Dreams by the Sea: un piccolo film sul grande dramma adolescenziale

Dalle Fær Øer un'opera prima esile ma affascinante sull'incontro formativo tra due ragazze nella fase più incerta della loro esistenza.

Dreams by the Sea: un'immagine del film

Le rassegne cinematografiche sono talvolta l'unica occasione che gli appassionati hanno per conoscere i nuovi autori provenienti dalle parti più disparate del mondo. A Roma in questi giorni ne stiamo ammirando diversi, soprattutto nella sezione dedicata alle opere prime. Una di queste è Dreams by the Sea, film del regista Sakaris Stora originario delle Fær Øer. Un prodotto certamente non destinato alle nostre sale dove difficilmente troverebbe una collocazione. Ma, seppur con evidenti limiti, Stórá realizza un'opera fascinosa con due attrici protagoniste capaci e seducenti. Juliett Nattestad e Helena Heðinsdóttir interpretano Ester e Ragna, due adolescenti intrepide che vengono attratte l'una dal carattere dell'altra. Ester è introversa e ubbidiente, proveniente da una famiglia religiosa e conservatrice dalla quale si sente evidentemente oppressa. Ragna vive nel contesto opposto, non ha il papà e si prende cura da sola del fratellastro e della madre alcolizzata e depressa. Si è da poco trasferita e viene subito presa di mira dai compagni per la propria sistemazione precaria. La sua diversità dal resto della classe costituirà un elemento di interesse per la timida Ester che tenterà pian piano di avvicinarsi a questa splendida ragazza dallo spirito indomito.

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Dreams by the Sea: una scena del film

Il desiderio di fuggire

Nei momenti che condividono Ester e Ragna si accorgono di coltivare lo stesso sogno, quello che appartiene a tutti i ragazzi della loro età e che probabilmente non ci abbandona per tutta la vita. Sognano di andarsene, di lasciare per sempre l'isola dove vivono e cominciano a pensare di farlo insieme per scappare da una mentalità retrograda e dai limiti che la realtà locale sembra imporgli. Diventano inseparabili. La storia del loro incontro, fonte di confronto, e dunque di crescita, è raccontata in modo semplice dal regista Sakaris Stórá, che per filmare le loro emozioni, spesso piene di contraddizioni, predilige i primi piani. I volti delle sue attrici comunicano spesso più delle parole che a stento pronunciano. Non una sceneggiatura particolarmente brillante ma funzionale, per un film che non ha ambizioni più grandi di quelle che poi si concretizzano. L'ambientazione nordica non aiuta ma i sentimenti di Ester e Ragna sono talmente universali che risulta difficile rimanere indifferenti rispetto ai loro tormenti adolescenziali e a quelle cause di forza maggiore che condizionano infine le loro scelte.

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Un cinema sussurrato

Dreams by the Sea: un momento del film

I loro sogni, come spesso accade, si scontreranno con la realtà. Il cinema di Sakaris Stórá segue il loro dolore senza esasperarlo, con grande tenerezza, sovrapponendo alle immagini di Ester e Ragna quelle del suggestivo paesaggio nordico che le ospita e che sono qui opportunamente fotografate. Tutto ciò non basta perché Dreams by the Sea risulti originale. In fin dei conti è incentrato su una storia già vista e raccontata e lo stile del regista, per quanto rigoroso, è ancora troppo acerbo e mai distintivo. Lo salva uno script esile ma lineare e la durata di appena 78 minuti che non ne appesantisce la visione. Stórá potrebbe riservare qualche sorpresa in futuro, purtroppo non è questo il caso. Un cinema sussurrato che per affermare la propria voce ha necessità di iniziare a gridare. Niente a che vedere, per intenderci, con quello dei suoi conterranei Lars von Trier e Nicolas Winding Refn. Futuro assicurato, almeno nel cinema danese, per le due vivaci attrici protagoniste Juliett Nattestad e Helena Heðinsdóttir.

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Rosa Maiuccaro
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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