Finché c'è prosecco c’è speranza: da "Proseccolandia" a Roma 2017

Abbiamo incontrato il regista e gli attori di Finché c'è prosecco c'è speranza, giallo ambientato nei luoghi del Prosecco che regala al cinema l'ispettore Stucky, intepretato da Giuseppe Battiston. In sala dal 31 ottobre.

Finché c'è prosecco c'è speranza: Giuseppe Battiston e Gisella Burinato in una scena del film
Finché c'è prosecco c'è speranza: Giuseppe Battiston e Gisella Burinato in una scena del film

"Credo che il grande amore per la semplicità che aveva Mazzacurati abbia influenzato molto il mio cinema". Con queste parole Antonio Padovan, nato in Veneto ma vissuto per un terzo della sua vita a New York, ripercorre il cinema che lo ha influenzato e le atmosfere che lo hanno portato a realizzare Finché c'è prosecco c'è speranza, presentato nella sezione Kino Panorama Italia in collaborazione con Alice nella Città ed in uscita nelle sale italiane dal 31 ottobre.

Con Carlo Mazzacurati nella mente, i suoi paesaggi, i suoi attori prediletti e La giusta distanza come riferimento, Padovan porta sul grande schermo l'ispettore Stucky, nato dalla penna di Fulvio Ervas in ben sei romanzi, gli dà il volto e il carisma di Giuseppe Battiston e lo colloca nel frenetico luna park eno-finanziario che lui stesso chiama Proseccolandia per risolvere uno strano caso di suicidio a cui fanno seguito dei misteriosi omicidi.

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Finché c'è prosecco c'è speranza: Giuseppe Battiston e Liz Solari in una scena del film
Finché c'è prosecco c'è speranza: Giuseppe Battiston e Liz Solari in una scena del film

Tra New York e Treviso

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"Cercavo una storia per raccontare i posti dove sono nato e mi sono imbattuto nel romanzo di Fulvio Ervas. Era un giallo, genere che si vede sempre meno al cinema ed in più era ambientato nella mia terra" racconta Padovan, che ha conosciuto Ervas in un incontro presso un club del libro. "Ho chiesto subito a Fulvio se gli andava di provare a farci un film. Lui ha detto di sì e così abbiamo iniziato via skype tra New York e Treviso a scrivere la sceneggiatura". Nonostante la "partecipazione" del prosecco del titolo ed i possibili finanziamenti che da questo potrebbero derivare, Finché c'è prosecco c'è speranza è il film delle prime volte. Opera prima di Padovan, è anche il primo lungometraggio prodotto da Nicola Fedrigoni e Valentina Zanella e non ha ricevuto né finanziamenti pubblici né quelli dei consorzi.

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L'ispettore Stucky ed il suo mondo

Finché c'è prosecco c'è speranza: Giuseppe Battiston e Paolo Cioni in una scena del film
Finché c'è prosecco c'è speranza: Giuseppe Battiston e Paolo Cioni in una scena del film

È nato un nuovo e insolito ispettore che potrebbe trovare facilmente una collocazione televisiva in futuro ed è Giuseppe Battiston stesso a descriverlo minuziosamente: "Il mio ruolo è quello di un vice ispettore di polizia mentre a capo di tutta la squadra c'è Roberto Citran, prossimo alla pensione e io sono il suo secondo, nonché l'agente incaricato delle indagini di tre omicidi, commessi nella stessa zona". Attorno a Stucky ruotano vari personaggi che non solo compongono il suo mondo ma ne popolano le indagini: "C'è il matto del paese interpretato da Teco Celio, quello che Shakespeare avrebbe definito come il fool. C'è una donna, una escort, molto legata a questo conte che si suicida ed infine lo zio saggissimo dell'ispettore Stucky che soggiorna nella sua mansarda e lo aiuta ad affrontare le parti più dolorose del suo passato", racconta attentamente Giuseppe Battiston.

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Il fool shakespeariano

Finché c'è prosecco c'è speranza: Teco Celio e Paolo Cioni in una scena del film
Finché c'è prosecco c'è speranza: Teco Celio e Paolo Cioni in una scena del film

All'incontro sul film, accanto ad Antonio Padovan e Giuseppe Battiston, c'è Teco Celio, a cui Padovan ha affidato il ruolo del pazzo-saggio del paese, il fool shakespeariano, un personaggio con cui l'attore si è spesso confrontato in passato: "Isacco Pitusso è uno dei personaggi meglio scritti della mia carriera, sono sempre il primo attore a essere scelto per ruoli tipo il pazzo del villaggio, il mio fisico non proprio da Claudia Schiffer mi ha aiutato a essere goffo mentalmente e fisicamente ma trovo la mia armonia". Di Pitusso poi Celio ne racconta la purezza e voglia di difendere la sua terra da chi la sfrutta senza amarla: "Isacco non parla con i vivi ma solo con i morti, vorrebbe togliere la ruggine dalla pietra, dal ferro e dall'umanità e liberarla da questi disgraziati che non fanno attenzione all'ecologia e sono pronti solo a lucrare. Ad un primo sguardo sembra da ricovero ma è uno dei giusti così come il personaggio di Giuseppe Battiston. Nelle sue insicurezze, è bagnato di umanità!".

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C'è Prosecco e prosecco

Finché c'è prosecco c'è speranza: un primo piano di Giuseppe Battiston
Finché c'è prosecco c'è speranza: un primo piano di Giuseppe Battiston

"È una vicenda che mescola la struttura del giallo ad un evoluzione intima ed emotiva di alcuni personaggi" rimarca Battiston ed è proprio attraverso il film di genere, il giallo che Finché c'è prosecco c'è speranza riesce a indurre anche una riflessione sullo sfruttamento estremo dell'ambiente e delle risorse con il solo fine ultimo del guadagno ad ogni costo. E parlando del prosecco, Battiston riesce a parlare di molto altro: "Se andrete in quelle zone vi accorgerete che ci sono degli ignoranti che hanno piantato delle vigne nel modo sbagliato causando frane e danni. Come mai? Le piantano perché portano molti soldi. C'è chi lo fa con coscienza e chi solo con spirito imprenditoriale e sta al consumatore capire cosa c'è nel bicchiere".