Chadwick Boseman: il volto della storia afroamericana

Chadwick Boseman non è stato "solo" T'Challa, l'attore scomparso a soli 43 anni, ha prestato il suo talento ed il suo volto, ad alcuni dei più grandi simboli della cultura afroamericana, unendo impegno civile e settima arte.

APPROFONDIMENTO di 29/08/2020
Black Panther: il protagonista Chadwick Boseman in una foto del film
Black Panther: il protagonista Chadwick Boseman in una foto del film

La scomparsa di Chadwick Boseman, lascia il mondo del cinema ed in particolare la comunità afroamericana, orfane di un grande ambasciatore, di un artista poliedrico, coraggioso, mai banale, capace di calarsi in progetti unici. Chadwick Boseman ha interpretato alcuni tra i personaggi più importanti della storia afroamericana, quella storia fatta di sofferenze, coraggio, mobilitazione e lotta contro il razzismo. Che fossero atleti, cantanti, attori o avvocati, egli ha fatto si che le loro azioni venissero celebrate, che il cinema fosse quindi veicolo di riscoperta di valori e principi fondamentali per la società americana, ma anche per il resto del mondo. La sua filmografia, ben prima di interpretare Black Panther, è stata quindi connessa a uomini che si batterono contro razzismo e intolleranza, gli stessi mali che oggi stringono come un cappio un paese che appare incapace di fare veramente a meno di odio e violenza tra uomini dalla pelle diversa.

The Express (2008)

Rob Brown è Ernie Davis nel film The Express
Rob Brown è Ernie Davis nel film The Express

Il primo ruolo di rilievo per Chadwick Boseman sul grande schermo, non è stato un ruolo qualunque. Certo, magari non ebbe moltissimo spazio nel film, ma fu comunque chiamato ad interpretare nel film di Gary Fedler niente meno che Floyd Little, detto "The Franchise", uno dei più forti atleti di football della sua generazione, leggenda dei Broncos Denver. The Express è dedicato alla memoria del mitico Earnie Davis, stella della squadra della Syracuse University, e primo atleta afroamericano ad essere premiato con il Heisman Trophy, il più alto riconoscimento per un giocatore di livello collegiale. Davis diventò un simbolo per milioni di ragazzi afroamericani nell'era della fine della segregazione, tanto che persino il Presidente Kennedy volle incontrarlo di persona.

The Express
Una scena di The Express

Ad interpretare lo sfortunato atleta (morto di leucemia a soli 23 anni), fu chiamato Rob Brown, ma Chadwick si fece notare per la passione con cui vestì i panni di Little, che scelse la Syracuse University, proprio perché vi militava Davis, suo idolo. Entrambi i giocatori dovettero lottare contro razzismo e discriminazione per tutta la vita, ed il film di Gary Fedler si concentrò molto su questo, abbracciando una dimensione di impegno in un momento in cui Barack Obama cominciava la corsa che lo avrebbe portato ad essere il candidato Democratico alle Presidenziali del 2009.

Chadwick Boseman: da Viola Davis a Denzel Washington, i saluti sui social all'attore

42 - La Vera Storia di una Leggenda Americana (2013)

Chadwick Boseman	nel film 42
Chadwick Boseman nel film 42

Forse il personaggio storico più importante per ciò che ha rappresentato per la comunità afroamericana, a cui Boseman ha prestato i suoi occhi affilati ed il suo sorriso magnetico, è stato un altro sportivo, uno dei più grandi giocatori di baseball di tutti i tempi, la prima star afroamericana dello sport nazionale statunitense: Jackie Robinson. 42 di Brian Helgeland, lo vide finalmente nel ruolo del protagonista, sei anni dopo la piccola parte in The Express, ma l'affinità con Floyd Little era fortissima, visto che Robinson fu uno degli atleti che, su quel finire di anni 40, ruppe la cosiddetta "baseball color line", per la quale fin dal 1947 gli afroamericani un mazza o un guantone non potevano indossarli nella Major League. In 42 Boseman fu perfetto nel mostrare un ragazzo all'apparenza timido ma determinato, orgoglioso, sensibile, che resistette a provocazioni, insulti e minacce di ogni genere, e che si conquistò il diritto a rimanere su quel campo da gioco, dove sarebbe diventato un'autentica leggenda. Con un cast di contorno che annoverava nomi del calibro di Harrison Ford, Christopher Meloni e Lucas Black, Boseman fu incredibilmente credibile, e fece del suo Robinson un uomo dei suoi tempi, che fin dal servizio militare era stato costretto a combattere ogni tipo di angheria e sopruso. Di certo fu il ruolo che ne lanciò la carriera, lo fissò per la prima volta presso il grande pubblico americano, in un periodo in cui di lì a poco, per le strade, la rabbia degli afroamericani esplodeva incontrollata, per la morte del giovane Trayvon Martin. E sulla quale anche Chadwick si sarebbe schierato in modo netto al fianco della famiglia del 17eenne.

Get On Up (2014)

Get on Up: Chadwick Boseman nel ruolo del re del soul James Brown in una scena del film
Get on Up: Chadwick Boseman nel ruolo del re del soul James Brown in una scena del film

Un altro film biografico, un altro grandissimo personaggio della storia afroamericana: James Brown. Chadwick Boseman in Get on Up di Tate Taylor, ci ha lasciato un'immagine realistica, intensa, complicata e per nulla agiografica, quanto piuttosto connessa ad un passato dove ancora una volta, l'uomo bianco era il nemico. James Joseph Brown, nato nella povertà e violenza della Carolina degli anni 40, ebbe l'infanzia ed adolescenza distrutta dai bianchi, dal loro razzismo, dalla loro mancanza di prospettive e crudeltà. Gli stessi bianchi che per tutta la vita cercarono di approfittarsi economicamente del suo straordinario talento di cantante e performer, che quando negli anni sessanta egli si schierò come musicista e come uomo a favore delle lotte per i diritti civili, cercarono di distruggerlo, come fecero con altri prima di lui. Boseman fu elogiato dalla critica, ma criminalmente ignorato per ciò che riguardava premi e riconoscimenti individuali, lui che era riuscito non solo ad essere credibile dal punto di vista recitativo, ma soprattutto a donarci un ritratto onesto, impietoso ove necessario, di un uomo ferito, contraddittorio, feroce e geniale. Pur non essendo un santo, e rappresentando il sogno americano nella sua accezione più eccessiva e kitsch, e qui dove il futuro T'Challa dimostrò un carisma enorme, una grande espressività anche vocale, continuando un percorso artistico che ne ha fatto indiscutibilmente il volto cinematografico della comunità afroamericana in questi ultimi 15 anni.

Black Panther: quando il cinecomic è da Oscar

Marcia per la Libertà (2017)

Marshall
Una scena di Marcia per la Libertà

Ancora un grande personaggio afroamericano, un altro simbolo della lotta contro xenofobia e razzismo: Thurgood Marshall, avvocato ed attivista per i Diritti Civili, nonché primo membro afroamericano della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America. Non più uno sportivo un cantante, ma un avvocato, un uomo abituato a muoversi dentro le aule di tribunali e corti di giustizia di quegli Stati Uniti d'America, dove condannare un nero era quasi uno sport negli anni precedenti alla nascita del movimento per i Diritti Civili. Marcia per la libertà di Reginald Hudlin si posò quasi completamente sulle spalle di un Chadwick Boseman semplicemente perfetto nei panni di un grande protagonista del foro, che combatteva un sistema giudiziario marcio e corrotto, ma che nonostante questo riuscì, nel caso Joseph Spell, ad evitare che un innocente fosse condannato per una falsa accusa di stupro. Marcia per la libertà ha permesso al grande pubblico di conoscere un altro lato del vasto bagaglio recitativo di Boseman, capace di trasmettere in modo perfetto la visione di un uomo colto, controllato, che dovette sovente ingoiare la sua legittima rabbia, in virtù di un ideale universale. Di certo, un ruolo drammatico, difficile e complesso, ed anche un'enorme responsabilità, nell'anno in cui "grazie" al nuovo Presidente tornavano alla rivalsa il peggio dell'America bianca ed intollerante, la stessa contro cui Marshall lottò per tutta la vita, per far sì che nessun altro afroamericano tornasse ad essere ciò che era stato suo nonno: uno schiavo senza diritto alcuno.

Black Panther (2018)

Black Panther: Chadwick Boseman e Michael B. Jordan in una foto del film
Black Panther: Chadwick Boseman e Michael B. Jordan in una foto del film

Parlare di Black Panther, parlare del suo T'Challa, vuol dire parlare di un cinecomic unico nel suo genere, di un film per il quale il giudizio di merito, deve obbligatoriamente lasciare il passo (anche in virtù dei recenti accadimenti storici) alla dimensione politica e culturale, a ciò che ha voluto dire per milioni di persone vedere Chadwick nei panni del futuro sovrano del Wakanda. La Presidenza Trump ha portato al risorgere palese del suprematismo bianco, e non ci è certo voluto BlacKkKlansmandi Spike Lee per capirlo. Bastava aprire uno qualsiasi dei notiziari o dei giornali, per vedere rispuntare al seguito del 45° Presidente, croci in fiamme, cappucci bianchi, slogan razzisti, armi e violenza. Ed una polizia sul piede di guerra. Una fetta di America che aveva dovuto ingoiare il boccone amaro di una Presidenza afroamericana per ben due mandati. Quasi un miliardo e 400 milioni di incasso, sette nomination agli Oscar tra cui Miglior Film, ma soprattutto un impatto mondiale senza precedenti: questo è stato Black Panther, questo è stato Chadwick Boseman. Il personaggio era già stato "lanciato" in Captain America: Civil War, ma nessuno poteva prevedere che cosa avrebbe significato per la comunità afroamericana, orfana del suo Presidente, di veri leader politici e comunitari, vedere l'eroe creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1966 sul grande schermo. Un personaggio connesso in modo assolutamente centrale al periodo della lotta per i Diritti Civili, il primo vero Super-eroe di colore, simbolo di un universo alternativo in un'Africa libera dal colonialismo e dalla violenza dei bianchi. Black Panther era ed è ancora oggi qualcosa di più di un eroe dei fumetti, e nel dargli il volto, Chadwick Boseman ha abbracciato la storia della sua comunità, ed assieme l'attualità, la politica, le proteste in ginocchio degli atleti negli stadi, l'eco delle parole di Martin Luther King e Malcolm X.

Molto più di un semplice attore

Foto Finale
Una foto di Chadwick Boseman

Oggi che un'altra pantera come LeBron James guida l'NBA nella protesta contro l'ennesima morte insensata di un afroamericano per mano di una polizia moralmente allo sbando, al fianco di chi scende per le strade dell'America, la filmografia di Chadwick Boseman acquisisce tutt'altro valore. Egli non è stato solo un attore. La sua carriera, ben prima di raggiungere il successo, è stata quella di un uomo che ha coniugato l'impegno civile con l'arte, che ha fatto rivivere gesta ed idee di uomini simbolo di quella comunità, per la quale molte cose non sono mai cambiate. Vi è una linea che lo collega ad altri grandi attori afroamericani, quali Sidney Poitier, Denzel Washington, Morgan Freeman, Samuel L. Jackson o James Earl Jones, e non è solo il talento o il successo: come lui, sul grande schermo non portavano solo personaggi, ma rappresentavano le problematiche di un paese che il razzismo non l'ha mai veramente sconfitto. Per il pubblico, nei cinema, così come nelle arene di basket, Chadwick lo sapeva: sentire "Wakanda per Sempre!", non era diverso da un pugno chiuso guantato di nero o dal cantare tutti assieme "Fight the Power" dei Public Enemy. Anche per questo, è entrato di diritto nel mito del cinema americano.