Prima ancora di entrare nel merito di Armor, la cui sinossi tra l'altro è talmente esigua da essere riassunta in poche righe - come scopriremo a breve - conviene approfondire un qualcosa di paradossale che sarebbe avvenuto durante le riprese del film. Justin Routt, il regista accreditato in locandina, non avrebbe infatti diretto pressoché nessuna delle scene, mentre sarebbe stato il produttore Randall Emmett a impartire le direttive sul set: testimonianze da diversi membri della crew hanno confermato tale versione.
Probabilmente serviva qualcuno che si assumesse il peso della "vergogna", giacché il risultato finale è una delle operazioni più improbabili e assurde viste negli ultimi anni nel cinema di genere, serie B o non. Novanta minuti scarsi in cui non accade nulla di realmente interessante, con Sylvester Stallone nelle vesti di corposa guest-star a gigioneggiare di par suo nei panni di un falso villain, mentre intorno a lui si scatena il caos più assoluto.
Armor, lo scontro ha inizio: la trama
La trama come detto è quanto mai elementare: James Brody, interpretato da un pur redivivo Jason Patric, è un uomo vedovo che lavora come guardia di sicurezza su un furgone portavalori in compagnia del figlio Casey, prossimo a diventare padre a sua volta. In quello che era iniziato come un giorno di lavoro qualsiasi i due si ritrovano speronati da un suv dai vetri oscurati e poi bloccati a metà di un ponte in mezzo al nulla da due simil vetture, che gli impediscono di proseguire il percorso e al contempo di tornare indietro.
A guidare i criminali, interessati a quanto il mezzo trasporta a insaputa degli autisti, vi è l'esperto Rook, per l'appunto Sylvester Stallone, che intende mettere le mani ad ogni costo sul contenuto del blindato e non ha alcuna intenzione di andar via senza il malloppo. Da lì in poi ha inizio una situazione di stallo che si dipana per la maggior parte della visione.
Numeri non certo incoraggianti: un flop assurdo
Uno 0% sull'aggregatore di critica RottenTomatoes basterebbe a far comprendere la qualità del film, ma per chi invece si fida maggiormente dei voti del pubblico il 3.6 su IMDB non fa che confermare il giudizio generalmente negativo, giudizio al quale non possiamo che accodarci.
E pensare che l'ambientazione chiusa poteva diventare una trappola claustrofobica ricolma di tensione, ma la sceneggiatura si è dimenticata di dar vita a dinamiche credibili, con la situazione di stallo che si protrae all'infinito tra improvvise sortite al di fuori e quella crescente discordia tra i cattivi che semplifica gioco-forza le cose agli assediati. Padre e figlio che, prossimi a una potenziale dipartita, hanno modo di affrontare quel comune tragico passato e la traumatica perdita della moglie-madre, raccontata in un flashback che poco aggiunge all'introspezione drammatica dei suddetti.
Non c'è limite al peggio
E proprio la caratterizzazione dei personaggi raggiunge picchi di imbarazzo difficilmente eguagliabili, a cominciare da Sly che è il tipico "villain ma non troppo", con una sua precisa morale che lo vede opporsi ai membri più crudeli e intransigenti della sua stessa banda. Jason Patric fa quel che può nei panni di quell'uomo tormentato dal senso di colpa - e su cui aleggia un banale spettro dell'alcoolismo - mentre il giovane Josh Wiggins ha ben poco materiale a disposizione nelle vesti di quel figlio ben presto ferito, figura passiva nella resa dei conti tra i due principali contendenti.
L'azione va detto è ai minimi storici, anche per via di quel plot ridotto all'osso che vede la macchina da presa fissa su quel ponte caratterizzante la maggior parte del minutaggio. Palcoscenico improbabile - nessuno che si aggiri da quelle parti in un periodo di tempo così significativo? - facente il paio con evidenti forzature e inverosimiglianze, rendenti la vicenda via via più improbabile fino a quell'epilogo che supera l'assurdo, scadendo nel ridicolo involontario.
Conclusioni
La guardia di sicurezza di un furgone portavalori e il figlio, bloccati su un ponte da una banda di rapinatori, si trovano alle prese con una disperata lotta per la sopravvivenza, in attesa di quei soccorsi che sembrano non arrivare mai. Una trama più semplicistica che semplice, nella quale Sylvester Stallone si improvvisa "cattivo" per un giorno, su un ridotto palcoscenico che diventa teatro di eventi sempre più implausibili. Un thriller claustrofobico solo sulla carta che spreca il suo potenziale in una sceneggiatura zeppa di forzature e in una messa in scena priva di mordente.
Perché ci piace
- Jason Patric almeno ci prova...
Cosa non va
- ...a differenza di un Sylvester Stallone in vacanza.
- Tensione ai minimi storici.
- Trama ricca di inverosimiglianze.