Annabelle 3, la recensione: Una notte al museo degli orrori

La nostra recensione di Annabelle 3, terzo film dello spin-off del Conjuring Universe dedicato alla diabolica bambola.

RECENSIONE di 03/07/2019
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Annabelle 3: un primo piano della bambola indemoniata

Se c'è una cosa di cui dobbiamo rendere atto agli autori dell'universo di The Conjuring, a cui James Wan ha dato il via ormai sei anni fa con il primo L'evocazione - The Conjuring, è stata la capacità di creare una saga horror che, per estensione ma al tempo stesso coerenza, non ha assolutamente alcun precedente nel genere. Dopo sei film (tra i quali contiamo anche La Llorona, che fa comunque parte dello stesso universo) gli spunti sembrano non volersi ancora esaurire e, prima di The Conjuring 3 e L'Uomo Storto previsti per il 2020, torna al cinema la terrificante e demoniaca Annabelle. In questa recensione di Annabelle 3 vi parleremo di come questo film, seppur come vedremo non privo di difetti, si incastri molto bene nel mondo inaugurato e sviluppato da tutti i suoi predecessori.

A differenza dei primi due film dedicati ad Annabelle - di cui il secondo, un prequel sulla sua origine, era stato particolarmente apprezzato dai fan della saga - questo terzo capitolo più che sulla spaventosa bambola si incentra su una serie di altre creature mostruose, che lei nella sua inespressività così caratteristica si limita a scatenare contro gli sventurati protagonisti. Il risultato di questa scelta, a nostro parere vincente, è un film che non ripete quanto era già stato esaustivamente detto nelle pellicole precedenti, divertendosi a mettere in campo molte delle creature catturate e "collezionate" dai Warren nella loro lunga carriera di investigatori del paranormale. L'intera azione si svolge infatti nella casa dei due demonologi, dove l'arrivo della bambola e l'intervento di una coppia di babysitter piuttosto imprudenti riportano in vita i diabolici inquilini del loro museo degli orrori. Il film non spaventa come i suoi predecessori e certi passaggi della trama - soprattutto, come vedremo, il finale - non convincono appieno, ma Annabelle 3 riesce comunque a divertire il suo pubblico, trasportandolo in un'avventura forse po' più family friendly del solito ma lo stesso intrigante.

Una trama dalle premesse semplici ma interessanti

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Annabelle 3: una scena del film con Mckenna Grace

Come vi anticipavamo questo terzo spin-off dedicato alla bambola Annabelle, esordio alla regia del Gary Daubermann che ha sceneggiato The Nun - La vocazione del male e ha collaborato a IT e It: Capitolo 2, sposta l'azione, limitata nel tempo a sole 24 ore, in una location molto ristretta: la casa di Ed e Lorraine Warren. La trama di Annabelle 3 viene portata avanti dalle sue tre protagoniste: la figlia dei Warren, Judy (Mckenna Grace), la bionda e innocente liceale che le fa da babysitter in assenza dei genitori, Mary Ellen (Madison Iseman), e l'amica Daniela (Katie Sarife), teenager più spigliata che sta cercando il modo di comunicare con il padre da poco defunto. La miccia che porterà allo scatenarsi di un disastro di epiche proporzioni è proprio Daniela, che nel suo tentativo di mettersi in contatto con il genitore si introduce nel museo dell'occulto e apre la teca benedetta in cui Annabelle era stata rinchiusa. Una volta libera, la diabolica bambola decide, per portare a termine il solito ed unico obiettivo di impadronirsi di un anima, di risvegliare tutte le creature catturate in passato dai due demonologi, scatenandole sulle protagoniste.

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Annabelle 3: Samara Lee in una scena del film

Nella complessa timeline del Conjuring Universe questo film si colloca dopo L'evocazione, di cui scorgiamo l'inquietante carillon tra gli oggetti del museo, e prima della trasferta londinese dei Warren in The Conjuring - Il caso Enfield. Le citazioni all'universo creato da James Wan sono continue, a volte destinate ad omaggiare gli altri film altre a confermare l'appartenenza di questo Annabelle 3 al resto della saga: dalla scena del telecomando latitante del Caso Enfield a quella della spettrale camminata del demone suora Valak, sempre dallo stesso film e che avevamo ritrovato anche in The Nun, non sono poche le sequenze più famose ad essere ripetute e rielaborate. Se, da una parte, questi stratagemmi narrativi possono peccare di poca originalità, dall'altra sono funzionali a rendere il brand The Conjuring ben riconoscibile: ogni film della serie è infatti chiaramente riconducibile al filone principale e agli altri spin-off, infondendo così ogni volta nello spettatore la sensazione di far ritorno in un territorio familiare.

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Tre protagoniste in grado di reggere il film

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Annabelle 3: Mckenna Grace in un momento del film

Tra gli elementi meglio riusciti del film ci sono senza dubbio le sue protagoniste, in particolare la giovanissima McKenna Grace, che avevamo già visto e tanto apprezzato in Hill House. Anche se in Annabelle 3 il suo personaggio perde parte della grinta e della forza caratteriale della Theo bambina della serie Netflix, la sua interpretazione resta sempre molto convincente. Per quanto le tre interpreti principali reggano bene da sole la storia, avremmo comunque preferito che la presenza di Vera Farmiga e Patrick Wilson fosse più consistente: il loro ruolo nel film - limitato ai primi e agli ultimi minuti - è infatti piuttosto inutile, alla stregua di una comparsata di lusso, e la pellicola non ne avrebbe risentito, anche in termini di sviluppo di trama, se fossero stati completamente tagliati fuori dalla sceneggiatura.

Per quanto riguarda le diaboliche entità del museo dell'occulto il livello è abbastanza altalenante: se il traghettatore di anime, la sposa assassina (che comunque ricorda un po' troppo La Llorona) e il televisore Philco Predicta che mostra il futuro forniscono spunti interessanti e potrebbero, chissà, guadagnarsi un proprio spin-off, altri, come il lupo mannaro che si aggira nel cortile dei Warren, sono tutt'altro che memorabili.

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Annabelle 3: Katie Sarife in una scena del film

Un finale che lascia l'amaro in bocca

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Annabelle 3: MAdison Iseman in una scena del film

Il finale, come già vi avevamo accennato, è il momento che funziona meno dell'intero film: dallo scontro con le mostruose entità del museo (che una volta venute completamente allo scoperto sfiorano il grottesco più che il terrificante) al ritorno di Ed e Lorraine e alla fin troppo zuccherosa sequenza conclusiva - anticlimatica e piuttosto simile a quelle dei primi due The Conjuring - gli ultimi dieci minuti di Annabelle 3 sarebbero completamente da rivedere, perché rischiano di lasciare l'amaro in bocca ad uno spettatore fino a quel punto tutto sommato soddisfatto.

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Annabelle 3: una scena del film con Vera Farmiga

Chiudiamo questa recensione con una domanda: questo Annabelle 3 era davvero necessario? Forse no, ma è stata fatta la scelta vincente di spostare l'attenzione da Annabelle - di cui si era già detto tutto il necessario in altri due film - ad una serie di creature mostruose che avevano intrigato i fan fin dal primo capitolo della saga. Il risultato ottenuto con questo terzo (e immaginiamo ultimo) lungometraggio sulla diabolica bambola è uno strano miscuglio tra Paranormal Activity, Piccoli Brividi e Ghostbuster che, pur non essendo assolutamente il miglior film del franchise, ci ha divertito e non ci sentiamo assolutamente di bocciare.

Conclusioni

Concludiamo questa recensione di Annabelle 3 ribadendo come questo film ambientato nell’universo di The Conjuring, pur non spaventando quanto i suoi predecessori e non convincendo sempre appieno, riesce ad intrattenere ed intrigare il suo pubblico, questo anche grazie alle buone interpretazioni delle sue protagoniste.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.3/5

Perché ci piace

  • La scelta di mettere in campo le creature del museo degli orrori degli Warren.
  • Le protagoniste, in particolare la giovane McKenna Grace.
  • Il fatto che il film sia perfettamente riconducibile agli altri capitoli della saga.

Cosa non va

  • Alcune delle creature, come il lupo mannaro, sono tutt’altro che memorabili.
  • Il finale completamente da rivedere.
  • Il fatto che questo, tra tutti, sia il capitolo meno spaventoso della saga.