Dal manga all'anime e, per noi nel caso specifico, e ritorno. Alcuni mesi fa, alla fine del 2025, avevamo amato un film d'animazione giapponese sbarcato su Netflix: si chiamava 100 meters (o 100 metri) e dimostrava una tecnica e visione artistica rara, una capacità di mettere in scena la componente sportiva della storia che avevamo visto con quella maestria poche volte, una delle quali negli ultimi anni con The First Slam Dunk. Quell'anime era tratto da un manga realizzato da Uoto, già autore de Il movimento della Terra, che qui da noi non avevamo ancora potuto apprezzare.
Problema risolto, perché ora quel manga è arrivato nelle librerie grazie a J-Pop, che ha raccolto in due volumi corposi ma ben realizzati e fruibili con poco più di 500 pagine l'uno, i 5 tankobon originali, pubblicati in Giappone tra giungo e ottobre del 2019. Noi spettatori e lettori italiani, quindi, arriviamo a fruire dell'opera di partenza dopo aver guardato e amato l'anime e questo in qualche modo influenzerà il giudizio complessivo e rischia di sminuire un'opera che ha un grande valore e che deve subire il confronto con il suo adattamento. Prima di proseguire, infatti, ci lasciamo andare a un consiglio: se per caso non avete ancora guardato l'anime disponibile su Netflix, immergetevi prima nella lettura del fumetto di Uoto, per godervi poi la sua resa in animazione che è perfetta sintesi e amplificatore dei temi.
Il talento di Togashi
Protagonista del manga di Uoto, a cui è stato riconosciuto il premio "Special Encouragement" al 97° New Face Award di Kodansha, è Togashi, ragazzino di sesta elementare dotato di un talento naturale per la corsa. Una qualità che gli ha permesso di farsi notare e vincere ai campionati nazionali di 100 metri piani, ma anche di trovare il proprio posto, almeno finché non inizia a provare una sensazione nuova per lui: la paura di fallire. Una nuova emozione che si accompagna però a qualcos'altro di diverso, ovvero l'euforia di impegnarsi e fare sul serio, la dedizione necessaria a rendere quel talento qualcosa di concreto e affidabile, che scorge nel nuovo arrivo Komiya, meno dotato ma caparbio e determinato a migliorarsi.
Correre e riflettere
La storia del manga di Uoto è più articolata, complessa e ricca dell'adattamento anime, ma ha il medesimo fine: usare la gara sportiva e l'agonismo per veicolare riflessioni più ampie e al tempo stesso intime, che riguardano il senso della vita, dell'amicizia, della competizione. In tal senso è uno spokon (i manga di genere sportivo) sui generis, che sposta il suo cuore sul racconto di formazione piuttosto che sul puro piano agonistico, ponendo il focus su quella manciata di secondi in cui la corsa dei 100 metri scivola via, un tempo esiguo che può determinare una carriera e il futuro di un atleta. 10 secondi scarsi in cui il destino si compie, in cui il valore del lavoro svolto si dimostra e in cui il velocista mette in gioco tutta la propria vita.
i 100 metri di Uoto
Il maggior spazio a disposizione del manga permette a Uoto di approfondire ulteriormente, di allargare il campo e tratteggiare personaggi, ma dar maggior spazio a queste riflessioni che nell'anime risultano mirate e fulminanti. Il suo tratto segue l'intento del racconto, si fa più esitante nelle sequenze più statiche e quotidiane, danno il massimo in quelle sportive che dimostrano grande dinamismo a supporto del pensiero che le accompagna con didascalie efficaci quando il disegno si allarga in vignette più ampie e conquista la pagina. Quando esplode, come un velocista dai blocchi di partenza dei 100 metri.
Guardando queste tavole più riuscite e d'impatto, l'ispirazione visiva dell'anime è evidente, la scelta delle tecniche da usare e del rotoscopio per rendere alcuni passaggi si giustifica: l'anime è una produzione notevole, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione dell'adattamento di 100 metri, ma la sua base, le sue radici, lo stimolo per quella direzione da prendere, sono già evidenti nelle tavole di Uoto. Un'opera da leggere, assaporare, gustare. Ma anche da continuare a sfogliare dopo la lettura per rivivere quella manciata di secondi della gara e far sedimentare i pensieri, le passioni e i timori dei protagonisti.
Conclusioni
La versione cartacea di 100 metri non è una mera ripetizione di quanto visto su schermo, ma una sua profonda espansione. Se il film Netflix sbalordisce per l'impatto visivo e la frenesia cinetica della corsa, il manga di Uoto risponde con la forza della parola e l'approfondimento psicologico. È un'opera imprescindibile per chiunque voglia comprendere fino in fondo i tormenti di Togashi e la filosofia che si cela dietro lo spokon che ha ispirato l'anime. Una lettura interessante per gli amanti delle storie di formazione mature, che siamo felici di veder arrivare anche nei nostri negozi dopo averne apprezzato l'adattamento animato.
Perché ci piace
- Le riflessioni sul talento, sul fallimento e sulla competizione sono viscerali e dettagliate.
- Il maggior spazio per l'approfondimento che il formato narrativo del manga consente.
- La storia è autoconclusiva e si sviluppa in modo organico senza i tempi morti tipici delle serie lunghe.
- La divisione in due maxi-volumi valorizza la continuità narrativa e l'impatto estetico delle tavole.
Cosa non va
- I disegni fuori dalla pista sono a tratti esitanti, sebbene esplodano di dinamismo quando conquistano la tavola.
- Chi ha amato alla follia il film d'animazione potrebbe trovare meno sorprese dal punto di vista della trama pura.