Boss Level, la recensione: il souls-like action è su Prime Video

La recensione di Boss Level, il film action basato sui loop temporali con Frank Grillo contro Mel Gibson, disponibile su Prime Video.

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Boss Level: Frank Grillo in una scena d'azione

Prima di addentrarci nella nostra recensione di Boss Level vogliamo rassicurarvi. Non avete alcun problema di connessione all'inizio del film disponibile su Prime Video. La musica in 8-bit accompagna le immagini pixelate a cui segue la tipica schermata di selezione del giocatore. Più che una presentazione gustosa per entrare all'interno della storia, si tratta di una vera e propria dichiarazione d'intenti, di una chiave di lettura essenziale e fondamentale per approcciarsi a quello che si sta per vedere. Boss Level, a partire dal titolo, parla il linguaggio dei videogiochi, quello semplice dei primi cabinati, ma coinvolgendo grazie a una struttura che ricorda i vari souls-like di ultima generazione. Il risultato è un film che non si prende sul serio, semplice quanto basta per intrattenere per un'ora e mezza.

Tentativo numero 139

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Boss Level: Frank Grillo in una sequenza

Roy si sveglia mentre un sicario sta per ucciderlo con un coltello. Si alza velocemente dal letto, ancora intontito dalla sera prima, combatte, si difende. La sua voce narrante ci informa che Roy si risveglia in questo modo ogni giorno. O meglio, lo stesso giorno che, per cause misteriose, è costretto a rivivere costantemente fino alla propria morte. Roy è inseguito da un gruppo di sicari che lo vogliono morto. Non sa perché, ma è costretto a fuggire, nella speranza di trovare il modo di salvarsi la vita. Ogni fallimento una morte. Ogni morte un nuovo inizio. Quello a cui stiamo assistendo è il tentativo numero 139: non sorprende, quindi, che il nostro protagonista abbia già un percorso di fuga predefinito, che sappia più o meno che azioni compiere e che sia anche piuttosto stanco di questa vita ripetitiva. C'è solo un ricordo che lo tormenta: quello della sua ex Jemma (Naomi Watts) che sembra avergli dato qualche indizio e l'occhio del colonnello Clive Ventor (Mel Gibson) che lo osserva. Roy dovrà tentare e ritentare fino a trovare la chiave che lo possa liberare da questo loop infinito.

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Boss Level: Mel Gibson in una scena del film

Non ci addentreremo di più nella trama per non rovinare le sorprese, ma basti sapere che Boss Level, proprio a partire dal titolo, sottolinea la sua natura videoludica che contagia la sceneggiatura sin dalla prima inquadratura. Presentato come un Ricomincio da capo in salsa action, il film di Joe Carnahan, un veterano del cinema action sopra le righe, autore di Smokin' Aces, ha tutte le caratteristiche degli ultimi souls-like come Dark Souls o Bloodborne, ma in versione metropolitana. Con l'eccezione di alcuni flashback e qualche momento di respiro, essenziali per comprendere al meglio la storia e dare un leggero approfondimento psicologico ai personaggi (veramente il minimo indispensabile), Boss Level procede a ritmi spediti, livello dopo livello, per arrivare al boss finale. Con il rischio di dover fallire, morire e ricominciare da capo. È un film giocoso in tutto e per tutto, capace di non prendersi sul serio, di scherzare con lo spettatore e con la sua stessa struttura, dimostrandosi vincente. Dialoghi esagerati, personaggi strambi (alcuni sicari sembrano provenire direttamente da un videogioco d'altri tempi), momenti action che si spogliano della serietà per intrattenere e divertire fanno di Boss Level un film coinvolgente.

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Speed-run senza giocatore

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Boss Level: Frank Grillo in una scena del film

La semplicità funziona sempre, specie in questa tipologia di storia. È per questo motivo che, nonostante siano essenziali per dare un piccolo peso emotivo e tematico al film, i momenti in cui il film rallenta per concentrarsi sui personaggi e la loro storia non sono particolarmente intriganti. Con il rischio di rallentare il coinvolgimento, il film ha una parte centrale in cui sembra trasformarsi in qualcos'altro che, si percepisce, non è la sua dimensione adatta. Quasi come mettendo in scena una sequenza di cut scenes poco amate dai videogiocatori che non vedono l'ora di riprendere il joypad in mano, Boss Level indugia un po' troppo alla ricerca di una metafora che possa giustificare il loop in cui il protagonista si trova, ma senza risultare così interessante. Complice anche il cast che non ha occasione di emergere, a causa di personaggi stereotipati. Per quanto si possa apprezzare come alcuni dialoghi di poca importanza riescano a contenere indizi sulla risoluzione della missione, la sensazione finale è che, da un certo punto in poi, il film sembra cambiare marcia per procedere sin troppo spedito alla conclusione. Sembra quasi come assistere a una speed-run, quelle sfide in cui i videogiocatori tentano di iniziare e finire un gioco nel minor tempo possibile. Affascinante se si conosce il gioco, ma, in caso contrario, semplice dimostrazione tecnica fine a sé stessa. Così, Boss Level rimane a metà strada tra un film divertente e un videogioco che vorremmo provare, se non che da semplici spettatori dobbiamo accontentarci di vedere giocare il regista, a volte non troppo convinti del suo modo di procedere.

Conclusioni

A conclusione della nostra recensione di Boss Level possiamo ritenerci soddisfatti dal film action di Joe Carnahan. La struttura da videogioco è palese e insistita, così da giustificarne una scrittura molto semplice e concentrarsi sul ritmo e sull’azione. Il film non si prende sul serio perché vuole divertire sopra ogni cosa, quindi spiace che, nella parte centrale, si tenti una strada più metaforica e rilassata per poi concludere le vicende in maniera un po’ troppo sbrigativa.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
4.0/5

Perché ci piace

  • La struttura a videogioco funziona e coinvolge, grazie a un ritmo alto e a creative scene action.
  • Il film, grazie a una scrittura semplice, non si prende sul serio prediligendo il divertimento e dei personaggi sopra le righe.

Cosa non va

  • Nella parte centrale il film si arena alla ricerca di una metafora non particolarmente originale.
  • I personaggi sono un po’ troppo stereotipati.