Ferro, Tiziano Ferro: “La musica è la mia terapia”

Il nostro incontro con Tiziano Ferro in occasione dell'uscita il 6 novembre del documentario Ferro su Amazon Prime Video e dell'album "Accetto Miracoli: L'esperienza degli Altri".

INTERVISTA di 08/11/2020
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Ferro: Tiziano Ferro in una sequenza

Si è messo emotivamente a nudo anche nell'incontro virtuale con i giornalisti Tiziano Ferro, proprio come nel documentario a lui dedicato, Ferro, annunciato a inizio anno e arrivato su Amazon Prime Video il 6 novembre. In quest'intervista Tiziano Ferro ci ha spiegato come la musica sia stata - al pari di quella contro l'alcolismo, come racconta per la prima volta nel toccante documentario - una vera e propria terapia per lui, fin dagli esordi, sia quando la mette nero su bianco sia quando la canta a squarciagola insieme al pubblico ai suoi concerti, facendola letteralmente uscire fuori. Che sia una sorta di catarsi?

IL POTERE DELLA MUSICA

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Ferro: Tiziano Ferro in un'immagine

"Io ho sempre sostenuto un messaggio che suona purtroppo ridondante e un po' metafisico: ho sempre detto che la musica è stata la mia salvezza, soprattutto nei confronti del degrado" racconta Tiziano a cuore aperto: "E ho sempre detto che le forme di degrado sono spesso molto meno evidenti e molto più sottili del degrado che tutti conosciamo, legato all'indigenza e alla povertà. Nella storia abbiamo sempre visto quanto la musica abbia dato un'opportunità alle persone che vivono un degrado reale - basti pensare a molti dei più grandi artisti e autori che venivano da quartieri quasi sempre di periferia. Ma spiritualmente e emotivamente la musica per me è sempre stata una grande soluzione."

Ferro, la recensione: quando Tiziano Ferro si mette emotivamente a nudo

IL PROBLEMA E LA SOLUZIONE

Tiziano Ferro fa notare come il problema debba essere importante tanto quanto una possibile soluzione nei film che parlano di dipendenza, come anche questo, anche se attraverso la musica. Spesso ci si concentra troppo sul problema senza fornire una soluzione, soprattutto per i giovani spettatori. "Anche Rocketman inizia con una scena in un gruppo di recupero" ricorda il cantautore di Latina, che ora vive a Los Angeles col marito, e proprio lì ha trovato il coraggio e le persone per ammettere e affrontare il problema dell'alcolismo. "La mia carriera andava da Dio, ma io come persona a vent'anni ero fermo, non avevo tanti amici, non avevo relazioni, stavo male, non mi accettavo. Da lì ho iniziato un percorso di analisi e il primo vero grande passo è stato quando di fronte all'accettazione mia di chi ero ho deciso di essere me stesso anche con gli altri. Finalmente avevo fatto pace con me stesso. Come personaggio famoso mi sono reso conto che avevo il privilegio di poter essere un'unica versione per tutti, per mia madre, i miei amici, il pubblico. Le persone ti ameranno e odieranno comunque, quindi tanto vale essere te stesso". L'altro grande "segreto" con cui ha dovuto convivere per anni è l'omosessualità, e di quello dice nel documentario che gli sarebbe piaciuto se qualche altro artista italiano gli avesse spianato la strada nel nostro Paese per il coming out. "Non adesso, ma sicuramente in passato un po' di rabbia c'era per non avermi 'aperto la via'. Nessuno mi chiedeva come stavo all'epoca, anche i discografici mi chiedevano se ci fosse una fidanzata da mostrare al pubblico. Io non dicevo una bugia e nemmeno la verità, rispondevo semplicemente 'non ce l'ho'. Non può non essere vero che la mancanza di punti di riferimento non sia un danno per chi non sa cosa fare. Già un amico che ti dice 'capisco, è successo anche a me' quando gli racconti un evento che ti è capitato, è una cura. Ho vissuto una generazione, quella degli anni 80, fatta di una forte discriminazione, omofobia, pestaggi e violenza, che io vedevo dalla mia cornice di Latina. Comprendo i professionisti che a 50-60 anni non ce la fanno, non li giudico, anzi, quelli di 20-30 anni, oggi, forse li capisco un po' meno. Ora il pubblico è pronto per volervi bene indipendentemente".

LA MUSICA COME ANTIDEPRESSIVO E ANSIOLITICO

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Ferro: Tiziano Ferro in una scena del documentario

"Quando non riuscivo a trovare un linguaggio per me, quando non riuscivo a incanalare tutti questi sentimenti di rabbia, di risentimento, di paura, di dolore, la musica diventava un canale fortissimo, perché io riuscivo sempre inevitabilmente a scaricare le mie frustrazioni lì, e sono certo che la musica sia stato un grande antidepressivo, un grande ansiolitico, una grande cura. Non bisogna sottovalutare il potere della penna sulla carta, il fatto che tu scriva qualcosa su un foglio e la lasci lì ha un potere curativo, ti permette di trasferire parte di quella rabbia, di quel risentimento, di quella paura sul foglio". Ferro ricorda come questo valga per l'arte in generale e possa diventare un utile strumento fin da piccoli. "Per questo io consiglio sempre, soprattutto ai genitori" - visto che tutti i miei amici stanno facendo figli (ride) - "di incitare i bambini all'arte, che sia la pittura, la recitazione, la musica, non importa che diventino Schubert o Sean Connery, ma l'importante è che possano amplificare il contatto con la parte d'inconscio che può fare più danni di tante malattie clinicamente riconosciute. Per me la musica è stata una grandissima alleata nel processo di ricostruzione, ma soprattutto anche, spero, di prevenzione".

THE DOC IS OUT

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Ferro: una scena con Tiziano Ferro

Tiziano ha ammesso di scrivere due tre libri l'anno, insieme, che probabilmente non vedranno mai la luce. Ha anche un'idea per un film, sempre per il potere catartico dell'arte di cui parla: l'importante è scrivere, appuntare. Quando Amazon Prime Video gli ha proposto l'idea, era titubante, ma ha anche capito che forse una piattaforma streaming era la migliore soluzione per raccontare questa storia. Che non doveva essere musicale, lo ha imposto da subito, ma parlare d'altro, di un messaggio, attraverso la musica. Ora che il documentario esce in tutto il mondo si sente come quando si guarda il video della prima comunione e viene da dire 'Quello non sono io'. Ma è anche per questo che funziona e che gli piace. "Per la musica apprezzo l'opinione degli altri, che è importante, ma ho un bisogno mio (curativo) di farla, mentre qui mi sono tanto fidato ed è più importante l'impressione degli altri che la mia guardandomi".

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IL NUOVO DISCO

Accetto Miracoli Lesperienza Degli Altri Tiziano Ferro
Tiziano Ferro: la copertina dell'ultimo album

La musica è stata curativa per Tiziano Ferro anche in un periodo complicato e assurdo come quello della pandemia che stiamo vivendo. Il nuovo disco, "Accetto Miracoli: L'esperienza degli Altri", uscito il 6 novembre insieme al documentario, è stata la sua reazione al momento. "Mi sono detto che in un momento come questo di fronte alle persone che stavano soffrendo per davvero, io non avevo il diritto di lamentarmi. Avevo a disposizione la musica, cosa farci? Sono 15 anni che ho un file word intitolato 'disco di cover' che vado rimpinguando con canzoni che amo, in modo che se mai avessi dovuto fare un disco di cover, avevo già una lista pronta. Convinto di non realizzarlo per davvero, mi sono divertito col mio arrangiatore - un ragazzo con cui lavoro oramai da 3-4 anni - e facendoci il test ogni tre giorni in pratica, ci siamo messi insieme a Los Angeles a incidere queste cover, in totale divertimento". Continua Tiziano: "Dopo un mese mi sono ritrovato in mano 10-15 canzoni pronte e ho chiamato il mio manager per fargliele ascoltare. Dalla Universal pensavano di farlo diventare il mio prossimo album, ma io d'istinto ho detto: 'Non voglio tornare dopo due anni con un disco di cover, o lo facciamo ora o mai più'. Quindi abbiamo dovuto farlo diventare un disco per davvero di corsa, anche la parte contrattuale banalmente dato che non esisteva. È stata la mia piccola personale perla per combattere questo momento difficile. Sapevo che la mia creatività e la mia arte erano sempre state l'antidoto numero uno per me." Il disco, non essendoci un progetto discografico alle spalle, spazia da Mina a Califano a Scialpi, da Giuni Russo a Mango, "un juke box realmente figlio della voglia di farlo, punto e basta. Non c'era una linea patinata dietro questo disco, un po' come il documentario in effetti".