Eva

2018, Drammatico

Eva: Isabelle Huppert di nuovo femme fatale nel confuso thriller di Benoît Jacquot

La riflessione sull'identità, sul rapporto tra verità e finzione, l'intrigante rompicapo noir, le venature erotiche che permeano la pellicola e ancora le suggestive location rappresentano i punti di forza di un film che soffre a causa di uno script caotico.

Isabelle Huppert è una delle attrici più affascinanti e carismatiche della cinematografia mondiale, ma ormai il ruolo di letale femme fatale le si è incollato addosso e lei non sembra intenzionata a far poi molto per liberarsene. Così se l'acuto Paul Verhoeven, in Elle, ha impiegato a dovere questa inclinazione della diva francese cucendole addosso una parabola (post)femminista nera e cattiva, seppur non priva d'ironia, altri registi sembrano voler cavalcare l'onda senza, però, arricchire il ritratto della "vedova nera" Huppert con una visione altrettanto personale.

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Eva: Gaspard Ulliel e Isabelle Huppert in una scena del film

Ci prova Benoît Jacquot nel noir Eva affidando a Isabelle Huppert il ruolo di una prostituta d'altro bordo eccentrica e sfuggente. Eva, nome biblico che rievoca la prima donna, ma anche la prima peccatrice, è lo pseudonimo di un'affascinante prostituta d'altro bordo in cui si imbatte il drammaturgo Bertrand (Gaspard Ulliel). In un gioco di duplici identità, se l'attività illecita di Eva è dovuta al bisogno di denaro e la donna fa di tutto per proteggere la sua vera identità - quella di moglie devota - anche Bertrand, all'apparenza scrittore di successo, ha costruito un castello di menzogne intorno a sé. Ce lo svela l'incipit del film in cui vediamo il giovane uomo impiegato come badante/gigolo di un anziano scrittore a cui, dopo l'improvviso decesso, Bertrand ruba l'ultima opera ancora inedita spacciandola per sua. L'incontro causale con Eva metterà a repentaglio il suo fidanzamento con l'ingenua Caroline (Julia Roy), ma la escort non si lascia manipolare facilmente e trascina Bertrand in una spirale di menzogne, violenza e tradimento.

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Uno, nessuno oppure due?

Eva: Isabelle Huppert in una scena del film

Per plasmare il suo thriller psicologico, Benoît Jacquot sceglie un modello illustre. Il film si ispira, infatti, al romanzo di James Hadley Chase che già aveva ispirato il film di Joseph Losey del 1962 con Jeanne Moreau. L'ambizione di Jacquot lo porta a farsi prendere la mano dalle proprie suggestioni costruendo un noir ambiguo e sensuale, carico di citazioni (Hitchcock in primis), ma dominato dalla fascinazione totale del regista per la sua musa che lo porta talvolta a perdere di vista la struttura generale della pellicola. Al di là dei lunghi iati e dei cambi di location, quella tra Eva e Bertrand è una vera e propria guerra erotica senza esclusione di colpi che in più occasioni si traduce perfino in violenza fisica. I due personaggi, apparentemente uniti da una misteriosa attrazione, si ergono come due (anti)eroi che usano menzogne, finzione e illegalità per sconfiggere il sistema. Nel caso della Huppert, Jacquot ci mostra la "vestizione dell'eroina" che indossa minigonne, stivali e parrucca, impugnando perfino un frustino, ogni volta che si trasforma nella regina del bondage Eva.

Eva: Gaspard Ulliel e Julia Roy in una scena del film

Il parallelismo tra Eva e Bertrand si ferma qui. Nel corso della pellicola scopriamo che Eva si prostituisce per necessità, mentre Bertrand, dopo aver ottenuto fama, rispetto, ammirazione, dopo aver fatto il suo ingresso nel jet set del teatro francese e dopo aver conquistato il cuore della bionda Caroline, continua a essere segretamente insoddisfatto e ad affastellare bugie su bugie nel tentativo di distogliere l'attenzione dalla crisi d'ispirazione che deve superare per onorare la consegna della sua nuova opera. È proprio l'incontro improvviso con Eva nel cottage dei genitori della fidanzata sulle montagne di Annecy a spingere Bertrand ad alimentare questa sua attrazione verso la escort nel tentativo di farne oggetto del suo nuovo copione teatrale.

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La guerra erotica si risolve in un nulla di fatto

Eva: Gaspard Ulliel e Isabelle Huppert in un'immagine tratta dal film

L'arte imita la vita o la vita imita l'arte? Gli spunti di interesse nella pellicola di Benoît Jacquot sono numerosi, a partire proprio dai suoi personaggi doppiogiochisti. La riflessione sull'identità, sul rapporto tra verità e finzione, l'intrigante rompicapo noir, le venature erotiche che permeano la pellicola e ancora le suggestive location rappresentano i punti di forza di un film che soffre però a causa di una sceneggiatura un po' troppo caotica. "Quello che mi ha interessato fin dall'inizio è che i due protagonisti non sembrano definiti una volta per tutte, sono mobili ed entrambi doppi" afferma il regista che, però, si lascia prendere troppo la mano dalle suggestioni senza mai porsi il problema di fare ordine tra sequenze evocative o colpi di scena troppo casuali.

Eva: Gaspard Ulliel e Isabelle Huppert in un'immagine del film

Gli incontri con Eva diventano, per Bernard, materiale narrativo, dialoghi puntualmente riportati nella pièce che sta scrivendo. L'unico modo del giovane per scrivere una buona storia è viverla, così Bertrand perseguita a più riprese Eva con ottusa testardaggine. Alla lunga il dramma comincia a girare a vuoto e anche gli ingredienti più intriganti finiscono per diventare insipidi. Isabelle Huppert si salva grazie a una performance che colma le lacune dello script con il proprio magnetismo e con un'irresistibile carica erotica sprigionata pur evitando qualsiasi scena esplicita. Lo stesso non può dirsi per Gaspard Ulliel che non riesce a tener testa all'incredibile talento della sua esperta collega. A conti fatti, la sua interpretazione risulta insipida quanto la personalità del suo impostore Bertrand.

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Valentina D'Amico
Redattore
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