Carrie: persecuzioni online e traumi familiari. Summer H. Howell e Samantha Sloyan raccontano la serie

Non è la forza soprannaturale il vero mostro di Carrie. Summer H. Howell e Samantha Sloyan ci svelano retroscena e segreti del nuovo adattamento firmato Mike Flanagan dal 7 ottobre su Prime Video.

Summer H. Howell e Samantha Sloyan in Carrie

Avevamo fiducia in Mike Flanagan: il regista e autore dietro capolavori come Midnight Mass e The Haunting of Hill House ha adattato per Prime Video il romanzo d'esordio del Re dell'Horror Stephen King, Carrie, e il risultato ha superato di gran lunga le nostre aspettative. La storia fatta di sangue, bullismo e traumi, concepita negli anni Settanta, diventa ora un intenso dramma che riflette sull'attualità e sui meccanismi di cui tutti i giorni siamo spettatori. Le persecuzioni online e la polarizzazione delle opinioni promossa dai social network diventano così la miccia per una rabbia pronta ad esplodere con conseguenze devastanti; un punto di vista intelligente che amplia uno dei romanzi più brevi di King e apre la strada a un possibile universo di titoli dedicati al celebre scrittore, un progetto più ampio che ci auguriamo possa prendere vita presto.

Di questi cambiamenti, delle tematiche e dell'atmosfera sul set abbiamo parlato con Summer H. Howell e Samantha Sloyan, interpreti di Carrie e di sua madre Margaret: due ruoli complementari e antitetici, donne complesse guidate da dolore e paura verso esiti diametralmente opposti.

Oltre il fanatismo: l'amore complicato tra Carrie e Margaret

Carrie Serietv Scena
Una scena di Carrie

Invece di limitarsi a rappresentare il fanatismo religioso in modo stereotipato, il nuovo adattamento si concentra sull'ossatura emotiva che lega le due protagoniste, usandola come innesco di un rapporto familiare disfunzionale dove contraddizioni e credenze si uniscono in una miscela esplosiva. Come spiega Samantha Sloyan, al centro della relazione tra Margaret e Carrie c'è infatti "l'amore, ma unito al concetto di complicato: due elementi che finiscono per bilanciarsi in un continuo cortocircuito". Le due donne costituiscono la vera ossatura della serie, tratteggiando senza banalità un tipo di male più subdolo, che si annida tra le pareti di casa.

L'horror nell'era digitale

Carrie Immagine Serie
Un inquietante momento della serie

Se il romanzo originale raccontava l'isolamento scolastico degli anni Settanta, lo sguardo di Mike Flanagan aggiorna la parabola calandola nell'era digitale. Il vero elemento inquietante della serie non è la forza soprannaturale, ma l'incidenza delle piccole prevaricazioni sulla psiche di ciascuno di noi. Per Samantha Sloyan il fulcro è infatti "quel male quotidiano fatto di piccole azioni che, accumulandosi nel tempo, generano conseguenze devastanti". Un'analisi condivisa anche da Summer H. Howell, che evidenzia come oggi "il bullismo abbia la capacità di seguirti fin dentro casa attraverso lo schermo", ricordandoci che "le parole sono come incantesimi: hanno un peso reale e colpiscono le persone".

Tra traumi e risate sul set: come si esce dall'oscurità di Carrie

Carrie Scena Bagno
Summer H. Howell in una scena

Interpretare personaggi così segnati dal dolore ha richiesto un notevole sforzo psicologico. Per la giovane protagonista, incarnare la sofferenza di Carrie si è rivelato persino "terapeutico, in un modo strano e contorto". Ma come ci si stacca da un'atmosfera tanto cupa una volta che il regista urla il fatidico "cut"? Tra Labubu e scherzi di gruppo, la valvola di sfogo del set è stata del tutto inaspettata: un dispositivo per riprodurre rumori molesti regalato al direttore della fotografia Michael Fimognari. "Quando mi hanno dato il telecomando per attivarlo a sorpresa è stato il momento di massima ansia di tutte le riprese", scherza Howell, confermando come la goliardia e l'umorismo siano stati l'antidoto fondamentale per affrontare l'oscurità della storia.

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