Benvenuti in campagna: intervista a Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua

"Lavorare la terra? Un po' come fare gli attori. Usciamo dalla zona di comfort e ci lasciamo andare all'imprevedibilità", spiegano i protagonisti della commedia diretta da Giambattista Avellino.

Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua in Benvenuti in campagna

Un raccolto andato a male e un sogno da ricostruire. Mollare tutto, e andarsene a vivere in campagna. Sembra più facile a dirsi che a farsi, come ben sanno Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua, protagonisti del film diretto da Giambattista Avellino. Commedia leggera, che ci trascina fuori dal Grande Raccordo Anulare, Benvenuti in campagna - appunto - racconta di Gerry, Ilaria e il figlio adolescente che, stufi della città, decidono di cambiar vita con l'obiettivo di trovare un barlume di serenità. Nemmeno a dirlo, le cose non andranno come previsto.

Benvenuti in campagna: Maurizio Lastrico, Giulia Bevilacqua e Giambattista Avellino raccontano il film

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Benvenuti in Campagna: un'immagine

Del resto, c'è un'idea romantica, quasi magica, che circonda la vita lontano dal cemento: il silenzio, il ritmo della natura, la pace. In qualche modo, la campagna è forse l'ultimo baluardo che preserva il valore della pazienza. Tuttavia, secondo Giambattista Avellino "i protagonisti scoprono che la campagna non è che vuole pazienza, in realtà vuole applicazione, vuole lavoro, vuole precisione, in un certo senso vuole know-how, conoscenza, quindi tutto quello che non hanno in partenza i nostri protagonisti e i nostri personaggi. È chiaro che è una modalità diversa, i ritmi sono diversi eccetera, ma non sono meno impegnativi ed è quello che scoprono i nostri protagonisti".

In qualche modo, il desiderio della vigilessa Ilaria innesca il cambiamento, dando il via alla storia. Giulia Bevilacqua, aggiunge con ironia: "Ci vuole pazienza nell'avere i risultati, ecco, in questo senso. Però è vero anche quello che dice Giambattista: loro partono assolutamente sprovvisti di qualsiasi tipo di informazione concreta, quindi ci provano ed è un tentativo che avrebbe avuto bisogno di un pochino più di sostanza, di formazione, di impegno. Però sicuramente a un certo punto non hanno così tanta pazienza a continuare a perseverare. Eppure in questo ci trovo anche una grande forza nel mio personaggio, perché è lei che inizialmente spinge la famiglia a fare questa scelta ed è lei stessa che poi, forse, cambia idea".

La campagna per riscoprire il valore della pazienza

Se la fuga dalla città è una scommessa, Maurizio Lastrico riflette su come questa ricerca sia spesso viziata da un'ansia tutta moderna per il risultato istantaneo: _"Quello che racconta secondo me il nostro mondo relativo alla pazienza è forse che spesso ricerchiamo, per trovare la felicità giusta, qualcosa che deve dare dei risultati immediati. In realtà, lo svoltare è qualcosa di molto più stratificato, è un atteggiamento mentale. Col tempo, quindi, le scelte non sono di per sé risolutive, ma è il modo di adattarsi ai vari errori che le cose positive arrivano."

Addio "Comfort Zone", tra set e realtà

In fondo, il cuore di Benvenuti in Campagna è l'abbandono delle proprie certezze. Ma se per i Fontana mollare la città è un trauma, per gli interpreti la vera sfida è il mestiere dell'attore. Lastrico confessa: "Il fatto di avere lasciato casa mia a Genova e fare questo mestiere per inseguire un qualcosa che per me è vagamente sacro, è mollare la zona di comfort. Tutte le volte, anche nel lavorare, mettersi in discussione, accettare la propria permalosità e metterla in gioco, questo è alla base del nostro mestiere".

Benvenuti In Campagna
Benvenuti in Campagna: una foto del film

Diverso è l'approccio di Giulia Bevilacqua, che ha trasformato l'imprevedibilità del set in una specie di ambiente casalingo: "Nel nostro lavoro tutto è una sfida. Siamo così tanto abituati alle sfide che la zona di comfort, almeno nel mio caso, cerco di trovarla ogni volta nella situazione nuova che devo scoprire. Sono brava a trovare comunque delle cose che mi fanno sentire a mio agio. Per me il set è una zona di comfort, sto proprio bene, mi diverto. Quando mi dicono: 'Ah, poverina, hai lavorato tutto agosto', per me non è lavoro, è veramente andare al parco giochi. È molto più faticoso stare a casa con due bambini di cinque anni... che è stupendo, eh! Vorrei che non venisse frainteso".

Lastrico conferma: "Giulia crea questa situazione con la troupe che diventa quasi di casa, c'è qualcosa tra la gita scolastica e il gioco, sia nello scherzo che nell'attenzione. E questo, pur raminghi come siamo, è stata una roba pazzesca".