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10 giorni con Babbo Natale, la recensione: Natale on the road

La recensione di 10 giorni con Babbo Natale, il sequel del fortunato 10 giorni senza mamma con cui Alessandro Genovesi firma una commedia sociale condita dalla magia della fiaba natalizia.

RECENSIONE di 04/12/2020
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10 Giorni con Babbo Natale: una scena del film

Ve la ricordate la scombinata famiglia Rovelli di 10 giorni senza mamma? Lei, Giulia, che parte per Cuba per riconquistare un'indipendenza e una femminilità sbiadite dopo tredici anni di rinunce (anche lavorative) per dedicarsi ai tre figli, lui, Carlo, manager di successo, che si ritrova a fare da "mammo". Li avevamo lasciati a fare colazione in cucina, alle prese con un ritrovato equilibrio, con Giulia pronta a riprendere in mano la sua carriera e Carlo deciso a concedersi una pausa per trascorrere più tempo con la famiglia. Immaginate ora di riunirli in un camper e lanciarli in un on the road natalizio, in cui gli inquieti protagonisti incontreranno persino Babbo Natale. È quello che fa Alessandro Genovesi (come leggerete nella recensione di 10 giorni con Babbo Natale), con un sequel di quel primo capitolo che aveva fatto la gioia delle sale diventando il film più visto del 2019. Il seguito, nato e pensato per la sala ma obbligato dalla pandemia ad un'uscita in streaming (su Prime Video dal 4 dicembre), è forse un po' più patinato e avaro di gag, ma è il prezzo da pagare per un registro meno comico e più orientato a quello della favola di Natale, con tutte le dinamiche e i cortocircuiti familiari del caso.

Tra fiaba e commedia sociale

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10 Giorni con Babbo Natale: un momento del film

In 10 giorni con Babbo Natale gli autori del film (il regista Alessandro Genovesi che lo scrive insieme a Giovanni Bognetti) riconfermano il nucleo narrativo principale, giocando questa volta con un ribaltamento dei ruoli: la famiglia Rovelli è alle prese con la riorganizzazione della nuova routine quotidiana da quando Giulia (Valentina Lodovini) ha ripreso a lavorare, e Carlo (Fabio De Luigi) ha iniziato a occuparsi dei bambini assumendo di fatto il ruolo di "mammo". Frenetiche giornate da casalingo passate a lavare, stirare, cucinare, accompagnare i ragazzi (Tito, Bianca e Camilla) a scuola e presenziare alle recite scolastiche, mentre lei è impegnata a inseguire i sempre più incalzanti impegni di lavoro, occupata a godersi la realizzazione di un sogno a cui aveva dovuto rinunciare tredici anni prima.

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10 Giorni con Babbo Natale: un'immagine del film

Ma a Carlo tutto questo comincia a stare un po' stretto e quando decide di rimettersi in gioco e cercare lavoro, gli equilibri già fragili e compromessi saltano: Giulia è infatti in attesa di una promozione che la porterebbe a trasferirsi in Svezia. L'ulteriore colpo di grazia arriva con la notizia per cui dovrà sostenere il colloquio il 24 dicembre a Stoccolma. A quel punto per salvare il Natale a Carlo non rimane che rispolverare il vecchio camper di famiglia e offrirsi di accompagnarla fino in Svezia. Inizia così l'avventura dei Rovelli, un viaggio verso Nord nel tentativo di risolvere attriti e conflitti sopiti, non privo di colpi di scena, come l'incontro-scontro con un insolito Babbo Natale (Diego Abatantuono).

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10 giorni con Babbo Natale: Diego Abatantuono e Fabio De Luigi in una scena

È indubbio il merito di aver saputo combinare le dinamiche della commedia sociale - le difficoltà nella divisione dei ruoli, le discriminazioni di genere e una generazione di genitori irrisolta, "adolescenti brizzolati che pagano l'IMU", - con quelle della fiaba natalizia, pur sbilanciandosi forse a favore della seconda dove la storia si dimostra un po' più affaticata e stantia. Come è apprezzabile l'idea di un film di Natale made in Italy ambientato realmente tra elfi, neve e renne, seppur queste ultime solo evocate da un accidentale incontro con Babbo Natale, che trascinerà l'intera famiglia nel suo magico villaggio evocando le atmosfere di tante commedie natalizie d'oltreoceano.

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La verità dei personaggi: da Babbo Natale a una scombinata galleria di tipi umani

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10 giorni con Babbo Natale: una scena

Tutto vero, tutto credibile incluso un Santa Claus che Genovesi umanizza estremizzandone tic e virtù. Sotto la barba bianca e il tradizionale vestito rosso Diego Abatantuono, perfetto nell'interpretare un Babbo Natale smemorato e acciaccato dalla sciatica, che insieme a boccali di birra manda giù pastiglie per la pressione. È lui l'unica new entry del cast, rimasto in gran parte quello del primo film: Fabio De Luigi, stavolta meno esposto alle gag fisiche rispetto al precedente 10 giorni senza mamma, è prima che "mammo" un padre in crisi frustrato dall'impossibilità di ritrovare un lavoro, Valentina Lodovini è una delle tante donne e madri perseguitate dai sensi di colpa e ancora oggi sacrificate sull'altare dell'insanabile e anacronistico conflitto tra carriera e famiglia.

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10 giorni con Babbo Natale: una scena con Diego Abatantuono

Li affiancano i tre straordinari interpreti dei più piccoli Tito, Bianca e Camilla: il primo, appena dodicenne, ha sviluppato tendenze xenofobe e soffre di sonnambulismo, la piccola Bianca ha conservato la disarmante schiettezza con cui si era imposta nel film precedente e adesso canta "Bella ciao" in barba al fratellino simpatizzante di Hitler, mentre Camilla ambientalista convinta, attraversa l'intransigenza e i tormenti tipici di ogni adolescente. Tipi umani con i quali non si farà fatica a identificarsi, personaggi dell'oggi destinati a sanare le proprie contraddizioni grazie a un improbabile Babbo Natale.

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Conclusioni

Concludiamo la recensione di 10 giorni con Babbo Natale con la consapevolezza di essere davanti a un sequel che, pur apparendo un po' più affaticato del film precedente, fa spazio a un'idea di commedia natalizia lontana da volgarità e facili ironie. Alessandro Genovesi si conferma regista e autore capace di rivitalizzare un genere: da un lato l'ironico sguardo sul sociale, dall'altro la sospensione del reale e la dimensione fiabesca. Una storia per la famiglia con tanto di elfi, slitte e un Babbo Natale davvero sui generis. Menzione speciale agli interpreti più piccoli, che strapperanno più di una risata.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

2.6/5

Perché ci piace

  • La capacità di combinare le dinamiche della commedia sociale con quelle della fiaba natalizia.
  • Un film di Natale che non cede a volgarità e facili gag.
  • L'ironia del Babbo Natale di Diego Abatantuono, pressoché perfetto nel suo essere infinitamente umano, acciaccato e con una memoria arrugginita.
  • La verità dei personaggi, con cui non sarà difficile identificarsi.

Cosa non va

  • La parte riservata alla commedia sociale, con un'esplorazione della genitorialità moderna e del difficile equilibrio nella divisione dei ruoli, ha la meglio su quella della favola natalizia, che risulta un po' stantia e affaticata.