Daitona, la recensione: I dolori del giovane Loris

La recensione di Daitona: la storia di un ex scrittore di successo, che si risveglia senza ricordare nulla della notte precedente, diventa un film tra noir e commedia.

RECENSIONE di 27/06/2019
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Daitona: una scena del film con Lorenzo Lazzarini

Che cosa significa scrivere un best seller a 16 anni? Senza fare nomi, un paio di esempi in Italia ne abbiamo. Chissà se è ispirato a loro il personaggio di Loris Daitona, il protagonista di Daitona, il film di Lorenzo Giovenga in uscita il 27 giugno. È uno scrittore assurto a una fama fulminea ed effimera a 16 anni, età in cui ha scritto il bestseller Ti Lovvo, un libro dal successo insperato e mai più raggiunto, come ci racconta, in un minuto, il mockumentary che apre (e finirà anche per chiudere) il film. Nella recensione di Daitona vi spieghiamo che, però, questo è solo lo spunto di un film che prende la strada di un noir grottesco (e anche piuttosto incompiuto) lasciando spiazzato chi guarda.

La trama: come in Una notte da Leoni

La trama di Daitona si apre con Loris (Lorenzo Lazzarini) che si sveglia a casa di una ragazza. Non ricorda nulla della sera prima, e viene cacciato malamente dalla madre di lei. In mutande, e senza un'idea di cosa facesse lì, comincia a ricevere sullo smartphone misteriosi messaggi e chiamate che parlano di un fantomatico "passero rosso", appuntamenti in luoghi che dovrebbe conoscere, e di cui invece non sa nulla. Prova a farsi pubblicare il suo nuovo romanzo, Es-senza, mentre tutti gli chiedono Ti Lovvo 2. E, nella giornata in cui deve presenziare in radio per parlare di una nuova rubrica su un giornale, nella sua vita cominciano ad entrare personaggi sempre più strani.

Un (cinema) americano a Roma

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Daitona: Lorenzo Lazzarini in un momento del film

I primi riferimenti che ci vengono in mente, guardando Daitona, sono Una notte da leoni, per lo spunto del risveglio dopo una notte di cui non si ricorda nulla, e Il grande Lebowski, per la storia di un uomo qualunque capitato in un intrigo molto più grande di lui. Ovviamente parliamo solo di riferimenti, perché qui siamo parecchio lontani dalla riuscita di film di questo tipo. Se li citiamo è perché ci sembra chiaro il tentativo di mescolare un cinema tipicamente americano alla commedia tipicamente romana. È qualcosa che, da noi, è stato già fatto, e anche in maniera mirabile, con Lo chiamavano Jeeg Robot, di Gabriele Mainetti, che trasportava il cinecomic e il cinema di Tarantino nel mondo della nostra capitale, con gag e dialoghi figli di una certa romanità. Il risultato è stato sorprendente.

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Quello che manca a Daitona

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Daitona: una scena con Lorenzo Lazzarini

Nella riuscita di quel film sono stati tanti i fattori decisivi: una sceneggiatura geniale (di Nicola Guaglianone), una regia ispirata, attori in parte e diretti alla grande e un budget importante, anche se non altissimo. Tutto quello che manca a Daitona. Che sia un film a bassissimo budget lo si vede immediatamente, e di questo non si può farne una colpa. Ma a mancare, ed è il colmo in un film che è la storia di uno scrittore, è la sceneggiatura. La vicenda dell'ex enfant prodige della scrittura potrebbe anche interessarci, ma gli sceneggiatori preferiscono portarci in una trama gialla senza capo né coda, che non riesce mai ad avvincerci. Dall'altro lato, punta su una serie di dialoghi che dovrebbero essere comici, ma non fanno ridere mai, e finiscono per distrarre ulteriormente dalla trama strampalata. Risultato: Daitona non è un film comico, non è un noir, non è una commedia generazionale.

C'è anche Ornella Muti

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Daitona: una scena del film

In uno dei dialoghi del film, un'ammiratrice dice a Loris Daitona, a proposito del nuovo libro che sta scrivendo, che non serve che a ogni parola faccia vedere quanto è bravo, tanto è bravo comunque. È qualcosa che potremmo dire anche a Lorenzo Giovenga. Qua è là si nota, a livello di regia, una certa voglia di strafare: da certe inquadrature da western, che nel film non stanno neanche male, a certe sequenze postprodotte con degli effetti che simulano i graffi della pellicola, come quelli di Tarantino e Rodriguez in Grindhouse, che però lì erano motivati (il film riprendeva i B Movie Double Feature di tanto tempo fa passati migliaia di volte nei cinema di terza visione) e qui sono un puro vezzo. Se le idee di regia ci sono (ma perché indugiare in quelle continue riprese grottesche di bocche e piedi?), non è all'altezza la fotografia, che a tratti sembra quella di una webserie.

Così, tolto il protagonista Lorenzo Lazzarini, un volto da cinema, anche gli attori ci sembrano da web, o comunque sono piuttosto acerbi, e la loro recitazione è spesso troppo effettata. Da notare la presenza, di grande impatto, di Ornella Muti, nei panni della misteriosa The Lady, uno dei motori della vicenda, e di Stefano Natale, che, per chi non lo sapesse, non è un attore professionista ma è la persona a cui Carlo Verdone si è ispirato per il suo personaggio del timido, il Leo di Un sacco bello (e lo ha anche fatto recitare in Grande, grosso e... Verdone). Se, nel film, il pubblico aspetta la seconda prova di Loris Daitona, allora aspettiamo l'opera seconda di Lorenzo Giovenga.

Conclusioni

Nella recensione di Daitona vi spieghiamo che, nonostante uno spunto interessante, il film prende la strada di un noir grottesco (e anche piuttosto incompiuto) lasciando spiazzato chi guarda. Il risultato è che non diverte né avvince.

Movieplayer.it

1.5/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • Lo spunto, la storia di un ex scrittore di successo, è interessante.
  • Lorenzo Lazzarini, l’attore protagonista, è un volto da cinema.

Cosa non va

  • La sceneggiatura prende la strada di una trama gialla senza capo né coda, che non riesce mai ad avvincere.
  • I dialoghi, che dovrebbero essere comici, non fanno ridere mai, e finiscono per distrarre ulteriormente dalla trama.
  • La fotografia a tratti sembra quella di una webserie. E, tolto il protagonista, anche gli attori sembrano da web.