Fantaghirò, che nostalgia: 10 cose che non dimenticheremo mai

Abbiamo rivisto le miniserie e stilato una classifica dei cinque elementi che ci sono mancati dell'eroina di Lamberto Bava.

Se eravate piccoli negli anni '90 oltre a passare i pomeriggi mangiando torrone e scartando canditi dal panettone, a Natale era sempre il momento della maratona Fantaghirò. Eh sì perché la serie ispirata alla fiaba popolare  Fanta-Ghirò, persona bella di Italo Calvino, con una giovane Alessandra Martines, un ancor più giovane Kim Rossi Stuart e diretta da Lamberto fantaBava, ha visto la sua prima puntata trasmessa nell'ormai lontano 22 dicembre 1991, mantenendo la tradizione natalizia negli anni a venire e aprendo ad un franchise che ha portato a ben 5 miniserie televisive molto seguite e attese.

Una sorridente Alessandra Martines in Fantaghirò

La storia, che sdoganava il girl power ben tre anni prima dell'arrivo delle Spice Girls narra la storia di Fantaghirò, minore di tre sorelle, figlia di un re che desiderava tanto un maschio per proseguire la sua stirpe ma che vede il suo intento morire insieme a sua moglie che non sopravviverà al parto della piccola. Fantaghirò crescerà forte e ribelle, sfuggendo a pericoli e matrimoni di convenienza, riuscendo a portare, dopo mille avventure, pace nel regno, trovando anche nel bel Romualdo, figlio del re rivale, il suo grande Amore. Se, come noi, sentite la nostalgia dei bei tempi andati e vorreste provare ancora le sensazioni che hanno pervaso la vostra infanzia sappiate che Netflix e Amazon Prime Video hanno da poco caricato tutte e 5 le miniserie di 2 episodi giusto in tempo per il Natale, le abbiamo riviste e abbiamo stilato una lista delle 10 cose che ci sono mancate.

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1. Fantaghirò e la sobrietà

Alessandra Martines nel serial Fantaghirò

Da che mondo è mondo le fiabe non hanno mai offerto grandi esempi di sobrietà ai giovani pargoli, se poi a questo si aggiunge l'uscita dagli anni '80 la miscela diventa esplosiva. Fantaghirò risente in pieno del periodo di transizione tra la moda degli anni '80 e quella dei '90: all'acconciatura minimalista della nostra protagonista in vesti maschili si contrappongono vestiti con maniche a sbuffo, colori e copricapi tanto improbabili quanto appuntiti; come se non bastassero magie sbrilluccicose e tutta la fiera di animali e pietre parlanti già citate.

2. I nomi in rima.

Fantaghirò: la Martines tra Stefano Davanzati e Tomas Valik

Ricordate? In Fantaghirò non eri amico della protagonista se non avevi un nome in assonanza con gli altri: le due sorelle della giovane si chiamavano Caterina e Carolina facendo pensare, magari ad uno stratagemma genitoriale per ricordare meglio i nomi delle figliole, questo finché non fanno la loro comparsa i due fidi cavalieri del principe Romualdo: Ivaldo e Cataldo che fanno pensare alla smemoratezza degli sceneggiatori piuttosto che dei genitori, ma dopotutto scrivere ricordando i nomi di personaggi umani, oche parlanti, streghe, pietre... non doveva essere semplice.

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3. Animali un po' troppo loquaci.

Non si sa se a causa di qualche colpo di spada in testa o di pozioncine rifilate sottobanco dalla strega bianca, ma sin dalla prima miniserie apprendiamo prima che la nostra bella e coraggiosa principessa aveva la capacità di parlare con animali e cose inanimate, poi che nel magico regno effettivamente tutto parlava: oche, pesci, cigni, pietre... ognuno con una volontà e un proprio carattere, da qui capiamo come siano logiche tutte le stranezze che accusavano i personaggi della serie: ve lo immaginate fare una passeggiata rilassante in un bosco per schiarire le idee o tirare un po' di spada e ritrovarsi invece al mercato del pesce? Un chiacchiericcio continuo!

Fantaghirò, la pietra parlante

4. Romualdo e la sfiga

Sembra legge universale che ad una protagonista forte e determinata venga affiancata una controparte debole ma da cuore d'oro. Questo non vale fino in fondo per il povero Romualdo, grande amore della protagonista, l'anima gemella scelta dal fato (che in questo caso ha l'aspetto di una meringa di nome Strega Bianca) alla quale il matrimonio con l'amata non portava grande fortuna. Eh sì, il poveraccio ci provava a risolvere le intricate situazioni che puntualmente investivano il regno ma finiva sistematicamente per essere ipnotizzato, raggirato, trasformato in una statua di sale, in un essere deforme... insomma la fortuna non sembrava essere dalla sua e chissà se qualche volta non avrebbe preferito starsene nel suo regno a bivaccare con Ivaldo e Cataldo.

Kim Rossi Stuart è Romualdo in Fantaghirò

5. ... e poi arriva Tarabas

Fantaghirò: Nicholas Rogers è Tarabas

Non ricordate Tarabas? Impossibile! E' stato la causa di rivoluzioni ormonali in buona parte degli spettatori, il tenebroso, bellissimo stregone malvagio (e cocco di mamma) che nella terza miniserie fa finalmente la sua comparsa ammaliandoci con le sue pose fanservice. Lo vedevamo spesso adagiato su soffici cuscini a torso nudo, o con la sua chioma al vento che che nemmeno nella pubblicità di uno shampoo, o intento a fare il bagno nel fiume vestito solo dei suoi inseparabili pantaloni di pelle, perché l'igiene, si sa, viene in secondo piano se sei figo e tormentato e vivi in una fiaba.

6. La felicità del parrucchiere

Alessandra Martines e Kim Rossi Stuart in Fantaghirò

Chioma di Tarabas a parte non andò benissimo agli altri personaggi che si ritrovarono spesso schiavi di imbarazzanti pettinature che non basterebbe un cappello da mariachi per tenere nascoste. il caschetto sembrava di gran moda nel reame, anche tra gli uomini, forse merito della nostra intrepida protagonista che, ogni volta che le incombenze lo richiedono, sfoggiava il suo look maschile il cui pezzo forte erano i capelli tagliati con l'ausilio di una pratica insalatiera, scodella chissà cos'altro (perché ci sembrerebbe troppo ardito pensare al vaso da notte della nonna). Va però specificato che un altro superpotere della nostra eroina era, appunto, farsi ricrescere i capelli all'istante ogni qualvolta l'abito lo richiedeva (forse testimonial segreta della Crescina), mica una cosa da poco, se ne fossimo tutti capaci avremmo di sicuro parrucchieri meno stressati (e disoccupati)

7. Verdure assassine.

Brigitte Nielsen in Fantaghirò

Thanos, Doomsday o il più terrificante It hanno popolato i vostri incubi? Pensate siano i cattivi più temibili dell'universo fantastico? Vi sbagliate di grosso! Cosa pensereste se a darvi la caccia fosse una terrificante e giunonica Brigitte Nielsen vestita di nero e con un gallo pietrificato come adorabile e pratico cappellino, o degli ortaggi saltellanti, o dei guerrieri di terracotta che hanno paura del bagno, o addirittura dei plasticosi cavalieri dell'apocalisse? Paura eh? Questi cattivi un po' "caserecci" che pervadevano tutte le miniserie sono sicuramente una delle cose che ci mancheranno di più (ah, voi dite ancora Tarabas? Suvvia contegno!), chiari simboli del periodo fanciullesco in cui gli effetti speciali non sapevamo nemmeno cos'erano e tutto sommato non ci mancavano.

8. La colonna sonora

Una cosa che ci è, forse, mancata davvero (ma che possiamo sempre riascoltare), è la colonna sonora che accompagnava le vicende dell'intrepida principessa e che con poche note trasportava veramente in luoghi lontani, dove tutto era possibile e la magia non poteva nulla contro i buoni sentimenti. Autore il cantautore e compositore italiano Amedeo Minghi che continuerà a collaborare con Lamberto Bava anche per altre colonne sonore televisive.

9. Un degno finale

Il finale, nota dolente. Ufficialmente la saga di Fantaghirò si è conclusa con la quinta miniserie che doveva finalmente regalarci il lieto fine che tutti sognavamo, la cessazione della sfiga del povero Romualdo e la pace nel regno. Purtroppo nulla di tutto questo si è avverato, forse per cause di forza maggiore e attori non più disponibili, la bella Fantaghirò viene richiamata addirittura in un altra dimensione da una radice magica (non si salva un ortaggio in questa serie!) per cercare di salvare il mondo dell'altrove da un perfido pirata burattino mangiatore di carne umana che a confronto Hannibal Lecter è il macellaio di quartiere. Dopo aver perso la memoria, la nostra bella sconfigge il malvagio e si innamora di un pirata buono senza mai più far ritorno dal povero Romualdo rimasto a casa a fare la calzetta. Fine. Delusi? Anche noi e non passa, la delusione non passerà mai!

10. Il coraggio dell'infanzia.

Dopo tante parole e aver ripercorso un po' la storia della nostra eroina non possiamo negare che la nostalgia che avevamo cercato di tenere lontana è arrivata e con lei i nostri ricordi d'infanzia, delle serate natalizie, del calore delle feste e dei pomeriggi passati a prendere a bastonate gli alberi del parchetto vicino casa, perché quando si è piccoli basta una storia delle più semplici ad aprire un mondo assotigliando la soglia tra realtà e fantasia. Tutto è possibile e Fantaghirò ci fece credere che con coraggio e volontà avremmo potuto affrontare i mostri peggiori, forse ci servirebbe ancora quel fanciullesco coraggio e nel tentativo di ritrovarlo qualche puntata sarà meglio rivederla.

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