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Babylon, Chazelle a Roma: "Volevo che il film non scivolasse via in modo tranquillo. Volevo fare rumore"

L'incontro stampa con Damien Chazelle, regista di Babylon, il film con Brad Pitt e Margot Robbie in sala dal 19 gennaio 2023.

Babylon, Chazelle a Roma: "Volevo che il film non scivolasse via in modo tranquillo. Volevo fare rumore"

Se c'è un regista che ci ha colpiti con ognuno dei suoi film, questo è Damien Chazelle, da Whiplash a First Man, passando ovviamente per il celebrato La La Land che ci aveva folgorati in quel del Lido di Venezia, quando aprì la Mostra del Cinema nel 2016. E l'ha fatto di nuovo con il suo ultimo lavoro, Babylon, produzione Paramount nelle sale con distribuzione Eagle Pictures dal 19 gennaio 2023, un film con un cast di primo livello che vede in prima linea Brad Pitt e Margot Robbie, ma anche imponente, eccessivo e così ricco di spunti da meritare di essere approfondito dopo l'uscita e da giustificare la curiosità con cui abbiamo seguito l'incontro stampa che ha visto protagonista il suo autore in quel di Roma. Chazelle non si è tirato indietro nel raccontarci il film che ha fatto e voleva fare, ma ha anche allargato il discorso e guardato a quello che è il futuro di Hollywood e del cinema, passando per il 3D e la minaccia dello streaming.

Come nasce Babylon?

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Babylon: Li Jun Li in un'immagine

"Sono stato felice di portare il film a Roma" ci ha detto Damien Chazelle in apertura dell'incontro con la stampa, in virtù di un'importanza che la nostra Capitale ha avuto e ancora ha nel mondo del cinema, "perché molti qui possono capire come questo film abbia attinto da molte opere di Fellini come La dolce vita e altri titoli del genere." Nel film si parla infatti del cinema e del suo mondo, perché "Babylon vuole offrire una panoramica di questo contesto, di come opera e lavora, ma anche di come si diverte. Questo era l'obiettivo, analizzare questo periodo della storia di Hollywood attraverso la lente del divertimento e del lavoro, come rappresentino il ciclo vitale di quel mondo, attraverso le feste e i set. Volevo dare la sensazione di quello che c'era sotto la superficie." Un film quindi ambizioso oltre che coraggioso per il modo in cui mette in scena il mondo che vuole raccontare, tra estremi ed eccessi, e Chazelle è onesto nell'ammettere quanto siano stati importanti i riconoscimenti del passato per poter fare un film di questo tipo.

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Babylon: una foto

"È una cosa che apre molte porte e ne sono grato" ha infatti dichiarato, pur sottolineando come non gli abbiano cambiato la vita a livello personale. Il risultato è l'aver potuto fare il film che aveva in mente, fin da subito immaginato come diviso idealmente in due parti: "C'era sin dall'inizio l'idea di realizzare un film che si sarebbe trasformato in un altro in termini di tono, di stile. Volevo che riflettesse il momento in cui la società si trovava, quindi passando dalla commedia alla tragedia." Un'evoluzione giustificata dalle storie dei singoli personaggi, del loro cammino nel corso della pellicola: "Mano a mano che procedevo nella scrittura, mi sono reso conto che l'energia che c'era all'inizio si dovesse trasformare in tragedia, ma a un certo punto mi è sembrato non essere sufficiente, che si dovesse toccare qualcosa di più cruento per mostrare questa caduta e le due facce della stessa medaglia. L'apice della festa contrapposto alla tragedia. Salire verso l'alto e come Dante scendere negli Inferi."

Dalle stelle agli inferi

Un concetto chiaro nella parabola vissuta da molti di questi personaggi, in cui Damien Chazelle ha cercato di mettere se stesso, ma senza identificarsi con uno di loro in particolare. "Posso dire che in ognuno di questi personaggi ho cercato di mettere aspetti che mi riguardano, diventano così il riflesso di quello che è stata l'esperienza in quel determinato momento della mia vita. Quando ho scritto La La Land c'erano aspetti che mi riguardavano in quel periodo, mentre nello scrivere i personaggi di Babylon ci sono aspetti che riguardano un'altra fase della mia vita. Ho cercato di mettere in ognuno dei personaggi alcuni aspetti che mi riguardano, ma non c'è un collegamento uno a uno tra me e loro. Tutto il gruppo di personaggi sono me per qualche aspetto. È un modo che ho per esprimere la mia essenza."

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Babylon: Margot Robbie in una scena

Importante quindi la collaborazione con gli attori, a cui ha accennato nel ricordare il lavoro fatto con Margot Robbie: "Margot è un'attrice straordinaria. Da una parte è una forza della natura, ha una fame che le permette di andare fino in fondo, tanto che paragona la recitazione a essere un animale, come se in ogni ruolo abitasse un animale selvatico. Allo stesso tempo è una persona dalla grandissima disciplina e dalla grandissima esperienza tecnica. È in grado di fare dodici take uno dopo l'altro e piangere da un occhio solo. È rarissimo da trovare. Così abbiamo creato un ambiente in cui lei si sentisse supportata e abbiamo girato tantissimo, improvvisando e testando cose per poi tornare allo script. E non è facile trovare un'interprete disponibile a fare tutto questo sapendo che molte cose non funzioneranno e saranno scartate."

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Hollywood e un'industria che nasceva... dal vizio

Babylon
Babylon: Margot Robbie e Diego Calva

Storie di personaggi che si muovono sullo sfondo di un contesto molto particolare e altrettanto caratterizzante. "Credo che sia importante mostrare quello che Hollywood è fin troppo spesso brava a nascondere, a infilare sotto il tappeto. Va ricordato che il cinema all'epoca non era visto e rispettato come è oggi, ma come qualcosa di basso e volgare, di pornografico. Ed era parte del DNA dei film come erano realizzati allora di mostrare lo sporco, proprio per andare a rivendicare alcuni elementi di quella reputazione di cui godeva. È già insito nel titolo Babylon questa reputazione di qualcosa che nasceva dalla volgarità, dal peccato, dal vizio, fatto da persone peccaminose e viziose." Si parlava infatti di Hollywood Babilonia, ma si facevano anche altri riferimenti biblici come Sodoma e Gomorra nel parlare di "un'industria completamente nuova che cercava di rivendicare la propria posizione, creata da persone ai margini della società, che volevano costruire qualcosa e osavano tirar su tutto questo nel mezzo del nulla." Eppure, nonostante tutti gli eccessi messi in scena, Chazelle avverte: "Molte cose sono state ammorbidite, perché se avessimo mostrato la realtà per quello che era all'epoca, il film non avrebbe mai visto la luce."

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Babylon: Li Jun Li in una scena del film

Forse per questo l'accoglienza in USA non è stata calorosa. "Sapevo che avrebbe suscitato determinate reazioni e che sarebbe stato accolto in un certo modo. L'idea alla base del film era di andare a dare fastidio, di accarezzare contropelo, spingere le persone a reagire. Volevo realizzare un film che fosse controcorrente ed è il motivo per cui è stato così difficile trovare qualcuno per riuscire a realizzarlo e sono grato alla Paramount perché ha deciso di sostenerlo, pur sapendo che avrebbe polarizzato le opinioni. Non mi hanno mai fatto pressioni e mai spinto a trovare dei compromessi." Damien Chazelle è però convinto del film che ha realizzato: "La speranza è che qualsiasi cosa succeda il film possa suscitare dibattito, discussione, scuotere gli animi e non scivolare via in modo tranquillo. Volevo fare rumore."

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Dal passato del cinema al futuro, tra 3D e streaming

Inevitabile chiedersi cosa abbia perso il cinema rispetto a quell'epoca. "Quello che è andato perduto è la libertà ed è qualcosa di comprensibile, perché era intrinsecamente legata al fatto che Hollywood fosse qualcosa di completamente nuovo, che non subiva le pressioni della società mainstream. La società guardava a Los Angeles considerandola la città folle, in cui questi pionieri si creavano le proprie regole man mano che procedevano e all'epoca è stato possibile sfruttare tutto questo. Ma è inevitabile che questa fiamma venisse trasformata in qualcos'altro." Inevitabile, ma da non sottovalutare: "Abbiamo da imparare da quel periodo. Oggi più che mai a Hollywood c'è tantissimo conformismo, tanto puritanismo, e dobbiamo rivendicare quella libertà che è stata soppressa e repressa."

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Babylon: Margot Robbie druante una scena del film

Importante anche in virtù dei cambiamenti che ci sono e ci saranno, di un mondo dello streaming che arriva a minacciare la stabilità del cinema inteso come sistema della distribuzione in sala. Ma Chazelle non è preoccupato: "Babylon finisce nel 1952 con Singing in the Rain e i film di quel periodo contengono la paura e l'ansia che il cinema stesse morendo, sostituito dalla televisione. Così non è stato, così come non è morta la televisione che continua a crescere. Piuttosto il sistema degli Studios è morto, era già in crisi in quegli anni ed è stato sostituito da un altro sistema. Non è una coesistenza facile, ma mi rende ottimista che i fondamentali non siano cambiati, che ci sia un continuo ciclo di nascita e morte, una continua evoluzione."

"Hollywood continua a cambiare, muore e rinasce" ci ha detto ancora, "si dice da sempre che il cinema sta morendo, lo stesso Lumiere disse nel 1899 che il cinema non avrebbe avuto futuro.". E il futuro passa anche per l'uso di nuovi strumenti, come il 3D che ancora una volta Avatar ha riportato in prima pagina. "Credo che possa essere qualcosa di interessante, come molti degli strumenti che il cinema ha usato per fornire allo spettatore un'esperienza diversa da quella fatta a casa. Se pensiamo agli anni '50, il Cinemascope aveva proprio questo intento, di convincere il pubblico a tornare in sala. Penso che ci siano anche altri strumenti oltre al 3D, ma molto dipende dall'abilità dell'artista. Tante cose nuove che sono arrivate poi sono sparite perché non aggiungevano valore, al contrario del sonoro, il colore o il Cinemascope. Il 3D può fare la differenza nella mani di James Cameron che riesce a dargli quel valore estetico, meno nelle mani di qualcun altro." Importante quindi l'artista nella sua capacità di usare e sfruttare le potenzialità di ogni strumento. Di sperimentare e trovare nuove vie: "Dobbiamo ricordarci una cosa: si tende a pensare che il cinema sia qualcosa di vecchio, ma se lo paragoniamo ad altre forme d'arte è molto giovane e non abbiamo ancora esplorato tutte le sue possibilità."