiettivo Massimiliano Fuksas, il grande architetto, può diventare un personaggio; dietro, Elisa Fuksas può assumersi il diritto di decidere come raccontarlo. Conoscersi da sempre diventa così il punto di partenza per lasciarsi sorprendere ancora.

Un archivio di famiglia che diventa cinema

Fuksas Main Art
La locandina del documentario Fuksas - Da tutta la vita

La regista racconta di avere a lungo evitato il progetto, pensando persino di affidarlo a un altro autore. Poi il ritrovamento di centinaia di nastri, durante una convalescenza, ha dato una forma diversa a quel materiale accumulato negli anni. Riprese domestiche, immagini realizzate da bambina, lavori commissionati dal padre: ciò che sembrava appartenere a momenti scollegati poteva finalmente trovare un filo conduttore intimo e personale, una prospettiva tutta nuova.

Fuksas Da Tutta La Vita 1
Una scena del documentario

L'architettura aveva già offerto ai due un terreno sul quale incontrarsi. Seguire un cantiere o documentare l'apertura di un aeroporto significava passare del tempo insieme, discutere, imparare a lavorare uno accanto all'altra. Quelle riprese contenevano anche la storia di una figlia che, crescendo, acquisiva uno sguardo proprio e cominciava a usarlo.

La sfida, come spiega la stessa autrice, è quindi permettere alle immagini di dialogare anche quando a separarle ci sono decenni. Il passato conserva così la possibilità di sorprenderci: può restituire qualcosa che avevamo dimenticato, oppure smentire la versione di famiglia alla quale ci eravamo affezionati.

Massimiliano Fuksas, le fragilità che un padre non vuole mostrare

Per un padre, mostrarsi forte può diventare un dovere al quale è difficile rinunciare, anche quando i figli sono adulti e potrebbero accogliere le sue incertezze. Massimiliano Fuksas ne è convinto: "Il padre non può mostrare fragilità", afferma. È una convinzione che lega alla responsabilità verso chi ama, perché "se tu mostri le tue difficoltà, la tua fragilità, non dai sicurezza agli altri". Ammettere una debolezza significa, nel suo ragionamento, rischiare di far mancare un sostegno.

Questa idea della paternità assume un peso particolare quando definisce la sua famiglia "l'unica cosa che ha funzionato" nella propria vita. Dopo tanti progetti e riconoscimenti, è al legame con Doriana, sua moglie da 54 anni, e alla figlia che aveva desiderato che affida il bilancio più importante.

Fuksas
Massimiliamo Fuksas

Si comprende allora quanto possa essere difficile, per lui, abbandonare quella posizione: se proteggere la famiglia significa darle certezze, anche tenere per sé le proprie paure diventa una forma di cura. Ma i figli hanno davvero bisogno di essere protetti da tutto, compresa la possibilità di vedere un padre in difficoltà?

Lo sguardo di Elisa, nel documentario, si sofferma proprio su ciò che sfugge a questo controllo. "Essere fragili è un dettaglio", osserva, qualcosa che affiora nella voce o nella direzione di uno sguardo, senza bisogno di una confessione.

L'emozione arriva mentre l'attenzione è rivolta altrove e la necessità di spiegarsi viene meno. "È lì che ti emozioni, quando vedi non la fragilità ma l'umanità": lascia così che a raccontarlo siano anche le esitazioni e i piccoli cedimenti.

L'importanza della casa e una promessa da mantenere

L'idea di dover dare qualcosa agli altri attraversa anche il modo in cui Fuksas parla del proprio lavoro. "L'architettura è quella cosa che serve per aiutare gli altri": una convinzione che porta il discorso sulla casa e sulle difficoltà di chi deve trovarne (o mantenerne) una. Su questo tema rivendica un impegno di anni, con una certa insofferenza per il fatto che nessuno glielo riconosca mai. Ma quanto sia riuscito a incidere attraverso le opere, le parole e le proprie scelte è una valutazione che lascia fuori dalle sue competenze: "Bisogna chiedere agli altri".

Con sua figlia questo pensiero prende una piega molto più personale. C'è un passaggio del film in cui le mostra i suoi dipinti, e nel piacere di condividere quei lavori si riconosce qualcosa di familiare: il desiderio che una figlia guardi ciò che fai, ci trovi qualcosa, magari lo voglia per sé. Elisa Fuksas uno di quei quadri lo vorrebbe davvero. Il fatto che sia lungo circa dodici metri non sembra preoccuparla quanto preoccupa suo padre, che si domanda: "Dove potrebbe metterlo?". "Ci incarto tutta casa!", scherza lei.

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