Altered Carbon

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Altered Carbon: da Netflix un futuro ambiguo e inquietante, difficile da dimenticare

Tratta dall'omonimo romanzo cyberpunk (noto in Italia anche come Bay City) di Richard Morgan, la nuova produzione Netflix Altered Carbon è una serie complessa, dalle molte anime, che unisce con intelligenza il poliziesco e il noir all'action fantascientifico, con una storia ricchissima di colpi di scena e ottime trovate.

Altered Carbon: una scena della serie targata Netflix

Gli appassionati di fantascienza possono sorridere. Se negli ultimi anni il cinema e le serie avevano faticato a trovare prodotti soddisfacenti e che soprattutto affrontassero con rispetto le componenti morali, e quindi più profonde, del genere, negli ultimi mesi la situazione sembra essere decisamente cambiata, e in meglio. Al Blade Runner 2049 visto in sala e a due serie come Philip K. Dick's Electric Dreams e Star Trek: Discovery, adesso si aggiunge anche questa Altered Carbon di Netflix, creata da Laeta Kalogridis, già produttrice di Avatar, Terminator: Genisys e del prossimo Alita: Battle Angel.

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Tratta dall'omonimo romanzo cyberpunk (noto in Italia anche come Bay City) di Richard Morgan, Altered Carbon è una serie complessa, dalle molte anime, che unisce con intelligenza il poliziesco e il noir all'action fantascientifico, con una storia ricchissima di colpi di scena e ottime trovate. Ma ha soprattutto il grande merito di mostrarci un universo futuristico ricco di suggestioni e moralmente ambiguo. Da questi parti sesso e violenza non sono solo all'ordine del giorno, ma declinati in modo tale da riuscire ad essere originali, e proprio per questo molto disturbanti, in più di un'occasione.

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Vivere e non morire a Bay City

Altered Carbon: Tamara Taylor in una scena

Sebbene da un punto di vista meramente visivo sia evidentemente debitrice del cult movie di Ridley Scott e di altri classici del genere, tra cui Matrix, la serie ha talmente tanto da dire che non può che non colpire ed affascinare fin dalle sue premesse. Perché nella San Francisco dell'anno 2384 clonazione ed intelligenze artificiali sono parte integrante del quotidiano, a cui si aggiunge però una nuova rivoluzionaria tecnologia che permette agli esseri umani di essere praticamente immortali, semplicemente trasferendo la propria identità (o, se preferite, anima) da un corpo all'altro una volta che il proprio involucro cessa di funzionare. Ricordi e coscienza di ciascun individuo possono quindi essere comodamente trasferiti attraverso una sorta di "pile" collocate sulla nuca, quasi come se i corpi non fossero altro che dei computer in cui inserire delle memorie portatili.

Altered Carbon: una foto dei protagonisti della serie Netflix

Ovviamente tutto questo ha dei costi e non tutti possono permettersi di essere davvero immortali e ha creato una differenza ancora più sostanziale tra i ceti sociali, con i lavoratori costretti ad accontentarsi di quello che magari, in caso di morte, gli può offrire l'assicurazione (all'inizio vediamo per un attimo il caso di una bambina reincarnata nel corpo di una vecchia, semplicemente perché più economico) o la loro condizione economica. Poi ci sono i cosiddetti Mat (Matusalemme), ovvero quei multimiliardari che vivono da centinaia di anni, hanno cloni/backup di loro stessi e in caso di qualsiasi tragico evento non devono fare altro che cambiare involucro. Per sempre.

Altered Carbon: una foto della serie Netflix

Questo è quello che succede al potentissimo Laurens Bancroft che vuole indagare sulla propria morte di cui non ricorda nulla. La polizia gli dice che si è suicidato ma Laurens non crede a questa versione dei fatti e vuole sapere esattamente tutto quello che gli è successo in quelle poche ore che vanno dalla sua morte al suo backup precedente. Per scoprirlo risveglia Takeshi Kovacs, un ex membro delle unità speciali con un passato da ribelle che è rimasto "congelato" per oltre 250 anni. In cambio della risoluzione del mistero gli viene promesso ogni tipo di ricchezza e la grazia per i crimini commessi in passato, ma in realtà quello che troverà sarà molto di più.

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Who wants to live forever?

Altered Carbon: una scena d'azione della nuova serie Netflix

Se l'aspetto poliziesco è quello portante, che avvince immediatamente e permette di superare le non poche difficoltà di una trama complessa ed intricata fin da subito, gli elementi di maggiore successo di una serie come Altered Carbon risiedono però altrove. Non sono pochi i passaggi che rimangono impressi, le questioni morali, spesso anche solo accennate, che continueranno a riecheggiare nello spettatore anche dopo la visione. Vale veramente la pena di vivere per sempre, anche a costo di fare a meno del proprio corpo? Saremmo in grado di accettare i nostri amati nella loro essenza, anche se all'interno di un involucro (molto) diverso da quello a cui siamo abituati? E cosa ci è veramente concesso fare con questi "gusci" apparentemente vuoti e intercambiabili, esistono limiti oltre cui non possiamo e vogliamo spingerci?

Altered Carbon: una foto del dietro le quinte della serie

In Altered Carbon c'è la fantascienza più pura, quella che fa riflettere e quella che può farci paura, ma c'è anche molto romanticismo, idealismo e tanta azione. Ci sono elementi a sufficienza per "distrarci" e farci accettare un universo durissimo, in cui chi ha il potere davvero non sembra porsi limiti e non sembra avere nessun rispetto per la vita. Un universo in cui spesso le intelligenze artificiali (come il divertente Edgar Allan Poe che gestisce un hotel a tema gotico ormai quasi abbandonato) risultano più vere degli umani e in cui quasi nessuno è mai veramente quello che sembra. Non è un caso forse che siano tanti gli interpreti provenienti da Dollhouse di Joss Whedon, una serie (ingiustamente) bistrattata che affrontava con grande intelligenza sempre il tema dell'identità.

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Altered Carbon: una foto di Joel Kinnaman e James Purefoy

Anime che si intrecciano

Altered Carbon: una scena dello show

Ma con Altered Carbon Netflix prova a fare molto di più e cerca una strada ancora più difficile, unendo profondità e filosofia al mero spettacolo. E molto spesso ci riesce. Non tutto funziona in maniera precisa, non ogni episodio è ugualmente avvincente e non tutte le storyline funzionano allo stesso modo. Anche se, va detto, alla fine tutti i nodi vengono al pettine e tutte le sottostorie si intrecciano più o meno perfettamente. Ma la cosa veramente importante è che arrivati alla fine di questi dieci episodi non solo rimane la voglia di andare avanti ed attendere una nuova stagione (anche perché esistono già due sequel letterari), ma soprattutto rimane la consapevolezza di aver assistito ad un qualcosa che, al netto dei difetti che comunque ci sono, ci rimarrà dentro a lungo.

Altered Carbon: una scena della serie

D'altronde da un punto di vista tecnico la serie è all'altezza delle migliori produzioni fantascientifiche degli ultimi anni, anche se, come già detto, a livello scenografico è evidentemente debitrice di Blade Runner e tante altre opere del passato. Mentre da un punto di vista recitativo costringe alcuni attori, soprattutto quelli secondari, a dei veri e propri tour de force in stile Westworld visto che viene loro chiesto di cambiare continuamente personalità, spesso con risultati stranianti e sorprendenti.
Tra i protagonisti spicca lo svedese Joel Kinnaman che, dopo The Killing e i non esaltanti risultati di RoboCop e Suicide Squad, si dimostra ancora una volta perfetto per i ruoli da duro dal cuore d'oro. E se anche tutto il resto del cast è certamente di buon livello (tra cui un ambiguo e affascinante James Purefoy nei panni del miliardario "suicida"), a lasciare il segno è soprattutto la messicana Martha Higareda, già vista sia al cinema sia in TV in qualche ruolo minore ma qui finalmente alla prima grande occasione internazionale: è bella, sexy e tosta al punto giusto ed è anche il personaggio più puro dell'intero show. Un raggio di luce in un mondo buio e spaventoso che però ha saputo conquistarci fin dalla prima scena.

Altered Carbon: da Netflix un futuro ambiguo e...
Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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