Negli ultimi anni il nome di Yorgos Lanthimos è comparso con una frequenza quasi insolita per un autore del suo calibro. Prima Povere creature, poi Kinds of Kindness, infine Bugonia. Un'accelerazione creativa che ha lasciato il segno, ma che potrebbe avere presentato il conto. Oggi il regista greco parla apertamente della necessità di fermarsi e, per la prima volta dopo molto tempo, lascia persino aperta una domanda che fino a poco fa sembrava impensabile: continuerà davvero a fare cinema?
Dalla macchina da presa alla macchina fotografica
A sentire Yorgos Lanthimos, il suo ritorno al cinema non è così scontato. Intervistato dal Financial Times in occasione della sua nuova mostra fotografica, il regista ha raccontato di aver trovato nella fotografia qualcosa che il cinema raramente concede: serenità. Nessuna troupe da coordinare, nessun budget da inseguire, nessuna corsa contro il calendario. Solo una persona, una macchina fotografica e il tempo necessario per osservare.
"Puoi semplicemente camminare con una macchina fotografica. È un'attività solitaria e, in qualche modo, meditativa. Non serve un concetto preciso, non serve un obiettivo finale. Non devi trovare finanziamenti", ha spiegato. Curiosamente, prima di questa esplosione creativa, Lanthimos aveva già attraversato una lunga pausa. Dopo La favorita, uscito nel 2018, si era allontanato dai set per circa cinque anni, trasferendosi a Los Angeles e dedicandosi allo sviluppo di nuovi progetti.
Quando è tornato, però, lo ha fatto senza mezze misure. Tre film in tre anni, quattro collaborazioni consecutive con Emma Stone, candidature agli Oscar e una riconoscibilità stilistica ormai immediata. Obiettivi grandangolari estremi, movimenti di macchina sinuosi, mondi stranianti e personaggi osservati con una distanza quasi chirurgica: un linguaggio che negli anni è diventato il suo marchio di fabbrica.
"Ho bisogno di ritrovare la gioia di fare film"
La dichiarazione che ha colpito maggiormente i fan riguarda però il suo futuro dietro la cinepresa. "In questo momento mi dico: farò altri film? Non lo so, vedremo. Ho bisogno di ritrovare il piacere di fare cinema. Voglio che arrivi in modo naturale, senza forzarmi", ha confessato.
Una riflessione che sembra collegarsi direttamente a quanto aveva già raccontato nel 2025. In un'intervista rilasciata a Collider, Lanthimos aveva ammesso di sentirsi arrivato al limite delle proprie energie dopo anni trascorsi a lavorare senza sosta. "Non posso più continuare con questo ritmo. È un errore. Ho bisogno di una pausa. L'ho già detto altre volte, ma stavolta faccio sul serio. A un certo punto la forza e la volontà finiscono, e credo di essere arrivato proprio lì", aveva dichiarato.
Persino Bugonia, il suo lavoro più recente, sembra assumere oggi un significato diverso. Il film si conclude con la fine dell'umanità e il regista vede in quell'epilogo una sorta di metafora personale. Prima di tornare a dirigere, sostiene, potrebbe servire una vera e propria rinascita creativa.
Questo non significa che tutti i progetti siano stati abbandonati. Restano infatti in fase di sviluppo l'adattamento del romanzo My Year of Rest and Relaxation di Ottessa Moshfegh e Fatale, tratto dall'opera di Jean-Patrick Manchette. Due idee ancora vive, parcheggiate in attesa che il loro autore ritrovi il desiderio di rimettersi in viaggio. Per il momento, Lanthimos sembra preferire il silenzio di una galleria fotografica al rumore di un set.