Franco Battiato. Il lungo viaggio, recensione: un biopic onesto che non osa

Il film dedicato a Franco Battiato con protagonista Dario Aita è un omaggio sincero e rispettoso all'artista catanese ma a livello di sceneggiatura si poteva osare di più

Dario Aita nel poster del film dedicato a Franco Battiato

Che bravo che è stato Dario Aita: è molto di quello che penserete dopo aver visto Franco Battiato - Il lungo viaggio, il biopic dedicato all'artista catanese a quasi 5 anni dalla sua scomparsa.

Perché se questo film funzionerà, tanto al cinema (dove arriva oggi, e resta per soli tre giorni) quanto in TV (andrà in onda su Rai 1), parecchio merito andrà alla sua interpretazione generosa.

Ma sarà impossibile non farsi anche una domanda: cosa ne avrebbe pensato, Franco Battiato? Proprio lui che era stato anche regista di lungometraggi (il primo Perduto amor premiato ai Nastri d'Argento nel 2004), documentari e tantissimi videoclip musicali. Perché quella diretta da Renato De Maria è certamente un'opera sincera, nel suo profondo rispetto per il cantautore siciliano, ma viene anche da chiedersi se, con un simile soggetto, non sarebbe stato il caso di osare di più.

La trama del biopic: famiglia, amicizie e successo musicale

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Da sinistra: Simona Malato interpreta mamma Grazia, Elena Radonicich è Fleur Jaeggy, Dario Aita è Franco Battiato

Si parte da lontano (perché il lungo viaggio del titolo non è solo quello spirituale), dagli anni '50, dalla sua Sicilia e da una pallonata che gli rompe il naso, e si arriva fino al grande successo con l'uscita, nel 1981, dell'album La voce del padrone.
Ma non mancano brevi incursioni in eventi successivi, come l'esibizione in Vaticano (nel 1989), il trasferimento a Milo e la morte dell'amata madre Grazia, avvenuta nel 1994.

E sarà proprio il rapporto strettissimo con la mamma (interpretata da una bravissima Simona Malato) uno dei due fili conduttori della trama. Da una parte la musica, la sperimentazione e la ricerca - tecnica, espressiva e spirituale - che lo portano per anni a Milano, dall'altro la sicurezza di quel legame familiare rassicurante.

Ci saranno altre donne nella sua vita, a cominciare dalla scrittrice Fleur Jaeggy (Elena Radonicich), amica per sempre e forse amore mai andato oltre gli sguardi. Arriveranno gli agenti discografici, le collaborazioni musicali (con il violinista Giusto Pio, con Alice, Giuni Russo), il successo e i soldi, ma quello che non cambierà mai sarà il rapporto di tenerezza e comprensione con la madre. Un tipo di legame certamente più rassicurante che Il lungo viaggio decide di privilegiare, a scapito del Battiato più anticonformista e più "allergico" a certe norme sociali.

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Tra fantasia e realtà: quanto c'è di vero nella sceneggiatura di Monica Rametta?

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Dario Aita interpreta un giovane Franco Battiato, qui nella sua casa milanese

La sceneggiatrice (che ha nel suo curriculum altri biopic musicali per la TV come Io sono Mia su Martini e La bambina che non voleva cantare su Nada) non ha usato mezzi termini in conferenza stampa: la prima reazione alla proposta di un film su Battiato è stata di rifiuto.
E non solo per il timore di dover affrontare la sua opera e il suo pensiero procedendo, per forza di cose, per semplificazioni.

A dispetto di una vita intellettuale e spirituale assai intense, Battiato non è mai finito nelle cronache per scandali o eventi particolari, mantenendo sempre alta la privacy su una quotidianità in realtà assai semplice, volontariamente vissuta lontano dai riflettori.

Una biografia di straordinaria semplicità, insomma, su cui la sceneggiatrice ha dovuto lavorare "di fantasia", necessariamente romanzando lì dove non c'erano nè fonti dirette nè racconti di chi l'ha conosciuto bene. Senza voler spoilerare troppo: va in questa direzione, per esempio, la partecipazione della cantautrice Joan Thiele.

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L'unica persona in piedi nella foto è Giuni Russo, interpretata da Nicole Petrelli

Così come non si sa quanto si collochi nel romanzo e quanto nella realtà la storia d'amore (ma senza sesso) con la scrittrice Fleur Jaeggy, sposata con Roberto Calasso.
In questo senso la sceneggiatura fa quello che viene richiesto ad ogni TV Movie che ben conosce il suo pubblico di riferimento (è co-prodotto da Rai Fiction ed è stato effettivamente pensato per una platea televisiva prima che cinematografica).

Peccato che questo Franco Battiato. Il lungo viaggio finisca per puntare alla fine un po' troppo sull'aspetto romantico della vita del "maestro" (nonostante non ci sia mai stato un amore reso pubblico), lasciando così sullo sfondo quella vocazione mistico-filosofica per cui Battiato è diventato uno degli artisti più amati e rispettati del panorama italiano.

Dario Aita evita l'effetto imitazione

Battiato
Dario Aita è l'interprete di tutti i brani di Battiato scelti per la colonna sonora del film

Si potrebbe pensare che sia stato scelto proprio lui, palermitano di nascita, per la vaga somglianza fisica con il cantautore catanese, oltre che per quel timbro vocale "leggero" che gli ha reso certamente le cose più semplici per la parte effettivamente musicale del film. (Tutte le canzoni inserite nel film, infatti, sono cantate da Dario Aita, anche quella Stranizza d'amuri eseguita con solo voce e chitarra).

La realtà è che l'attore, con il suo primo provino, ha letteralmente conquistato, oltre al regista, anche Cristina, l'amata nipote di Battiato, per il modo in cui muoveva le mani, che le ha istintivamente ricordato lo zio. In conferenza stampa, poi, Simona Malato ha bonariamente preso in giro il collega definendolo addirittura "posseduto" dallo spirito dell'artista per tutta la lavorazione del film.

Ma è proprio grazie a quel minuzioso studio e all'evidente passione con cui Dario Aita si è calato in una parte non facile, se alla fine il suo Franco Battiato riesce ad andare oltre l'effetto imitazione, trascinando gli spettatori in quel "lungo viaggio" anche quando il racconto si appiattisce sulla semplificazione.

Conclusioni

Franco Battiato. Il lungo viaggio fa quello che ci si aspetta da un film RAI: raccontare al pubblico con vivo "sentimento popolare" la nascita dell'icona. E nel farlo usa maggiore delicatezza ed eleganza rispetto a quanto visto in altri biopic musicali targati servizio pubblico.
Peccato che sembri sempre rimanere sulla superficie della storia senza mai puntare davvero al cuore di un talento e di un'umanità debordanti.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La generosità con cui Dario Aita si mette al servizio del film
  • Simona Malato interpreta la mamma con ironia, rigore e dolcezza
  • riascoltare per intero alcuni dei pezzi iconici di Battiato
  • Il rispetto quasi sacro con cui il film si avvicina a un immenso artista

Cosa non va

  • L'aver puntato più del dovuto sulla vita privata
  • Aver lasciato sullo sfondo la ricerca spirituale di Battiato