Io non ti lascio solo, la recensione: una storia di amicizia e crescita

Con Io non ti lascio solo, Fabrizio Cattani dirige un film che parla ai più giovani senza guardarli dall'alto in basso e tratteggia una toccante storia di amicizia che affronta i temi della crescita e l'elaborazione del lutto.

Un'immagine di Io non ti lascio solo

Categorizzare non è sempre un bene, soprattutto quando si rischia che la caselle in cui si rinchiude qualcosa finiscano per ghettizzarlo, limitarlo nella percezione che se ne può avere. Lo notammo qualche anno fa a Cannes, con Il mio amico robot relegato a una fantomatica Kid Screening, accade ora con Io non ti lascio solo, il film di Fabrizio Cattani che allo scorso Festival di Locarno ha vissuto una situazione simile.

In entrambi i casi si tratta di film che sono sì capaci di parlare a un pubblico più giovane, ma con una visione e maturità tali da coinvolgere spettatori di tutte le età. Come è successo a noi, che anche per attitudini, situazioni e passioni personali, siamo stati toccati nel profondo dal film di Cattani.

Io non ti lascio: alla ricerca di Birillo

Al centro di Io non ti lascio solo c'è la storia di Filo e del suo legame indissolubile con Birillo, il suo adorato cane che, durante un violento temporale, scompare misteriosamente nei fitti boschi di montagna mentre si trova con il padre del ragazzo. Incapace di arrendersi all'idea di averlo perso, Filo decide di sfidare il pericolo e di addentrarsi nella foresta di nascosto. Il ragazzo non è però solo, perché al suo fianco c'è Rullo, l'amico fraterno pronto a tutto pur di non lasciarlo solo in un'impresa così rischiosa.

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Giorgio Pasotti con il cane che interpreta Birillo

Quello che inizia come un disperato tentativo di salvataggio, si trasforma rapidamente in un viaggio di formazione, un vero e proprio coming-of-age tinto di mistero: I due giovani protagonisti si troveranno ad affrontare non solo le insidie della natura incontaminata e l'oscurità dei boschi, ma anche l'incontro con Guelfo Tabacci, un montanaro bizzarro ed enigmatico che sembra nascondere un segreto.

Ben presto, Filo e Rullo capiranno che la sparizione di Birillo è solo la punta dell'iceberg di un mistero più grande e pericoloso di quanto potessero immaginare. In un viaggio fatto di paure, coraggio e scoperte, la loro amicizia diventerà l'unica vera bussola per non perdersi.

Il cast autentico di Io non ti lascio solo

In un cast che si affida anche a volti noti per accogliere e guidare il pubblico, come Valentina Cervi nei panni di Adele e Giorgio Pasotti in quelli di Paride, padre del protagonista, sono soprattutto i giovani interpreti a sorprendere per la loro autenticità e spontaneità. Non possiamo, quindi, non sottolineare la bravura dei giovani Andrea Matrone e Michael D'Arma, rispettivamente interpreti di Filo e il suo amico del cuore Rullo, i due dodicenni al centro di una sorta di favola noir, accompagnati con puntualità dall'altrettanto brava Judith Schiaffino nei panni di Amélie.

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I due giovani protagonisti in una scena del film di Fabrizio Cattani

Ma come spesso capita quando attori e attrici sono così giovani, la riuscita della loro prova è da condividere anche con chi li ha guidati, con Fabrizio Cattani che li ha sia diretti in scena che scritto i dialoghi che si trovano a portare su schermo: testi diretti ma profondi, che sanno veicolare con semplicità ma senza banalità temi complessi.

Tra crescita ed elaborazione del lutto

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Valentina Cervi in una scena

Se è naturale il tema della crescita che emerge con naturalezza in una storia di formazione come Io non ti lascio solo è, è importante e delicato anche il modo in cui quello parallelo dell'elaborazione del lutto viene costruito e portato avanti sia dallo script che dalla costruzione narrativa e visiva del film, che adotta lo sguardo dei ragazzini protagonisti per mostrarci la realtà della storia dal loro punto di vista, deformandola e ingigantendola quando necessario, senza mai incorrere nell'errore di porsi al di sopra di loro per guardarli dall'alto in basso. Per questo Io non ti lascio solo riesce a parlare anche a noi adulti, perché ci permette di capire il punto di vista adottato, entrarci in sintonia e vivere lo stesso percorso formativo.

Conclusioni

Io non ti lascio solo si rivela una delle sorprese più autentiche del cinema di formazione recente. Fabrizio Cattani firma un'opera stratificata che, pur partendo dai canoni classici del coming-of-age avventuroso, si tinge di sfumature noir per esplorare territori emotivi complessi e dolorosi. Grazie alla straordinaria naturalezza del giovane cast e a una regia che rispetta profondamente lo sguardo dell'infanzia senza mai banalizzarlo, il film supera i confini del "cinema per ragazzi" per trasformarsi in un racconto universale sulla perdita, sulla resilienza e sul valore salvifico dell'amicizia. Un'opera delicata e potente, capace di commuovere e far riflettere gli spettatori di ogni età.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Andrea Matrone e Michael D’Arma offrono interpretazioni spontanee.
  • Fabrizio Cattani dirige con delicatezza, senza commettere l'errore di guardarli dall'alto in basso.
  • Il perfetto connubio tra l'avventura dinamica nei boschi e la profondità drammatica dell'elaborazione del lutto.

Cosa non va

  • Qualche passaggio che pecca di eccessiva linearità.