Vince Gilligan porta il primo episodio di Pluribus agli Emmy: è sfida con The Pitt e Scissione

Ventitré nomination e una reputazione costruita su alcune delle serie più influenti degli ultimi vent'anni non bastano a Vince Gilligan che ora punta agli Emmy con la sua ultima serie, Pluribus.

Una scena di Pluribus

Vince Gilligan punta agli Emmy con Pluribus, ma il vero nodo è storico: non ha mai vinto per regia o sceneggiatura. Il nuovo progetto potrebbe finalmente colmare una lacuna (ingiusta) nella sua carriera.

Un gigante della TV senza il premio "giusto"

Parlare di Vince Gilligan significa inevitabilmente evocare due titoli che hanno ridefinito la serialità moderna: Breaking Bad e Better Call Saul. Due universi narrativi costruiti con una precisione quasi chirurgica, capaci di trasformare il racconto criminale in una riflessione morale stratificata. Eppure, dentro questa carriera brillante, si nasconde una piccola anomalia: Gilligan non ha mai vinto un Emmy per la scrittura o la regia.

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Pluribus: Vince Gilligan durante un evento

I suoi premi esistono, certo, ma raccontano solo una parte della storia. Due statuette come produttore per Breaking Bad (2013 e 2014) e altri riconoscimenti legati a contenuti short-form collegati a Better Call Saul. Ma il cuore della sua influenza - la costruzione narrativa e la messa in scena - è rimasto paradossalmente fuori dalla celebrazione ufficiale. Un cortocircuito curioso, considerando che ha collezionato premi dalla Directors Guild of America per l'iconico finale "Felina" e numerosi riconoscimenti della Writers Guild.

Anche le nomination non sono mai mancate: dal pilot di Breaking Bad fino a episodi chiave come "Face Off" o "Witness". Eppure, ogni volta, il suo nome si è fermato a un passo dal palco. Una distanza minima, ma significativa, che ha alimentato negli anni l'idea di un autore "in ritardo" rispetto al proprio palmarès.

Ora, con Pluribus, quella distanza potrebbe finalmente ridursi. La serie sci-fi post-apocalittica - che vede anche il ritorno di Rhea Seehorn - ha già iniziato a raccogliere consensi e candidature importanti, suggerendo che il terreno è fertile per un riconoscimento più mirato.

"Pluribus" e la partita aperta agli Emmy

Il progetto non è solo un nuovo titolo in filmografia, ma una dichiarazione di intenti. Pluribus racconta un mondo in cui un virus alieno ha trasformato l'umanità in una mente collettiva pacifica, lasciando pochi individui immuni a resistere. Al centro, la figura della scrittrice Carol Sturka: sola, ma non del tutto isolata, in un universo che ha ridefinito il concetto stesso di individualità.

Per la corsa agli Emmy, Gilligan ha scelto di puntare sul pilot, "We Is Us", episodio che stabilisce tono e architettura narrativa della serie. Una scelta strategica: è lì che si gioca la prima impressione, quella che spesso orienta votanti e giurie. Accanto a lui, anche altri episodi firmati da diversi autori entreranno in competizione, aumentando le possibilità ma anche il rischio di frammentare i voti.

Il contesto, però, resta imprevedibile. Serie come The Pitt partono come favorite, ma la struttura degli Emmy - basata su votazioni interne alle singole categorie - può ribaltare ogni pronostico. Negli ultimi anni, non è raro vedere premi per regia e sceneggiatura assegnati a titoli diversi rispetto alla miglior serie drama. Una dinamica che potrebbe giocare a favore di Gilligan.

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Se Pluribus dovesse imporsi in queste categorie, il segnale sarebbe chiaro: non solo apprezzamento diffuso, ma un riconoscimento diretto della sua firma autoriale. E sarebbe un passaggio simbolico importante, quasi inevitabile dopo anni di influenza silenziosa ma costante.

Il titolo stesso della serie, ispirato al motto latino "E pluribus unum" - "da molti, uno" - sembra suggerire una traiettoria narrativa che va oltre la finzione. Dopo decenni di contributi collettivi alla televisione, forse è arrivato il momento in cui quel "uno" porta finalmente il nome di Gilligan.