Recensione Close Enemies: il dramma criminale con Matthias Schoenaerts

La recensione di Close Enemies: il nuovo film di David Oelhoffen, thriller metropolitano con Matthias Schoenaerts, presentato in concorso a Venezia.

Close Enemies Matthias Schoenaerts
Close Enemies: Matthias Schoenaerts in una scena del film

A quattro anni di distanza da Loin des hommes, il film con Christian Bale che lo aveva portato per la prima volta in concorso al Festival di Venezia, il regista francese David Oelhoffen torna in competizione alla Mostra con il suo terzo lungometraggio, Frères ennemis (titolo inernazionale: Close Enemies), un dramma con venature da thriller costruito attorno a uno spunto non particolarmente originale.

Al centro della pellicola di Oelhoffen, infatti, c'è il percorso parallelo dei due comprimari: due uomini cresciuti insieme e divisi in seguito da scelte di vita opposte, ma le cui esistenze torneranno inesorabilmente ad intrecciarsi. Il dualismo fra criminale e poliziotto, intramontabile archetipo letterario e cinematografico, viene dunque riproposto nella sua ennesima variante in un neo-noir che, tuttavia, non appare così incisivo da giustificare appieno la sua inclusione nel concorso veneziano.

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Il bandito e il poliziotto

Close Enemies Matthias Schoenaerts Reda Kateb
Close Enemies: Matthias Schoenaerts e Reda Kateb in una scena del film

Il divo belga Matthias Schoenaerts interpreta il ruolo di Manuel, formatosi nel mondo della malavita, per poi da adulto decidere di dedicarsi al narcotraffico restando fedele al proprio 'padrino', il boss Raji (Ahmed Benaissa); l'attore franco-algerino Reda Kateb presta invece il volto a Driss, amico d'infanzia di Manuel, diventato al contrario un poliziotto. Tanto il primo è irruento e carismatico, quanto Driss è riflessivo e introverso. Ad innescare i drammatici sviluppi della trama sarà un agguato che costerà la vita a due compari di Manuel e da cui quest'ultimo uscirà vivo per miracolo; da quel momento, l'uomo inizierà un'indagine personale per risalire ai mandanti dell'azione, mentre Driss tenterà di individuare le dinamiche di questa nuova guerra interna al mondo del narcotraffico e, nel frattempo, di impedire che Manuel vada incontro a una tragica sorte.

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Close Enemies: Fianso e Adel Bencherif in una scena del film

Questa, in sintesi, la materia narrativa di una pellicola che prova a conciliare l'attenzione per i personaggi e i loro rapporti con i codici del thriller e del polar, non senza qualche incertezza a livello di ritmo. Se la regia di David Oelhoffen sorregge in maniera più che adeguata le esigenze del racconto, con un maggiore dinamismo nelle rare sequenze d'azione, la sceneggiatura, firmata dal regista in coppia con Jeanne Aptekman, talvolta fatica a sottrarsi alle convenzioni del genere di riferimento, senza riuscire a creare svolte sorprendenti né momenti davvero memorabili.

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Due 'fratelli' nella giungla metropolitana

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Close Enemies: Matthias Schoenaerts e Reda Kateb in un momento del film

Come sarà stato facile intuire, Close Enemies adopera i canoni del poliziesco per elaborare una storia sull'amicizia, sul senso di fratellanza (ovvero il legame che unisce i due protagonisti) e sulla vendetta, sotto il segno di un classicismo che costituisce la principale cifra del cinema di Oelhoffen (si pensi alla sua rievocazione del western nel precedente Loin des hommes). Sul suo nuovo film, però, aleggia un'inevitabile atmosfera di "già visto", mentre le convincenti prove di Matthias Schoenaerts e Reda Kateb non bastano da sole a sostenere una reale tensione emotiva per quasi due ore di durata; non a caso le scene di maggior pathos di Close Enemies sono proprio quelle che li vedono dividere lo schermo, 'fratelli' schierati su fronti opposti ma sempre disposti a sostenersi l'un l'altro... perfino a costo di contravvenire alle spietate regole della giungla metropolitana in cui affrontano la propria lotta per la sopravvivenza.

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3.0/5