Carlo Acutis. Il giovane santo, la recensione: oltre l’icona, il ritratto di un adolescente

Prodotto da Nexo Studios e Our Films, con il patrocinio dell'Associazione Amici di Carlo Acutis, il documentario di Luca Salmaso sarà al cinema per una settimana, dal 15 al 21 ottobre, con testimonianze e filmati privati dedicati alla vita e all'eredità spirituale del giovane santo

Una foto personale di Carlo Acutis

Raccontare un santo (e non uno qualunque, ma il primo 'santo di Internet') senza trasformarlo in un'immagine irraggiungibile, restituendo prima di tutto la persona che è stata. È la sfida di Carlo Acutis. Il giovane santo, documentario diretto da Luca Salmaso che ripercorre la vita del ragazzo milanese canonizzato da Papa Leone XIV il 7 settembre 2025.

Un'operazione che prova a superare la retorica agiografica per raccontare una figura diventata un fenomeno globale, capace in molti casi di parlare anche a chi non condivide la fede. Conosciuto come il primo santo dell'era digitale, Carlo Acutis ha saputo coniugare la spiritualità con un'esistenza immersa nella contemporaneità di un ragazzo di 16 anni vissuto a cavallo tra gli anni '90 e i primi 2000 (nato nel 1991 e morto nel 2006), tra Internet, programmazione e videogiochi.

Ed è proprio nella distanza tra la portata simbolica della sua figura e la normalità della sua vita quotidiana che il film trova il suo elemento più interessante. Perché, prima di diventare un riferimento per milioni di fedeli, Carlo era un adolescente con le proprie passioni, le amicizie, la curiosità e il desiderio, fortissimo, di crescere e scoprire.

Come si sviluppa il documentario: testimonianze, archivi e luoghi della fede

Acutis Still 4
Un'immagine della canonizzazione di San Carlo Acutis

Il racconto procede attraverso una combinazione di testimonianze, fotografie, filmati privati e riprese contemporanee. Accanto ai ricordi dei familiari e delle persone che hanno conosciuto Carlo, il documentario recupera immagini della sua quotidianità, cercando di avvicinare lo spettatore al suo modo di guardare il mondo. Una voce narrante ispirata alle parole del giovane accompagna il percorso, mentre i luoghi legati alla sua esperienza spirituale, da Milano ad Assisi, fino a Fatima e alla Verna, diventano parte integrante della narrazione.

Il viaggio attraversa così la vita del ragazzo e la sua eredità spirituale, fino alla canonizzazione (avvenuta il 7 settembre 2025 a Roma), raccontata attraverso le riprese ufficiali di Vatican Media e le immagini dei pellegrini giunti da ogni parte del mondo.
Più che affidarsi a una trama in senso stretto, dunque, il regista Luca Salmaso costruisce un ritratto per frammenti, nel quale i ricordi personali si intrecciano con la dimensione pubblica di una devozione in continua espansione.

Carlo Acutis, il suo corpo è davvero intatto? Carlo Acutis, il suo corpo è davvero intatto?

Gli amici e gli insegnanti: il valore della quotidianità

Tra le testimonianze raccolte, quelle degli amici d'infanzia e della maestra di scuola rappresentano forse il contributo più prezioso. Accanto ai racconti dei genitori, Antonia Salzano e Andrea Acutis, e della nonna Luana Pennino, sono proprio le voci di chi ha condiviso con Carlo la vita di tutti i giorni a restituirne un'immagine meno prevedibile.
E anche piuttosto distante da quella, per ovvie ragioni romanzata, raccontata nel film Il mio nome è Carlo, andato in onda su Canale 5 e disponibile in streaming su Mediaset Infinity.

Ne emerge il ritratto sincero di un ragazzo di buon cuore, curioso e studioso, ma con tutti quei limiti tipici degli adolescenti, incline allo scherzo e al chiacchiericcio tra i banchi durante le lezioni. Dettagli semplici, che possono sembrare marginali rispetto alla narrazione della santità, ma che contribuiscono a rendere il protagonista più concreto e riconoscibile. È in questa normalità, fatta di relazioni, piccoli gesti e passioni condivise, che il documentario trova alcuni dei suoi momenti più efficaci.

Le testimonianze di familiari, amici, insegnanti e persone che lo hanno accompagnato nel percorso spirituale permettono di ricomporre le diverse sfumature della sua personalità. Il rischio di una narrazione esclusivamente celebrativa non scompare del tutto (parliamo pur sempre della vita di un santo, e nel doc è presente anche la testimonianza della studentessa costaricana Valeria Vargas Valverde, protagonista del miracolo legato alla canonizzazione). Ma il tentativo di restituire Carlo come persona, prima ancora che come icona, costituisce uno degli aspetti più interessanti del progetto.

Il primo santo di Internet e il fenomeno globale

La storia di Carlo Acutis non si esaurisce nella sua vicenda individuale. Il documentario si confronta anche con la diffusione internazionale della sua figura, tra pellegrinaggi ad Assisi, comunità digitali e una devozione che coinvolge soprattutto le nuove generazioni. Il rapporto con la tecnologia assume così un significato particolare: Internet non è soltanto lo strumento attraverso cui Carlo ha espresso la propria fede, ma anche uno dei mezzi attraverso cui il suo messaggio continua a raggiungere persone lontane per geografia e cultura.

Carlo Acutis, la vera storia del "santo di Internet" Carlo Acutis, la vera storia del 'santo di Internet'

Il film prova a mettere in relazione questa dimensione globale con temi più ampi, come la ricerca di senso, l'identità e l'attenzione verso gli altri. Un'intenzione interessante, che tuttavia avrebbe potuto trovare uno spazio di approfondimento maggiore, soprattutto nel confronto tra la figura storica del ragazzo e il fenomeno mediatico e spirituale sviluppatosi attorno al suo nome.

Un ritratto umano riuscito, ma con limiti cinematografici

Yhi
Un dettaglio del poster di Carlo Acutis. Il giovane santo

Nelle intenzioni del regista, il documentario nasce dalla volontà di restituire Carlo oltre una rappresentazione esclusivamente agiografica. Come spiega Luca Salmaso: "Lo scopo delle scelte registiche è valorizzare la profonda umanità di Carlo: un tratto che va oltre la dottrina e lo rende testimone di una fede viva, calata nel quotidiano e manifestata attraverso una costante attenzione verso il prossimo".

Il film si muove effettivamente in questa direzione, alternando materiali d'archivio, interviste e momenti di contemplazione. Il limite è che la struttura rimane prevalentemente "testimoniale" e tende a privilegiare la ricostruzione e la celebrazione rispetto a un'elaborazione cinematografica più incisiva. Le voci si sommano, i ricordi si susseguono e il percorso accompagna lo spettatore verso la dimensione spirituale del protagonista, senza sempre riuscire a trasformare la ricchezza dei materiali in un discorso altrettanto approfondito.

È una scelta comprensibile, considerando la natura del progetto e il legame dei testimoni con Carlo, ma che finisce per contenere le possibilità del documentario. Il risultato è un ritratto che convince soprattutto quando lascia emergere la spontaneità del ragazzo, mentre risulta meno incisivo quando si avvicina alla celebrazione del fenomeno.

Conclusioni

Carlo Acutis. Il giovane santo convince soprattutto per due aspetti: il valore delle testimonianze di amici e insegnanti, capaci di restituire un ritratto umano e spontaneo del protagonista, e la ricchezza dei materiali d'archivio. Il documentario rimane comunque legato prevalentemente alle sue testimonianze, senza sviluppare fino in fondo le potenzialità narrative del materiale raccolto, e non riesce a sottrarsi del tutto a una dimensione celebrativa, lasciando poco spazio a un approfondimento critico del fenomeno Acutis.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Amici e insegnanti restituiscono un Carlo autentico, spontaneo e vicino ai suoi coetanei
  • Fotografie e filmati privati permettono di avvicinarsi alla quotidianità del giovane santo

Cosa non va

  • L'impianto prevalentemente testimoniale limita le potenzialità cinematografiche del documentario
  • Il film non riesce a superare del tutto la retorica agiografica e ad approfondire criticamente il fenomeno Acutis
Aggiungici come fonte preferita su Google