Fabrizio De André - Principe Libero

2018, Drammatico

Fabrizio De André - Principe Libero: la ballata dell’amico fragile

Scrupoloso nel sondare l'uomo dietro l'artista, il biopic di Luca Facchini è un appassionato ritratto che scompone in più parti la complessa figura del grande cantautore genovese. Grazie ad un Luca Marinelli ispirato e mai ingabbiato nell'imitazione, la produzione Rai ci fa entrare nell'animo tormentato di un uomo in eterno conflitto. Al cinema solo il 23 e il 24 gennaio. Su Rai 1 il 13 e il 14 febbraio.

Fabrizio De André - Principe Libero: Luca Marinelli in un momento del film

Cantava di re senza corona e senza scorta. Ai regni dorati dei potenti preferiva i vicoli bui e sporchi. Al mondo patinato dei vincenti, preferiva le ferite degli sconfitti, i drammi degli ultimi, le svogliate carezze degli amori finiti. Eppure Fabrizio De Andrè era un principe, era uno di buona famiglia, con un padre molto presente che non gli hai mai fatto mancare niente: stimoli, certezze economiche, un violino con cui coltivare l'amore per la musica. Un'agiatezza che al giovane Faber è sempre stata indigesta, una conformità borghese in cui non è mai riuscito a riconoscersi davvero. Riluttante alla realtà comoda e ovattata in cui era nato, Fabrizio preferiva rubare vinili di Elvis tra le stradine strette di Genova, ubriacarsi in compagnia di una prostituta sfuggente, fumare dentro una barca in riva al mare. Figlio di un mondo a cui era allergico, De André ha trovato dentro tante poesie travestite da canzoni la valvola di sfogo per raccontare la sua visione delle cose, per dare voce ad una sensibilità feroce capace di guardare dietro e oltre la normalità, alla ricerca di dettagli minuscoli, di storie altrimenti invisibili. Parte da qui Fabrizio De André - Principe Libero, biopic diretto da Luca Facchini, ovvero dall'incompatibilità tra il nido e le mete sognate da un ragazzo irrequieto. Una nota stonata sottolineata molto bene dal sottotitolo di questo film nato per la tv (verrà trasmesso su Rai 1 il 13 e il 14 febbraio) e poi prestato al cinema per soli due giorni (il 23 e il 24 gennaio).

Fabrizio De André - Principe Libero: Luca Marinelli e Gianluca Gobbi in una scena del film

"Principe Libero" (definizione coniata dal pirata britannico Samuel Bellamy), a ben pensarci, è un meraviglioso ossimoro, una contraddizione in termini che descrive una persona con dei vincoli di sangue ma con tanta voglia di indipendenza. Nota costante di una vita intera questo conflitto si ripercuote lungo tutto il bel film di Facchini, un omaggio approfondito e sentito, scrupoloso nel sondare l'uomo dietro l'artista. Fabrizio De André - Principe Libero è un ritratto quadruplo, che svela con tatto il figlio, l'amante, il marito e il padre ancor prima del poeta; è la migliore tv italiana che diventa grande schermo. Perché i giganti hanno bisogno di spazio.

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L'amore sacro e l'amor profano

Fabrizio De André - Principe Libero: Luca Marinelli e Valentina Bellè in un momento del film

Si parte nel cuore brullo e assolato della Sardegna. Si parte dal celebre sequestro di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi, i due innamorati sottratti alla loro quiete tanto agognata. Poi si torna indietro, a Genova, nella grande casa di un piccolo Fabrizio benestante, a cui il violino proprio non piaceva. E da questo salto indietro Fabrizio De André - Principe Libero non farà più sbalzi temporali avanti e indietro, perché racconterà passo dopo passo, dubbio dopo dubbio, l'ascesa timida di un animo in perenne tormento. Classico nella scansione temporale senza mai essere didascalico e pigro nel racconto, il film di Lucchini si sofferma con pazienza ed estrema cura su ogni singola tappa dell'uomo De Andrè. L'amicizia con il fidato amico Paolo Villaggio (il primo ad intravedere in lui "un genio"), i dissidi con un padre assai presente, le scorribande notturne nei bordelli, la stima reciproca con Luigi Tenco, lo sbocciare dei primi e dei secondi amori. È come se l'artista fosse stato volutamente tenuto sullo sfondo, come se gli effetti pubblici delle sue canzoni fossero davvero sotto gli occhi e nei ricordi di tutti.

faber

Facchini preferisce così muoversi dietro le quinte di un carattere ombroso, innamorato delle esistenze claudicanti e dei sentimenti liberi, impossibili da ingabbiare se non attraverso le parole delle sue ballate. Ed è proprio nella parola che Faber trovava finalmente conforto, come se loro fossero l'unico modo per fermare da qualche parte il flusso incessante e confuso di sensazioni che gli arrivavano addosso di continuo. L'esistenza come malattia e le canzoni come cura; l'atto creativo come necessità intima e assolutamente privata, che non necessitava affatto di palcoscenici, tv, radio e vinili in vetrina. Questo è forse il più grande merito del film: quello di restituirci l'immagine di un artista molto schivo, a cui interessava più scrivere che essere ascoltato.

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Questa di Marinelli è la storia vera

Fabrizio De André - Principe Libero: Luca Marinelli e Matteo Martari in una scena del film

Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza un Fabrizio De André convincente. Anzi, senza un'idea di Fabrizio De André convincente. Dietro quel folto ciuffo di capelli simile ad un sipario sempre abbassato, si celano gli occhi sensibili di uno straordinario Luca Marinelli, mai ingabbiato nell'imitazione, mai all'affannosa ricerca della mimesi a tutti i costi. L'attore romano scivola via da ogni confronto e si sottrae saggiamente ad ogni sovrapposizione, eppure riesce nell'impresa di rievocare De André di continuo. Succede grazie agli atteggiamenti appena accennati, all'andatura, al vezzo di fumare, al modo di rapportarsi agli altri senza darsi mai del tutto. Almeno sino all'arrivo di Dori Ghezzi (una convincente Valentina Bellè), pronta a rivoluzionare la vita e il cuore del cantautore genovese e genoano.

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Perché Fabrizio De Andrè - Principe Libero declina la dicotomia del suo sottotitolo anche nelle donne della sua vita. La prima moglie Puny (interpretata da una misurata Elena Radonicich) cullava il sogno borghese di un principe e di una principessa sempre insieme, nonostante tutto, al costo di mentirsi pur di mantenere intatte parvenze socialmente accettabili. Al contrario, Dori Ghezzi sembrava aver colto davvero l'ardente bisogno di libertà di Faber, una libertà di continuo da due anime affini nell'arte e nella vita. Niente del bello e del buono messo in scena da questo film sincero e necessario nasce lontano da tormenti e timori. Né i successi, né la gloria, né la felicità, né le riconciliazioni. Forse perché è proprio vero: "Dai diamanti non nasce niente. Dal letame nascono i fiori".

Fabrizio De André - Principe Libero: la ballata...
Giuseppe Grossi
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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