Aldair. Cuore Giallorosso, recensione: il rumore dell'amore in un affresco gentile e 'sefardito'

Simone Godano rilegge il "mistero garbato" dietro uno dei più grandi difensori brasiliani, per un documentario carico di poesia. Ad accompagnare Aldair, lo scrittore "romanista fracico" Sandro Bonvissuto. Insieme, come fossero Dante e Virgilio tra Banco da Vitória e Circo Massimo.

Aldair nello spogliatoio della Roma

Aldair Nascimento dos Santos, ex calciatore, leggenda brasiliana, e Sandro Bonvissuto, scrittore e romanista. Insieme, dalle spiagge di Rio fino a Banco da Vitória, sulle rive del Rio Cachoeira. Chissà se, per un giro infinito, quell'acqua sia mai arrivata a mescolarsi con quella del Tevere. Ci piace pensare di sì. Perché, in fondo, nulla accade per caso. E allora, Aldair e Bonvissuto, fianco a fianco, coppia spaiata e per questo vincente, sembrano Virgilio e Dante.

Aldair Sandro Bonvissuto
Aldair e Sandro Bonvissuto

Del resto, quando si parla di calcio, si parla anche di letteratura. Simone Godano, alla regia, conosce le regole del gioco, e quindi giù di lacrime, di sorrisi, di parole, di ricordi. Così, restando mezzo passo indietro ed evitando la retorica per puntare all'anima, Aldair. Cuore Giallorosso - che per brevità si potrebbe etichettare come documentario, ma dentro c'è molto di più - diventa il manifesto umano e 'sefardito' (per citare la dialettica romanissima della pagina social As Roma Schickposting) di un giocatore e di un uomo fuori dal tempo.

Aldair. Cuore Giallorosso è grande storytelling sportivo

Le voci, dicevamo. Seguendo la sceneggiatura firmata da Shadi Cioffi, Boris Sollazzo e Beatrice Campagna, Aldair. Cuore Giallorosso ruota attorno all'uomo ancor prima che al calciatore, ragionando sulle città che ha vissuto come se fossero un'enorme mappa senza confini. Il Brasile e Roma, il rumore dell'amore portato a mille. Parlando di appartenenza, di rispetto, di perseveranza, di sacrificio.

Gli occhi, allora, si bagnano, la gola s'asciuga, e il resto è affidato alla memoria di chi c'era, preservando l'identità e l'integrità di certe emozioni, tornate a galla in un mare di cori, di sciarpe, di vessilli che garriscono al vento, colorando il cielo di giallo e di rosso.

Il valore di Roma e il calcio come speranza

La sintassi della romanità si fa ancor più magica se applicata ad Aldair che, in tredici stagioni, vincendo uno scudetto che "vale come dieci" (Francesco Totti dixit), ha fatto della riservatezza il suo "crack" assoluto. Assurdo, e quindi ancora più significativo, quanto il suo essere alieno rispetto al contesto romano (e brasiliano) lo abbia elevato a essere una "speranza", come lo definisce lo scrittore Sandro, che in Brasile c'è volato con la maglietta di Ago Di Bartolomei. Altro livello di adorazione, per una religione che non si può spiegare. O forse sì, con un consiglio: leggete il romanzo di Bonvissuto, La gioia fa parecchio rumore (edito da Einaudi), per comprendere fino in fondo cosa voglia dire essere romanisti. Una specie di vangelo, il romanticismo nella sua grammatica migliore.

Aldair Godano Set
Godano e Aldair dietro le quinte, nel cuore dell'Olimpico

Una timidezza gentile, quella di Aldair, che celava una marmorea presenza in campo. Ennesima dimostrazione di quanto il silenzio conti più delle parole. Ed è lo stesso regista, nelle note di produzione, a spiegarlo: "Aldair non è carioca, è bahiano". Una differenza abissale, forse il fulcro stesso di questo cammino che parte da lontano, sovrapponendo due mondi così simili e così diversi. Lo stadio che straborda a pochi secondi dalla fine di Roma-Parma, il campetto scucito di Banco da Vitória, su cui il calciatore ha tirato i primi calci a un pallone mezzo sgonfio. Come si fa, dopo tutto, a non credere al destino, a quanto certe santità pagane siano dei profeti portatori di felicità? Questione di passione. Benedetta, sacrale, verace.

Dal Brasile al Circo Massimo in nome di Aldair

E poi? E poi in mezzo agli 80 minuti di montaggio, mixati alla musica originale di Piotta e Stefano Ritteri, c'è lo storytelling sportivo, l'assioma di quanto il calcio raccontato, a volte, sia addirittura meglio di quello vissuto. È la potenza dello sport che, al cinema, trova la sua forma migliore. Se poi dentro ci sono i "commenti" di gente come Cafu, Delvecchio, Tommasi, Zico, Giannini, Totti, beh, la differenza è notevole, quasi stordente rispetto al calcio di oggi, fin troppo veloce e viziato. Non è mera nostalgia, ma evidente consapevolezza: certe facce, certi gesti, certa normalità sono ormai estinti.

Aldair Circo Massimo
Aldair al Circo Massimo

Più in generale, allargando lo sguardo, Aldair. Cuore Giallorosso è un documentario che trasuda saudade, tornando alle origini di un mito a tratti illeggibile e misterioso, riletto da Godano e Bonvissuto seguendo le tracce di un viaggio che ci (ri)porta a casa, dandoci appuntamento al centro del mondo, tra l'eternità del Circo Massimo e gli spalti dell'Olimpico. Ma attenzione, e cosa più importante: questo non è un documentario solo per i romanisti, bensì è per tutti coloro che credono nel valore dei sogni, ricercando la bellezza nel tempo che sì scompare, ma lascia una traccia capace di riecheggiare negli occhi di un bambino che gioca con il suo pallone.

Conclusioni

Simone Godano rivede il mito di Aldair in un documentario che va ben oltre il campo sportivo. Dal Brasile fino a Roma, insieme allo scrittore Sandro Bonvissuto, la narrazione si concentra sull'amore, sulla passione, sul valore umano di un calciatore "silenzioso" e per questo ancor più efficace, sia in campo che fuori.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La sincerità con cui viene raccontato Aldair.
  • La scelta di portare in scena Bonvissuto.
  • Lo storytelling sportivo al massimo.
  • Un documentario per tutti, non solo per i romanisti...

Cosa non va

  • Forse il voice-over di Amendola risulta accessorio.