Atlantide, il regista Yuri Ancarani: “Volevo far fare al pubblico un’esperienza”

La video intervista a Yuri Ancarani, videoartista e regista di Atlantide, esperienza multisensoriale a bordo di barchini che sfrecciano nella laguna veneziana a ritmo di trap.

INTERVISTA di 23/11/2021
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Atlantide: una sequenza del documentario

Dopo l'anteprima alla 78esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, arriva nelle sale come evento speciale il 22, 23 e 24 novembre, distribuito da I Wonder Pictures, Atlantide di Yuri Ancarani, videoartista e regista. Il film è stato designato Film della Critica 2021 ed è una vera e propria esperienza. Così come voleva il suo autore.

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Atlantide: un'immagine del documentario

Girato a Venezia a bordo di barchini, è la storia di Daniele (Daniele Barison), adolescente che porta la sua barca a velocità folli, con una città fantasma dai colori quasi violenti a fargli da sfondo. Atlantide presenta i barchini come fossero astronavi, in un mondo che, come dice il suo autore, è sempre più assurdo. Ad accompagnare il protagonista una colonna sonora unica, che unisce musica sinfonica ai brani trap di Sick Luke, per la prima volta alle prese con il cinema.

Abbiamo incontrato il regista Yuri Ancarani proprio al Lido di Venezia, dove ci ha parlato di un cinema che non ha paura di misurarsi con immagini forti, senza voler fare intrattenimento, che, a detta dell'autore, fornisce risposte, mentre lui vuole portare il pubblico a porsi delle domande.

La video intervista a Yuri Ancarani

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Atlantide e i riti di passaggio dell'adolescenza

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Locandina di Atlantide

Atlantide è anche la storia di un'ossessione: per la velocità, la libertà. Cosa ti interessava di più?

È un momento molto interessante quello dell'adolescenza. È proprio il momento in cui un giovane fa il passaggio per diventare adulto. Ci sono dei rituali, dei rituali anche violenti. C'è un desiderio di libertà ma alla fine i protagonisti sono incastrati dentro a un codice di regole, che sono le regole di rito, per diventare adulti. Anche decisamente senza senso a volte. Il pretesto per raccontare questa storia è stato Venezia: questo rituale si compie all'interno dei barchini. Quindi è una cosa unica. Con un paesaggio incredibilmente suggestivo.

Atlantide: fantascienza in laguna

Probabilmente non c'entra nulla, ma il tachimetro che segna gli 85km orari, un po' come le 85 miglia orarie di Ritorno al Futuro, questi ragazzi che sfrecciano come in Fast & Furious però sull'acqua. C'era anche la volontà di intrattenere?

Non è intrattenimento per me, perché il finale è un finale incredibile che porta lo spettatore a fare un'esperienza e porsi delle domande. L'intrattenimento dà solo risposte. In questo caso c'è un inizio molto classico, molto rassicurante, da cinema tradizionale, poi diventa un film di genere e poi arriva il finale, in ci sei dentro. Sicuramente per me è un film vero, che racconta una verità ma ha a che fare tantissimo con la fantascienza. Questo mondo così assurdo, perché la realtà oggi è assurda, è rappresentato dalla laguna: la laguna è l'universo, le isole sono i pianeti e i barchini sono le astronavi. Sparano anche queste astronavi.

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Atlantide: un'immagine

Il finale è bellissimo, ricorda un po' 2001: Odissea nello spazio, soprattutto per l'uso dei colori. Come hai lavorato su questa Venezia che sembra ripiegarsi su se stessa?

Desideravo far fare allo spettatore un'esperienza immaginifica forte. Stiamo sempre a parlare di immagini come quelle di 2001: Odissea nello spazio, che sono immagini forti, un inizio che dura 15 minuti nel silenzio più totale. Era la normalità questa. Adesso l'intrattenimento ha imposto delle regole e non si può più fare un cazzo. Perché sennò la gente si distrae dal mangiare l'hamburger o le patatine. Questo film è un film che ha una sua normalità e ha deciso che lo spettatore è abbastanza intelligente per poter fare un'esperienza immaginifica forte.

Atlantide: la colonna sonora tra musica sinfonica e trap

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Atlantide: un momento del film

La colonna sonora è perfetta per raccontare questi ragazzi. Anche qui: come ci hai lavorato?

Ci sono due ambienti musicali, molto distinti ma che stanno insieme molto bene. C'è l'orchestra di Francesco Fantini, di classe, eleganza e stile, una musica sinfonica hollywoodiana, con cui ho già lavorato per il film The Challenge. La novità è aver portato un trapper a fare questa nuova esperienza con il cinema: Sick Luke ha fatto per la prima volta la colonna sonora di un film. La musica trap l'ho ascoltata moltissimo perché per entrare nel mondo degli adolescenti dovevo capire la loro musica. Un adulto dice che quella è spazzatura. Io l'ho ascoltata tantissimo questa spazzatura: se tu togli la voce le basi sono incredibili. Sono così interessanti che avevo capito che potevano diventare una colonna sonora. Quindi ci siamo messi nei garage dei trapper romani a lavorare. È stata un'esperienza incredibile con tutti ventenni che vivono la vita come, giustamente, la si vive a quell'età. Ci abbiamo dato dentro: la colonna sonora è frizzante, fresca, interessante.