Disney, i 10 migliori cattivi dei cartoon

Ora che con il live action de Il Re Leone abbiamo riscoperto un cattivo del calibro di Scar, ecco una classifica dei 10 migliori villain Disney di sempre!

CLASSIFICA di GIULIO ZOPPELLO 01/09/2019
Il Re Leone 2019 11
Il Re leone: Scar in una scena del film

Sguardi pungenti, sorrisi beffardi, voci suadenti, e poi quell'apparente calma pronta a scatenarsi in bufera, quelle risate gelide e rabbiose, le menzogne, la sete di potere e ricchezze, i piani malefici messi in pratica da sgherri tremanti di paura. Quante volte guardando un classico Disney da bambini non ci siamo ritrovati affascinati ed insieme impauriti da questi villain? Dai cattivi dei cartoon Disney attorno ai quali bene o male ruotava un iter narrativo altrimenti monco, spezzato, senza senso? Fernando Savater a suo tempo scrisse che una storia senza cattivo, è come un hamburger senza patatine fritte. Ed è vero. Il cattivo permette da sempre al protagonista di ergersi a simbolo di quelle virtù che magari neppure pensava di avere, ma soprattutto permette a noi di esorcizzare le nostre paure, i nostri incubi, quel lato oscuro della nostra natura che la storia, la letteratura, il cinema ci hanno sempre ricordato essere silente ma sempre presente, in agguato. Forse per questo i personaggi che più ricordiamo sono loro.
Perché volenti o nolenti ci rassomigliano, e persino nel piccolo della nostra camera, tornati dal cinema, erano Scar, Ursula, Grimilde o Capitan Uncino a cui ripensavamo. Non ai principi azzurri. Perché assieme alla tenebra, con loro viaggiava anche la forma più estrema di libertà.

10. Shere Khan - Il libro della giungla

Sicuramente tra i dieci merita un posto uno dei felini più famosi di sempre, quel Shere Khan che il grande Rudyard Kipling creò come antagonista principale di Mowgli ne Il libro della giungla. Predatore affetto da una zoppia che nel classico Disney del 1967 non appariva, si tratta di un personaggio pregno di significati, oscuro, malvagio, che a suo tempo il direttore artistico della Disney creò ispirandosi agli eleganti lineamenti del grande attore britannico Basil Rathbone, che per gran parte della sua straordinaria carriera era stato sovente utilizzato per interpretare villain eleganti e letali in vari film di diverso genere. Doppiato da George Sanders nella versione originale (e dal talentuoso Carlo D'Angelo in quella italiana), Shere Khan nel film animato appariva come il simbolo della prepotenza e della tracotanza, un predatore potente, letale, permeato da un'arroganza e una supponenza enormi. Shere Khan nell'originale Disney del 1967 andava a caccia del piccolo Mowgli spinto da un odio quasi naturale per l'uomo, dal volerlo spazzare via, come se la sua presenza fosse un vero e proprio insulto allo stato naturale di quella giungla di cui lui si sentiva il dominatore per diritto di nascita e forza.

Shere Kahan
Shere Khan

Carismatico, sprezzante, solitario, secondo alcuni biografi del grande autore inglese era ispirato alla tirannica madre di Kipling, ma quasi tutti vi vedono maggior attinenza a quel Bahdur Shah II che cercò in modo abbastanza confuso e incerto di scacciare con la violenza gli inglesi dall'India nel 19esimo secolo. Shere Khan tuttavia aveva un punto debole: temeva il fuoco e le armi dell'uomo e proprio per questo cercava di uccidere Mowgli ad ogni occasione, convinto che una volta cresciuto si sarebbe comportato come quei simili che ancora oggi fanno sì che le tigri siano sull'orlo dell'estinzione. L'importanza di Shere Khan, infatti, è legata al suo essere sicuramente un personaggio negativo, ambizioso, che ama uccidere per piacere e non per necessità, ma che, sostanzialmente, ha ragione sull'uomo: l'essere umano è un pericolo per la giungla, non la rispetta, non le appartiene e cerca continuamente di distruggerla.
Peccato che Shere Khan rappresenti in modo perfetto lo sterminato numero di conquistatori e Re che si sono crogiolati in stragi e violenze per accrescere il proprio potere, pronti a distrugger chiunque non gli piacesse o gli si opponesse... e la cui superbia è stata sovente pari a quella di questa tigre mangiatrice di uomini.

9. Gaston - La bella e la bestia

La Bestia e Belle in una romantica scena del film d'animazione La bella e la bestia ('91)
La Bestia e Belle in una romantica scena del film d'animazione La bella e la bestia ('91)

A molti sembrerà strano trovare nella lista il fusto di uno dei classici Disney più amati e conosciuti di sempre, ed invece Gaston, apparentemente un arrogante bellimbusto senza troppo cervello, è forse uno dei cattivi dei cartoon Disney più importanti di tutti. Ne La bella e la bestia del 1991, Gaston appare sostanzialmente come un ragazzone palestrato e pieno di sé, ignorante e assolutamente incapace di provare qualsiasi tipo di sentimento per chiunque se non per sé stesso. Innamorato della propria bellezza, convinto di essere il massimo a cui si può aspirare, Gaston desidera Belle come sua compagna solo perché è la più bella del paese e quindi "la migliore" dal suo punto di vista; naturalmente non si cura di sapere se Belle lo vuole, la tratta da sciocca ragazzina superficiale e immatura, e si dimostra più e più volte scortese, volgare e insensibile. Gaston deve la sua genesi a quel Avenant che, interpretato dallo statuario Jean Marais, era la nemesi nel bellissimo La Bella e la Bestia di Jean Cocteau e René Clément del 1946. Alto, ricco, arrogante e bello, fu il perfetto modello a cui ispirarsi, per quanto molto nella fisionomia e nella possanza fisica fosse connesso in modo evidente al bullo Brom Bones di Le avventure di Ichabod e Mr. Toad.

La Bella e la Bestia: un classico senza tempo compie 25 anni

Gaston
Gaston de La bella e la bestia

Ma da questa unione, nacque un villain che stupisce ancora oggi per modernità ed attualità nel suo rispecchiare alcuni dei lati oscuri più terribili e purtroppo comuni del sesso maschile nel terzo millennio. Gaston infatti non è semplicemente un forzuto vanitoso e cafone, egli si dimostra infatti un uomo assolutamente crudele, un maniaco del controllo, maschilista e violento oltre che codardo. Pur di avere Belle arriva a mettere in pericolo la vita del padre e a mentire ai suoi ingenui e paurosi paesani circa la Bestia. Narcisista patologico, vede le donne come trofei non dissimili da quelli che adornano la sua taverna e che l'hanno reso il cacciatore più famoso della regione, per lui tutto ciò che conta è potersi rimirare in uno specchio fatto di altre persone che ad ogni momento gli sussurrano quanto è magnifico.

Una delle scene iniziali del cartoon La bella e la bestia
Una delle scene iniziali del cartoon La bella e la bestia

Alla prova dei fatti però, tutta la sua arroganza scompare nella battaglia finale quando, dopo la passività iniziale, la Bestia reagisce ed ingaggia con lui un tremendo duello finale nel castello incantato.
Messo di fronte a qualcuno che non ha paura di lui o non ne subisce il fascino superficiale, Gaston si rivela un vile capace solo di colpire alle spalle. Geloso, possessivo, manipolatore e senza alcun tipo di empatia verso gli altri, egli altro non è che il totem della crudeltà tutta maschile che ancora oggi rende molte donne vittime del volere e del capriccio di uomini crudeli, violenti ed egoisti. In più Gaston è il monumento vivente al culto dell'immagine, morbo di quegli anni Ottanta che si erano appena conclusi, tornato ferocemente in auge in questo nuovo millennio, a forza di like e social, in cui conta solo ciò che sembriamo e non ciò che siamo e in cui i peggiori mostri, sovente sono coperti di meravigliosi sorrisi e corpi perfetti.

8. Crudelia De Mon - La carica dei 101

Crudelia Demon
Crudelia De Mon

Con Crudelia De Mon il mondo dei cattivi Disney fece un assoluto passo in avanti verso il mondo dell'irrazionale.
Se fino a quel momento i villain erano tutti concepiti come esseri malvagi ma sostanzialmente razionali, permeati di cupidigia certo, brama di potere, bellezza o ricchezze, con lei per la prima volta si fece strada un cattivo, anzi una cattiva, che di razionale aveva veramente poco. Alta, magra, dal colorito così livido da farla sembrare una non-morta, nel classico Disney La carica dei 101 fu abbastanza simile a ciò che la scrittrice Dodie Smith aveva concepito nel suo romanzo I Cento e un Dalmata, per quanto il classico Disney la mostrasse non sposata. Crudelia DeMon appare fortemente caratterizzata dal punto di vista visivo, con una gigantesca pelliccia bianca fatta di pelle di castoro, scarpe rosse molto eleganti ed uno abito da cocktail che in tutto e per tutto la fa sembrare reduce da una sorta di party infernale.
Creatura demoniaca infatti lo sembra davvero, con quei capelli metà neri e metà bianchi, gli occhi spiritati, il volto che si deforma di collera per un nonnulla, i denti che sembrano quelli di una belva feroce e l'autovettura che nelle sue mani pareva quasi un destriero infernale.

101 Dalmatians Glenn Close
Glenn Close ne La carica dei 101

La Smith si ispirò alle tante viziate, irascibili ed insoddisfatte ricche signore della classista società inglese e della frivola società americana con cui aveva avuto la sfortuna di avere a che fare nella sua vita, ed infatti pure nel film del 1961, Crudelia esibiva la sua immane ricchezza con la stessa naturalezza con cui fumava sigarette dal suo aristocratico bocchino.
Crudelia De Mon (Crudelia De Vil nell'originale) si aggira con fare folle, incontrollato, accecata da una cupidigia non per i dalmata ma per quel manto maculato con il quale vuole farsi una serie di pellicce. Non prova alcun sentimento per nessuno, vive all'interno di un mondo fatto di puro materialismo riflesso, armata di una spregiudicatezza e un'insensibilità disumane. L'unico modo che ha per rapportarsi agli altri è quasi sempre insultarli, in una sorta di delirio per il quale ogni altro essere vivente o senziente è un nemico, un essere che l'ha privata di qualcosa. Crudelia De Mon, spirito demoniaco sotto sembianze umane, altro non rappresenta che il lato più terrificante del consumismo, che ci fa stimare le cose, gli abiti, le auto, i vestiti, più delle persone, degli animali, della nostra salute ed esistenza. Ed è qualcosa che ancora al giorno d'oggi conosciamo molto bene...

7. Ade - Hercules

Ade
Ade di Hercules

Con Hercules il concetto di cattivo dei carton Disney fu ampiamente rimaneggiato e rivoluzionato, all'interno di un film che stravolgeva anche graficamente i personaggi in chiave grottesca e sovente comica. Fin dall'inizio si pensò a semplificare il racconto, modificando pesantemente il mito greco originale, allo scopo di rendere il tutto meno "tragico" e complicato per il giovane pubblico a cui si rivolgeva il 35esimo classico Disney. Maggiormente concentrato sulla lotta contro i Giganti dell'eroe per eccellenza del mondo greco più che sulle sue famose Fatiche, Hercules ebbe in Ade un villain come non se ne era mai visti prima nel mondo Disney. Originariamente si era optato per un individuo massiccio, minaccioso, freddo ed inquietante (come nel mito greco) ma quando dopo vari casting non soddisfacenti e dopo aver rotto con John Lithgow la produzione decise di provare con James Woods, il risultato fu imprevedibile.
L'istrionico e spumeggiante attore americano convinse tanto con la sua parlata veloce, irregolare, quasi schizofrenica, che si decise di rivedere il personaggio dandogli i suoi lineamenti e soprattutto una natura molto più sopra le righe. Alto, dalla pelle color cenere, con fiamme blu al posto dei capelli, una bocca sdegnosa e orlata di zanne, una corporeità gassosa più che solida, risaltava tra tutti gli Dei dell'Olimpo come la pecora nera della famiglia. Deciso a scalzare il fratello dal trono degli Dei usando i Titani, Ade nel film Disney decideva di eliminare un Ercole ancora in fasce in quanto unico ostacolo, da lì a 18 anni, tra lui e la vittoria su Zeus.

Hercules Ade
Ade di Hercules

Il risultato finale è ancora oggi indicato da tutti come il villain più divertente, dissacrante, la più simpatica canaglia partorita da un film Disney fino ad oggi.
James Woods (doppiato magistralmente dal Massimo Venturiello in Italia) fu il caso più conclamato di cattivo Disney capace di "rubare" letteralmente la scena all'eroe ed ogni altro personaggio.
Ancora oggi Ade è visto come il vero protagonista del film Disney, rispetto ad un Ercole che a molti parve davvero troppo banale e ingenuo per appassionare il pubblico. In fin dei conti Ade, con le sue fanfaronate, i suoi diabolici piani destinati a fallire per l'abilità di Ercole o molto più frequentemente per l'incapacità dei suoi due servi Pena e Panico, completamente cattivo non sembrò mai del tutto.
Questo grazie ai disegni del vignettista Gerald Scarfe e all'opera del supervisor Andreas Deja che con i suoi 700 animatori, artisti e tecnici, in un certo senso fece qualcosa di molto simile per tono ed atmosfere a quanto per decenni era stato appannaggio dei Looney Tunes e della loro comicità demenziale e grottesca.
Più stand-up comedian che tiranno dei morti, mattatore, logorroico, pasticcione ed al tempo stesso ambizioso, Ade ci ricorda in modo spassoso quanto sovente dietro i cosiddetti malvagi si nascondano insoddisfazioni puerili, goffaggine, insicurezza e solitudine.
Questo villain Disney, in fin dei conti, è cattivo perché disgraziato, perché esiliato ed emarginato da tutti gli altri Dei, condannato a vivere tra oscurità e sofferenza in primis dallo splendente fratellone Zeus.

6. Ursula - La sirenetta

Ursula
Ursula de La sirenetta

In vita tutti abbiamo avuto purtroppo a che fare con persone che si fingevano nostre amiche, pronte a darci consigli, ad ascoltarci e comprenderci, salvo poi scoprire che tramavano alle nostre spalle per il proprio egoistico interesse fin dall'inizio. Non è una sensazione molto piacevole anzi, ad ogni età essere usati e poi traditi è qualcosa di assolutamente devastante. Ursula tra tutti i villain della Disney è sicuramente quella che più si fa portatrice di questo modus operandi, in cui brama di potere e ricchezza, invidia e malignità possano avere effetti devastanti sulle vite degli altri, soprattutto se è una persona astuta e manipolatrice ad agire. La sirenetta rimane ancora oggi uno dei classici Disney più amati di tutti i tempi, e non è un caso che vi sia grande attesa e curiosità (ed anche polemiche) per come verrà ricreato nel live action della Disney, ma una cosa è certa, Ursula dovrà essere all'altezza di ciò che il film di Ron Clements e John Musker offrirono al pubblico nel 1989.

La terribile strega del mare Ursula in una scena de La sirenetta
La terribile strega del mare Ursula in una scena de La sirenetta

Come per molti altri elementi, anche la Strega del Mare venne pesantemente modificata rispetto all'originale concepito da Andersen nel romanzo del 1837, tuttavia conservò diverse caratteristiche peculiari del personaggio cartaceo. Ursula come il personaggio del romanzo vive in un reame oscuro, dove il mare è quasi nero. Ella è una potentissima maga, dall'animo crudele e malvagio, che porta un immenso rancore al padre di Ariel, Re Tritone, per averla scacciata a suo tempo. Esperta nel creare pozioni ed incantesimi, decide di usare l'ingenua e innamorata sirenetta per covare una vendetta personale verso il re suo padre e rovesciarlo dal trono.
Dal momento che il suo aspetto era alquanto indefinito, il disegnatore Ruben A. Aquino sperimentò per lei diverse forme e caratteristiche proprie delle creature marine quali mante o razze, fino a quella definitiva, che la vedeva come una sorta di incrocio tra una piovra e la drag queen Divine, deceduta nel 1988.

Una scena del film d\'animazione La sirenetta
Una scena del film d\'animazione La sirenetta

Con la pelle dal colore indaco, i capelli bianchi, la metà del corpo composta da sei inquietanti tentacoli nero-violacei, apparve immediatamente come l'essenza della malvagità, della perfidia e di una certa lussuria e bramosia infinite; in tutto e per tutto faceva pensare a certe dame decadenti dell'Europa vittoriana. La voce di Pat Carroll (Sonia Scotti nella versione italiana) si intrecciò perfettamente nel dipingere un personaggio angosciante, machiavellico, abile nel nascondere le proprie vere intenzioni e nel manipolare la dolce Ariel.
La sua mostruosità finale, il suo diventare una sorta di gigantesco kraken, di flagello dei mari altro non è che l'esteriorizzare il suo nero cuore demoniaco, un'anima che in diversi momenti, nel suo mercanteggiare con i destini e desideri altrui, inneggiava al Mefistofele che il grande Goethe descrisse nel Faust.
Allo stesso tempo è palese il suo collegarsi a ciò che per noi simboleggia il mare nei nostri incubi da ben prima de Lo squalo di Steven Spielberg: l'abisso, il mistero orrendo di ciò che non possiamo vedere, la culla dalla quale dai tempi dei Fenici, venivano partoriti mostri allucinanti in grado di divorare intere navi ed equipaggi. E quell'abisso, quel mare nero, quella profondità inesplorata, è quella del pozzo senza fondo della nostra anima, di quanto in basso possiamo spingerci se egoismo e mancanza di empatia prendono il dominio su di noi.

5. Claude Frollo - Il gobbo di Notre Dame

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Il gobbo di Notre Dame, una scena del film d'animazione

Chissà se Victor Hugo immaginava come sarebbe stato modificato Il gobbo di Notre Dame dalla Disney.
Chissà se poi avrebbe gradito di vedere il suo Claude Frollo come antagonista principale di un film d'animazione che all'epoca stupì per la cupezza delle atmosfere e tematiche trattate. Molte cose furono cambiate ma nessuna stupì chi aveva letto il romanzo e aveva visto altre trasposizioni cinematografiche, più della metamorfosi a cui fu sottoposto quello che era stato definito a suo tempo un anti-eroe tragico. Eppure, nonostante questo, il personaggio di Frollo funzionò in modo egregio, anzi di più, divenne un nemico a parte nel mondo Disney, sostanzialmente un caso più unico che raro per la sua natura e le sue caratteristiche. Frollo infatti è da certi punti di vista il cattivo più realistico, maturo e inquietante che la casa di Topolino abbia mai partorito, ed è uno di quei personaggi che si è portati a rivalutare nella loro maestosa crudeltà da adulti.
Claude Frollo nel film del 1996 è un uomo di potere quasi assoluto, un giudice che ama, insegue, usa la legge a proprio piacimento, che ha risparmiato il povero Quasimodo per un fastidioso senso di colpa derivato dall'averne ucciso la madre di fronte alle mura di Notre Dame. Egli vede in tutti gli altri uomini difetti e magagne, peccati inconfessabili tranne che in sé stesso, che usa il potere, la fede religiosa, come scusa per essere peggiore di ogni altra persona.

Frollo
Frollo, de Il gobbo di Notre Dame

Gli attori Cedric Hardwicke e Hans Conried vennero presi a modello per i lineamenti, mentre la sua indole imprevedibile, sadica, violenta e narcisistica fu modellata su ciò che il grande Ralph Fiennes aveva portato al cinema con il ritratto del famigerato gerarca nazista Amon Goth in Schindler's List.
Ed in effetti al feroce gerarca nazista, massacratore di ebrei, Frollo assomigliava per lo zelo con cui perseguitava gli zingari, ma anche per l'ossessione malata e carnale per la bella Esmeralda, per un ragazza cioè, appartenente a quella "razza inferiore" che lui combatteva da una vita.
Ma ciò che lo rende davvero unico, davvero terrificante, è il fatto che lui, Frollo, senta nel profondo di operare nel giusto, di essere una brava persona, di non avere nulla da rimproverarsi. Le sue azioni sono dettate (nella sua mente) da un disegno superiore, servono a purificare il mondo, così come lo pensavano e pensano tutti i carnefici, i boia che in nome di un Dio o di un ordine superiore hanno seminato e continuano a seminare di morte e terrore il nostro mondo.
Da Torquemada a Mengele, da Eichmann a Maria d'Inghilterra, il terrore ha sovente serpeggiato per mano di uomini e donne che, come Frollo, hanno giustificato le proprie inclinazioni, il proprio sadismo, in nome di qualcosa di alto e purificatore.
Ed in questo, Frollo assurge a simbolo unico e alto di una malvagità molto storica, attuale e ben poco astratta.

4. Chernobog - Fantasia

Ebbene sì, dal 1989 facciamo un salto indietro di quasi 50 anni, a quel Fantasia che cambiò la storia dell'animazione per sempre, dimostrando che i cartoni animati potevano fare qualcosa di più di regalare qualche infantile risata. Nel celebre lungometraggio Disney, i vari episodi coadiuvati da melodie tra le più raffinate mai scritte da geni del calibro di Beethoven, Bach e Schubert, crearono qualcosa di mai visto prima che lasciò letteralmente di sasso critica e pubblico. E tra coccodrilli ed ippopotami danzanti, tra dinosauri e fiori, comparve, sulle note di Una notte sul Monte Calvo di Modest Petrovič Musorgskij, anche uno dei villain più terrificanti, oscuri e affascinanti del mondo Disney: Chernabog. Ancora oggi sulle sue origini vi è molto mistero e più di un'ipotesi. Di certo vi è solo che era uno Dio oscuro e maledetto della cultura slava, che fino al XII secolo, come descritto nel Chronica Slavorum, presso le tribù venede e polabe era colui verso il quale si riconducevano tutte gli eventi nefasti e dolorosi accaduti. Il suo nome è presente anche nelle leggende islandesi, nelle saghe dei discendenti di Canuto, dove è posto in contrapposizione alle divinità benevole. Di certo egli ha sempre rappresentato bene o male l'oscurità e la morte in diverse culture euroasiatiche medioevali, di cui diversi elementi sono sopravvissuti fino ai nostri giorni, ed il suo aspetto, creato dal disegnatore Bill Tytla, fu ottenuto grazie ai lineamenti di sua maestà Bela Lugosi. Il Dracula per eccellenza del cinema, con il suo cipiglio oscuro, le ali da pipistrello, il ghigno mefistofelico, lo sguardo fiero ed li portamento ardimentoso, fu unito agli studi anatomici specifici su diverse creature alate, dipinti ed effigi inerenti creature demoniache.

Chernobog
Chernabog di Fantasia

Il risultato fu una creatura terrificante, un demone che in sé racchiudeva potenza, forza, tenebrosità, condensando molte della caratteristiche dei vampiri, mostri e delle creature della notte descritti nelle varie parti del globo, demoni e diavoli di oriente ed occidente, i grandi antichi immaginati da Lovecraft...
Tuttavia fu particolarmente chiaro a tutti quanto La stregoneria attraverso i secoli di Benjamin Christensen del 1922 fosse la grande fonte d'ispirazione per quelle creature delle tenebre, quei feticci del demonio che atterrivano le moltitudini medioevali, le streghe e i fantasmi di eserciti maledetti, uniti in un sabba selvaggio. Capre, suini, cani, pipistrelli, fauni, creature dell'orrido, simboli di paure contadine condivise però da quei falsi sapienti che misero a fuoco la carne di molti per esorcizzarle. Chernobog gioca e distrugge e crea i suoi piccoli mostri, i suoi piccoli demoni così come fa con le paure dell'uomo, così come gioca e scherza con i loro cuori, con la paura atavica del soprannaturale, del Dio assetato di sangue del vecchio testamento, dei demoni che Dante Alighieri e Milton descrissero e Bouguereau, Bruegel e Boschi dipinsero nella loro orripilante magnificenza. Illuminato da una luce spettrale che richiama al Nosferatu il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau, Chernobog viene sconfitto di lì a poco dal religioso suono di una campana che promette l'alba e anticipa l'Ave Maria, la luce che lo costringe a ritirarsi. Ma la sua minaccia di morte e caos rimane viva e presente, così come già all'epoca era viva e presente nel mondo scosso da un conflitto che da europeo di lì a poco avrebbe dilaniato mezzo mondo e in qualche anno rivelato l'orrore dell'Olocausto. In questo Una Notte sul Monte Calvo funge da anticipazione tetra e scioccante, quasi una profezia animata, e ai giorni nostri è monito a non dimenticare che quel demone, tutti i demoni, vivono dentro di noi, aspettano solo la notte della ragione per risvegliarsi.

3. Malefica - La bella addormentata nel bosco

Malefica
Malefica de La bella addormentata

Ebbene sì, sul terzo gradino del podio vi è proprio lei, la Maga Oscura per eccellenza, la Signora delle Tenebre, uno dei personaggi femminili più affascinanti, carismatici, eleganti e riusciti dell'universo Disney.
Malefica si erge tra i villain di questa lista in virtù di un potere che ha pochissimi pari all'interno dell'universo di Walt Disney, un potere che usa come le pare e piace, per inseguire i propri terribili fini. E tra tutti, nessuno è più importante per lei della vendetta, del rendere pan per focaccia a chi si è reso colpevole di averla offesa, di averle mancato di rispetto, in virtù di una sorta di mania di persecuzione che è solo un alibi che lei usa per scatenare la sua collera ed ira. Ne La bella addormentata nel bosco, Malefica appare immediatamente all'inizio del film, quando si presenta senza aver ricevuto quell'invito da Re Stefano che ne scatena la fredda e premeditata furia verso i presenti e soprattutto verso la piccola Aurora.
Tuttavia al contrario di molti altri cattivi, ciò che incute più timore e impressiona di Melefica, è l'incredibile self-control, l'eleganza, il tono gelidamente cortese ed suadente che però non nasconde mai il disprezzo e la sufficienza con cui considera chi le sta attorno.

La terribile lotta tra il principe Filippo e la strega Malefica trasformata in drago ne La bella addormentata nel bosco
La terribile lotta tra il principe Filippo e la strega Malefica trasformata in drago ne La bella addormentata nel bosco

Del resto è abbastanza potente da poterselo permettere. Malefica infatti è in grado di controllare il fuoco, di ordire terribili incantesimi, di comandare gli agenti atmosferici, di cambiare forma e apparire e scomparire a suo piacimento. Inoltre può controllare piante ed animali, ha capacità divinatorie ed è immune alla armi comuni dell'uomo. In nessun cattivo forse il potere è così presente, così intuito, così tutt'uno col personaggio come per questa Maga che rappresenta in tutto e per tutto il male nella sua accezione più universale, innata. Per quanto il Live Action Maleficent abbia cercato di renderla più "normale", di descriverla come una creatura originalmente benevola divenuta ciò che è in virtù delle malefatte dell'uomo, lei rappresenta e rappresenterà per sempre la forma più vanitosa, autentica ed viscerale dell'oscurità. Altissima, dalla pelle verdastra, con due gialli occhi felini, lineamenti spigolosi e due corna nere, Malefica è però dotata di un'innata eleganza, di un fascino che esercita e incute timore su ogni essere vivente.

La perfida strega Malefica del film d\'animazione La bella addormentata nel bosco ( 1959 )
La perfida strega Malefica del film d\'animazione La bella addormentata nel bosco ( 1959 )

E quel viola che indossa, il colore della pazzia e della malvagità in quasi tutte le culture, il colore del Joker e di Medusa per intenderci, nessuno lo indossa con tale efficacia come lei. A conti fatti più che una Maga è una Regina, che con passione disprezza la plebe, quei patetici umani che non tremano e non fanno a gara per adorarla. Sadica, fredda e calcolatrice è però facile alla furia e al manifestare odio verso tutto e tutti. Il grande drago violaceo nel quale si trasforma nel finale, non è solo la sua forma corporea più potente, ma il suo alter-ego, il suo spirito-animale (o meglio spirito-mostro) poiché come per i draghi della tradizione occidentale, anche lei altro non è che un essere con il quale non si può ragionare, venire a patti o trattare. Malefica rappresenta anche quelle donne che rifiutano le convenzioni, la sottomissione che Aurora e la madre accettano passivamente; ella è quindi, in tutto e per tutto, la libertà nella sua forma più estrema ed eccessiva. Di certo molto della sua popolarità fu dovuto al suo somigliare a quelle dive eteree e predatrici che dominavano il cinema in quegli anni, e di avere come doppiatrice Eleanor Audley, mentre da noi fu la grande Tina Lattanzi a conferirle un fascino ancora oggi unico nel suo genere.

2. Scar - Il re leone

Una scena de Il re Leone con Scar, il fratello di Re Mufasa
Una scena de Il re Leone con Scar, il fratello di Re Mufasa

Medaglia d'argento di questa hit parade del male, Scar non solo è uno dei migliori villain mai usciti dal mondo di Walt Disney, ma è uno dei cattivi meglio concepiti e realizzati della storia del cinema. A lui abbiamo dedicato, visto l'uscita del Live Action Il Re Leone, anche un altro approfondimento su Scar de Il Re Leone, ma vale la pena comunque qui ricordare quanto il crudele leone abbia rappresentato qualcosa di assolutamente inedito (e anche scioccante) per il pubblico disneyano. Scar, modellato sui lineamenti di quel Jeremy Irons che gli prestò la sua voce ed il suo carisma (come fece anche il nostro Tullio Solenghi), è un leone atipico, dalla criniera nera, gli occhi verdi, magro, dai modi melliflui, viscidi, mentitore, che pare quasi più una serpe sotto vesti feline che un leone, predatore simbolo di fierezza e forza. Astuto, falso, cinico, assetato di potere e ossessionato dalla corona che si è allontanata dal suo capo con la nascita di Simba, si rivela uno avversario assolutamente letale poiché, pur se non vigoroso fisicamente, è abbondantemente dotato di materia grigia, come lui stesso asserisce. Abilissimo nel nascondere le sue vere intenzioni, è uno stratega e un pianificatore paziente e arguto, che sa come distrarre gli avversari, coglierli di sorpresa ed è dotato di una capacità di improvvisazione e di una dialettica a dir poco fenomenali. Oltre a questo, è spietato, determinatissimo, non ha mai alcun ripensamento né prova alcuna pietà per il fratello Mufasa o per il nipote, e considera ogni altro essere vivente inferiore, stupido e incapace, non all'altezza del suo genio e della sua intelligenza.

Il Re Leone 2019 4
Il Re leone: un'immagine con Scar e le iene

Ispirato al personaggio di Re Claudio nell'Amleto, se ne distanzia per l'inettitudine al comando, per l'essere (al contrario del monarca danese descritto da Shakespeare) privo di ogni senso di colpa per la sua azione ed un leader assolutamente fallimentare, capace solo di portare alla rovina il Regno di suo fratello. Tuttavia tale fallimento non lo tocca, e si dimostra totalmente disinteressato alla sorte di quel branco del quale bramava la corona e dal quale vuole una cieca obbedienza, pure a costo della distruzione più totale, della morte. Gli sceneggiatori Irene Mecchi, Jonathan Roberts e Linda Woolverton lo descrissero dotato delle stesse capacità di irretire le masse, di sedurle e renderle schiave del proprio volere che aveva reso possibile a uomini come Adolf Hitler, Benito Mussolini e Iosif Stalin arrivare ai vertici. Del dittatore nazista ha la personalità accentratrice, narcisista, l'anelare ad un ideale di forza che fisicamente gli è stata privata da madre natura, il crogiolarsi nella morte, nella decadenza, il collegarsi ad una dimensione sado-maso-mortuaria. Sicuramente la marcia delle iene è il momento in cui più egli assomiglia al terribile caporale boemo, in cui riviviamo la triste epoca della svastica tedesca. Assomiglia a Stalin nell'aspetto, con il volto attorniato da eleganti baffi e dalla criniera nera, ma anche e soprattutto nella capacità di apparire razionale, moderato, di buon senso quasi, per poi sfoderare gli artigli e, come il dittatore sovietico, le sue minacce spesso sono avvolte da sorrisi, consigli, scorrono sotterranee ed allusive, accompagnate da promesse e premi. Del dittatore italiano ha la grande comunicatività, l'appellarsi agli esclusi, ai senza speranza, ai reietti, promettendo loro gloria e potere... In comune ha anche il far precipitare (alla prova dei fatti) tutto ciò che ha sotto mano nella rovina e nella morte, il fallire miseramente.

Il Re Leone: uno dei suggestivi scenari del film
Il Re Leone: uno dei suggestivi scenari del film

Alla fine, come successo per moltissimi dittatori, tiranni e sanguinari despoti, il regno di Scar crollerà sul peso dei suoi errori e fallimenti, con l'arrivo di quel Simba che, a dispetto di paure e difficoltà, sarà la scintilla che accenderà una rivolta tanto repentina quanto inevitabile. Scar assurge a molteplice simbolo della tirannia, dell'oppressione, si ricollega ad alcuni dei periodi più bui e terribili della storia, soprattutto moderna, quando individui biechi, vanagloriosi e malvagi riuscirono a impossessarsi del potere su ogni cosa. Di certo il suo essere l'unico cattivo dei cartoon Disney riuscito nell'intento di uccidere un protagonista (il fratello Mufasa), lo ha legato ad uno dei momenti più drammatici e scioccanti della storia dell'animazione, un vero e proprio trauma generazionale. E per quanto tempo passi, il suo sogghignante "lunga vita al re!", resterà come uno dei più fulgidi esempi di malvagità e dramma.
Il fatto che un tale villain non occupi la prima posizione nella nostra classifica, è solo perché al primo posto vi è il simbolo per eccellenza del male del mondo animato di Walt Disney...

1 Grimilde - Biancaneve e i sette nani

Biancaneve
Grimilde, la Regina Cattiva

Ebbene si, a guidare questa classifica c'è lei, il villain per eccellenza, nonché il primo cattivo Disney di sempre, vera e propria anima nera di quel Biancaneve e i sette nani che lanciò definitivamente la casa di Walt Disney in quel lontano 1937.
In principio il nutrito gruppo di sceneggiatori del primo classico Disney aveva pensato di creare una villain grassa, brutta e un pò ridicola, ma Walt Disney scartò l'idea, ritenendo invece che fosse necessario qualcosa di diverso. Si decise quindi di operare un radicale cambiamento, di creare un personaggio armato di fascino, di una femminilità tanto plateale quanto inquietante, torbida, sensuale e che unisse in sé le caratteristiche di una Lady Macbeth e la Fata Morgana.
Per la voce fu scelta infine Lucille La Verne, sostituita in Italia da una sempre perfetta Tina Lattanzi. Il risultato, grazie ai disegni superbi di Albert Hurter, Ferdinand Hovarth e del resto del team artistico, fu un qualcosa di assolutamente unico, una donna alta, elegante, tenebrosa, i cui lineamenti erano modellati ispirandosi a quelli della grande Joan Crawford - l'attrice simbolo di quegli anni - e della nobile Uta di Ballenstedt, la cui statua fin dall'XIII secolo era simbolo di gelida regalità.
Aggraziata, elegantemente chiusa in un mantello nero alato che la fa sembrare un vampiro, con il capo chiuso da una cuffia quasi sacerdotale, è anch'essa "seguace" di quel viola che le conferisce un'aria demoniaca, folle e instabile. La corona è semplice, eppure proprio tale semplicità non fa che rendere la sua chiara, notevole bellezza, qualcosa di pericolosamente distaccato, gelido e senza vita. In Grimilde rivivono i freddi e cupi personaggi raccontati nelle leggende dell'Europa nordica, già partendo dal suo nome, ispirato a quella Crimilde che è una delle più tragiche protagoniste della saga norrena dei Nibelunghi. Con lei avanza un'oscurità che in Biancaneve e i Sette Nani rimanda alle sanguinose fole del passato, dove in foreste tenebrose e ferali, uomini e bestie incrociavano destini e corpi.

Una celebre scena del film Biancaneve e i sette nani ( 1937 )
Una celebre scena del film Biancaneve e i sette nani ( 1937 )

Il suo essere non madre ma matrigna, ha dato una connotazione assolutamente negativa a questa parola per moltissimo tempo, e l'ha resa simbolo stesso della negazione dell'istinto materno, dell'altruismo del genitore. Grimilde è forse il villain più spietato, crudele ed egoista della storia Disney, tanto ossessionata dalla propria bellezza, dalla supremazia del suo aspetto, da chiedere ad un cacciatore di uccidere la figlioccia e portarle il suo cuore. E quella domanda, quel "Specchio, servo delle mie brame..." altro non è che la ricerca ossessiva di una perfezione estetica che, come nel celebre Dorian Gray di Wilde, si accompagna ad una putrefazione dell'animo senza ritorno.
La sua non è semplice vanità, ma ricerca spasmodica di una supremazia sulle altre donne, di un elevare la propria persona oltre l'umanità, toccare un divino che richiede sacrifici umani, gli stessi che per tanto tempo le religioni norrene hanno avuto all'interno dei loro riti. Più che Maga attorniata da creature della notte quindi, Grimilde appare una sacerdotessa, dedita al culto di sé stessa, e lo fa con una volontà adamantina, ferale, che spinge fino al punto di trasformarsi in ciò che più odia di più ma che in realtà è dentro (ancora una volta collegandosi a Dorian Gray): un'orribile vecchia megera ributtante e malefica.

La terribile regina del film Biancaneve e i sette nani ( 1937 )
La terribile regina del film Biancaneve e i sette nani ( 1937 )

Grimilde si muove portando con sé l'eredità di quelle donne, di quelle regine e donne di potere che per la corona, la supremazia, fosse essa della carne o dello scettro, sono state capaci di compiere nefandezze senza nome. In particolare appare chiaro il riferimento alla famigerata Contessa Sanguinaria Elizabeth Bathory, amante della Magia Nera, che nel 16esimo secolo massacrò centinaia di donne e ragazze, convinta che bagnarsi nel loro sangue la aiutasse a rimanere giovane. Ma anche Lucrezia Borgia, Ranavalona, Caterina de Medici, Isabella di Castiglia e Anna Bolena possono essere collegate a Grimilde, nel loro ricordarci quanto le donne sappiano anch'esse rappresentare l'abisso dell'animo umano. La sua fine, incontrata nella sua "vera" forma di megera, è metaforicamente perfetta nel farla precipitare quando sta più in alto di tutti, colpita da un fulmine divino e poi divorata dagli avvoltoi.

La terribile strega del film Biancaneve e i sette nani ( 1937 )
La terribile strega del film Biancaneve e i sette nani ( 1937 )

Grimilde rappresenta i lati oscuri e terrificanti della figura femminile, nella varie accezioni di madre, amante, donna che porta con sé un eros torbido, malsano, quell'essere donna che fin dai tempi di Omero fu sovente descritta come infida, traditrice, assetata di sangue. In un certo senso è un monito a chi nella letteratura e nel cinema, per molto tempo ha limitato il "sesso debole" a ruoli marginali, innocenti, quasi che al contrario dei "maschietti" non potesse ambire ad altro. Invece, anche grazie alla Regina Cattiva, le donne meritano un posto di rilievo persino tra le tenebre, immaginarie e non...