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Baghdad Central, la recensione: indagini e segreti ai tempi della guerra

La recensione di Baghdad Central, la serie inglese di genere thriller investigativo in onda su Sky Atlantic ambientata nella Green Zone irachena.

RECENSIONE di 18/01/2021
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Baghdad Central: Waleed Zuaiter appare in una scena del secondo episodio

Dobbiamo iniziare la nostra recensione di Baghdad Central, la nuova serie in sei episodi di genere thriller, disponibile su Sky Atlantic e Now Tv, con più domande che risposte. I primi due episodi che abbiamo visto in anteprima, questo nuovo prodotto britannico ambientato a Baghdad, durante la seconda Guerra del Golfo, più che dare già un buon sviluppo alla miniserie si soffermano sulla presentazione dei protagonisti e sull'avvio della vicenda, senza tuttavia trovare uno sviluppo coinvolgente che possa dichiarare esplicitamente la natura della serie. Di stampo investigativo, Baghdad Central evita il semplice sviluppo da neo-noir e si concentra sul lato umano, sullo scontro tra civiltà e culture, spostando lentamente ai margini il caso da risolvere per indagare l'animo dei personaggi.

Collaborare e investigare

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Baghdad Central: Waleed Zuaiter in una scena del secondo episodio

20 marzo 2003. L'Iraq viene bombardato dalla coalizione di cui fanno parte l'esercito americano e inglese. Otto mesi dopo, Baghdad è una città composta da ruderi dove vige la paura e dove la vita civile è segnata dalla guerra. Muhsin Al-Khafagi è un ex-poliziotto che riceve una tragica notizia: sua figlia Sawsan, che nel frattempo aveva iniziato a collaborare in gran segreto come traduttrice per le forze americane, risulta scomparsa. Il nostro protagonista darà inizio a un'indagine personale per cercare di far luce sulla scomparsa, arrivando a entrare nella Zona Verde, ovvero la zona internazionale e protetta della città, e a collaborare con gli americani. Indagando sulla scomparsa della figlia (di cui non sappiamo il destino), Khafagi scoprirà la divisione che domina nella città: non solo quella che esiste tra gli schieramenti dell'esercito ma anche dagli stessi cittadini iracheni. Inizia così una ricerca tra le vie distrutte, dove la fiducia tra persone inizia a venire meno e dove ognuno di loro nasconde un segreto. Oltre alla storia principale, in Baghdad Central si intersecano altre storie di altre persone che, crediamo, troveranno un punto di contatto prima o poi e che sottolineano il contrasto tra iracheni e americani, tra chi vuole la pace e chi invece è ancora legato al conflitto bellico.

Un ritmo disteso e una dimensione intima

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Baghdad Central: Waleed Zuaiter in una scena del primo episodio

Non punta sullo spettacolo e su un ritmo adrenalinico, la serie scritta da Stephen Butchard, adattata da un romanzo omonimo di Elliott Colla. Nei due episodi che abbiamo visto, la guerra è presente, ma sempre sullo sfondo. In primo piano, invece, la dimensione umana, il modo in cui gli otto mesi di bombardamenti e di incertezza hanno segnato i corpi e la salute del popolo, di come il clima di tensioni, morte e rabbia abbia lacerato la pace e abbia lasciato cicatrici profonde nell'animo umano. Se il tentativo della serie è quello di usare il lato investigativo come una scusa per approfondire, invece, temi più universali come le conseguenze della guerra, il rapporto interpersonale, la caduta e la riscoperta della fiducia tra persone, possiamo considerarla una sfida vinta. Tuttavia, la mancanza di un forte collante narrativo e il ritmo particolarmente disteso, capace di rendere difficile un legame emotivo forte con i personaggi, rischia di mettere a dura prova lo spettatore meno paziente.

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Perché vedere la serie

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Baghdad Central: Corey Stoll in una scena del primo episodio

Come abbiamo già detto, i primi due episodi sono parecchio introduttivi, così tanto da farci chiedere come la serie possa procedere, se continuando su binari un po' troppo vicini ad altri prodotti simili, oppure sorprendendo attraverso colpi di scena e un cambio di ritmo narrativo (ma già dal terzo episodio ci immergeremo più rapidamente nel pieno sviluppo della storia). Siamo fiduciosi per i colpi di scena: entrambi gli episodi si concludono con un forte cliffhanger che è capace di risvegliare l'attenzione dello spettatore e getta nuove luci (e ombre) nello sviluppo della serie. Ancora è presto per prevedere che ruolo avranno tutti i personaggi - va detto che l'unico volto noto al grande pubblico, quello di Corey Stoll, ha ancora un ruolo troppo marginale al momento - ma ammettiamo che, data la breve durata, permane una certa curiosità. Certo, sarebbe stato meglio creare un'empatia migliore fin da subito e catalizzare l'attenzione del pubblico in maniera diversa, più diretta e affascinante, ma l'appassionato di thriller investigativi potrebbe trovare abbastanza motivi per arrivare fino in fondo.

Conclusioni

A conclusione della nostra recensione di Baghdad Central rimaniamo convinti a metà dai due episodi che abbiamo visto in anteprima. La serie britannica da un lato affascina e affronta temi mai banali, ma dall’altro si concentra forse un po’ troppo sul lato personale e umano sacrificando di molto la parte investigativa, di più facile appeal per il pubblico. L’appassionato potrebbe trovare motivi sufficienti per arrivare fino in fondo, grazie anche all’esigua durata della serie (solo sei episodi) e grazie a dei colpi di scena posti in chiusura di ogni episodio, ma lo spettatore meno paziente potrebbe non farsi bastare questa lunga introduzione di due ore. Il nostro giudizio è basato sulla fiducia di una serie che può regalare molto, se riesce a unire nel migliore dei modi le sue due anime: quella riflessiva e universale e quella che riesce a intrattenere con un buon thriller di mestiere.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

2.5/5

Perché ci piace

  • L’ambientazione atipica per questo tipo di prodotti è affascinante e aiuta a creare un clima di incertezze.
  • La serie può sviluppare temi universali e da non sottovalutare.
  • I colpi di scena a fine episodio attirano l’attenzione dello spettatore.

Cosa non va

  • Tra thriller investigativo e dramma umano, la serie fatica a trovare una giusta coesione tra queste due anime.
  • I primi due episodi sono fin troppo introduttivi.