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Black Widow, la recensione: la Fase 4 Marvel ha una partenza tutta al femminile

La recensione di Black Widow, il film che apre la fase quattro del Marvel Cinematic Universe (al cinema) e che esplora il passato di un personaggio amatissimo come Vedova Nera.

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Black Widow: Scarlett Johansson in una scena

Ricordiamo tutti l'ingresso di Scarlett Johansson/Black Widow nel Marvel Cinematic Universe: la tutina nera super aderente, le spettacolari scene di combattimento e quel doppio gioco ai danni di Tony Stark rappresentarono un ottimo biglietto d'ingresso in una saga che, fino a quel momento, era prevelentemente maschile. Poi arrivò Joss Whedon, che con il suo The Avengers riuscì a rendere ancora più tridimensionale il personaggio di Natasha Romanoff e di farne immediatamente una beniamina per tutto il pubblico e un vero e proprio modello per tantissime giovani spettatrici. Ed è da allora, dal 2012, che si parla di un film standalone dedicato a Vedova Nera e alla sua tormentata storia, sempre accennata ma mai affrontata.

Si tratta di un film molto atteso, sia per la genesi particolarmente complessa sia per i più recenti e continui posticipi dovuti alla pandemia. Oltre al fatto di avere l'onore e l'onere di dare inizio alla nuova Fase del Marvel Cinematic Universe, la quattro, quella che viene dopo Thanos e le Gemme dell'Infinito, quella che sembra voler dare l'addio (o, almeno, un arrivederci) a molti dei suoi interpreti e personaggi principali. In questa recensione di Black Widow cercheremo di capire se il film Marvel diretto da Cate Shortland possa davvero essere all'altezza di tutte queste aspettative, ma c'è una cosa su cui non c'erano dubbi ancora prima che cominciassero i titoli di testa: un'attrice come la Johansson sarà difficile da sostituire, sia sullo schermo che nei cuori degli spettatori. E questo film non fa altro che dimostrarlo, fino all'ultimissima scena.

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Black Widow: una scena dal nuovo trailer

La spia che venne dagli Avengers

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Black Widow: Scarlett Johansson, David Harbour, Florence Pugh in una scena

Black Widow, come tutti probabilmente già sapranno, è un prequel e si inserisce all'interno della timeline del Marvel Cinematic Universe subito dopo gli eventi di Captain America: Civil War, con la nostra Natasha che è una fuggitiva ricercata dal governo ed è stata abbandonata dai suoi amici. O, meglio, della sua nuova "famiglia", gli Avengers. Ma prima ancora di vedere cosa le è successo negli anni precedenti al doppio scontro con Thanos, il film torna indietro fino al 1995 e ci mostra quella che è stata la sua prima famiglia, ovvero quei genitori e quella sorella che le erano stati assegnati dalla Stanza Rossa.

Un inizio che non può che ricordare, seppur superficialmente, quella gran serie che è stata The Americans e che ci immerge subito in un'atmosfera da (post) guerra fredda e tipica da spy story. I bei titoli di testa, accompagnati da una suggestiva cover di Smells like Teen Spirit, fanno il resto.

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Black Widow: Scarlett Johansson e Florence Pugh in motocicletta

Chi si aspetta però un film alla Red Sparrow o Atomica bionda si dovrà presto ricredere perché Natasha è molto più che una spia, ma un'eroina a tutti gli effetti, un Avenger di nome e di fatto. È quello che costantemente le ricorda/rinfiaccia la "sorella" ritrovata, Yelena Belova. Ed è per questo che subito dopo l'inevitabile (?) ma suggestivo duello senza esclusione di corpi tra le due, ha inizio una missione quasi impossibile e suicida: distruggere la Stanza Rossa per sempre ed eliminare il malvagio Dreykov che da troppo tempo ne abusa. Per fare tutto questo la vecchia famiglia di spie si dovrà riunire e Natasha dovrà dimostrare una volta per tutte di essere pronta ad espiare i tanti peccati della sua precedente vita.

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La differenza tra redenzione e beatificazione

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Black Widow: Scalett Johansson e Florence Pugh in una scena

Che la nostra amata Vedova Nera avesse un passato poco virtuoso c'era stato detto già dalle sue prime apparizioni. Così come si era sempre accennato un evento particolarmente significativo, e potenzialmente drammatico, accaduto a Budapest in compagnia di Clint Barton/Occhio di Falco. In Black Widow scopriamo di cosa si tratta, anche se probabilmente non tutti i fan saranno completamente soddisfatti del risultato. Resta il fatto che da un punto di vista narrativo quanto emerge è un materiale potenzialmente molto forte, che ci fa capire e conoscere molto meglio il personaggio di Natasha. Ma proprio per questo avrebbe forse meritato uno spazio maggiore (magari davvero un intero film qualche anno prima) così da rendere il suo percorso di redenzione davvero più completo e ricco.

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Black Widow: un'immagine del film

Arrivare a scoprire tutto questo solo ora, quando ormai il destino del personaggio è segnato dal precedente Endgame, sembra un po' un'occasione sprecata, soprattutto perché il film sceglie di non approfondire troppo quegli aspetti, che avrebbero reso certamente la pellicola molto più dark e ambiziosa, ma di spingere sull'acceleratore dell'azione. Il risultato è che se da un punto di vista spettacolare il film sicuramente ci guadagna - l'inseguimento a Budapest è particolarmente adrenalinico e ben realizzato - dall'altra viene un pochino a mancare l'aspetto più drammatico della vita dell'ex spia. E il tutto diventa quindi soltanto una lunga (auto)celebrazione dell'eroina che ha scelto più e più volte di sacrificarsi per gli altri. "Whatever it takes".

Una nuova famiglia

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Black Widow: David Harbour in una scena

L'aggiunta più divertente e originale di questo Black Widow è quella legata alla famiglia russa di Natasha, tre personaggi molto diversi l'uno dagli altri ma che proprio per questo rendono particolarmente riuscita ogni scena che li vede protagonisti. Soprattutto quando sono insieme. David Harbour interpreta il padre, Alexei Shostakov, detto Red Guardian: un super soldato che rappresenta una sorta di controparte russa di Captain America. Rachel Weisz è la madre, Melina Vostokoff, a sua volta una Vedova Nera al servizio dello spregevole Dreykov. E infine c'è Yelena Belova, altra assassina spietata ma determinata proprio come la sorella, brillantemente interpretata da Florence Pugh, che si conferma qui una delle migliori attrici degli ultimi anni anche solo grazie ai suoi sguardi intensi e alla sua capacità di recitare con il corpo. Peccato che a causa del doppiaggio italiano si perda tutto il lavoro fatto sugli accenti, ma d'altronde questo lo si poteva intuire già dal trailer. Non ci è difficile immaginare che tutto Black Widow - così come altri film della Marvel, vedi Black Panther - guadagni moltissimo da una seconda visione in lingua originale.

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Black Widow: una scena dal nuovo trailer

Al netto di questo, è indubbio comunque che il film abbia i suoi momenti migliori proprio nelle scene in cui i quattro interagiscono insieme. Oppure quando sono le due sorelle a farlo. Nello specifico l'aggiunta di un'attrice lanciatissima e talentuosissima come la Pugh non può che rappresentate un potenziale e importante tassello per il futuro e non è certo un caso che la Fase 4 inizi proprio con questo, simbolico, passaggio di consegne. Il che non vuol dire che non sentiremo la mancanza di un'attrice carismatica come Scarlett Johansson. Anzi, proprio come già per Chris Evans o Robert Downey Jr. - e, per motivi diversi, Chadwick Boseman - è difficile ad oggi immaginare dei nuovi Avengers con dei volti diversi dai loro. Eppure dovremo abituarci ed abbracciare i cambiamenti che inevitabilmente verranno.

Tanto un pezzettino di storia del Marvel Cinematic Universe, e quindi del cinema contemporaneo, Scarlett Johanson se l'era già ampiamente ritagliato da tempo. E questo Black Widow ne è solo la conferma.

Conclusioni

Come già evidenziato nella nostra recensione di Black Widow, il film diretto da Cate Shortland non è certamente il più rivoluzionario del Marvel Cinematic Universe, ma anzi rischia molto poco finendo col celebrare uno dei personaggi più amati dai fan e la sua carimastica interprete. Il che vuol dire evidenziare il lato più umano di Natasha/Vedova nera e dimostrarci ancora una volta come la sua sensibilità sia pari se non perfino superiore alle sue letali abilità. L'aggiunta di comprimari d'eccellenza non fa che rendere il tutto più godibile e divertente e permette anche di passare oltre alcune imperfezioni e un po' di confusione, anche di montaggio e CGI, nella fase finale del film. Anche perché con un semplice sguardo e un sorriso la Johansson ci fa già rimpiangere il suo addio alla saga.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
2.5/5

Perché ci piace

  • Un film standalone/prequel che diverte e appassiona senza avere troppi legami con la saga principale.
  • Le scene d'azione, soprattutto quelle ambientate a Budapest, sono adrenaliniche.
  • Tutto il cast: Scarlett Johansson è una conferma, ma anche le altre new entry, Florence Pugh in primis, funziona benissimo.
  • Le dinamiche e gli sfottò "familiari" sono molto divertenti.
  • Bello scoprire di più sul passato di un personaggio così misterioso e affascinante...

Cosa non va

  • ... ma per certi aspetti rappresenta un'occasione sprecata, sarebbe stato interessante approfondire maggiormente i lati scuri di un Avenger.
  • Dal villain Taskmaster sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più.