Timothée Chalamet "costretto" a prendere le distanze da Woody Allen: la verità negli Epstein Files

Il giovane attore sarebbe stato spinto a dare in beneficenza l'incasso di Un giorno di pioggia a New York per aumentare le sue possibilità di ottenere un Oscar.

Timothée Chalamet e Woody Allen sul set di Un giorno di pioggia a New York

Gli Epstein Files getterebbero una luce diversa dalla presa di distanza di Timothée Chalamet nei confronti di Woody Allen dopo l'esperienza in Un giorno di pioggia a New York. La decisione di Chalamet di "rinnegare" il regista sulla scia del movimento #MeToo non sarebbe stata una scelta personale bensì un'imposizione dell'agente dell'attore per aumentare le sue possibilità di vincere un Oscar.

Nel 2018, Chalamet annunciò la sua decisione di donare il compenso ricavato dal film diretto da Woody Allen a Time's Up, al LGBT Centre di New York e a Rainn (Rape, Abuse & Incest National Network). Di recente, le migliaia di file relativi al caso Epstein rese pubbliche dal Diparimento di Giustizia avrebbero rivelato nuove informazioni sulle scelte della giovane star.

In particolare, un'email del 2018 che riguarda la portavoce di Chalamet dell'epoca, Peggy Siegal, rivela che l'attore sarebbe stato molto infastidito dalla posizione che era stato "costretto" a prendere nei confronti di Woody Allen su pressione dei suoi agenti e della stampa. Secondo Siegal, Chalamet doveva intensificare la campagna per l'Oscar per Chiamami col tuo nome senza che la stampa lo perseguitasse per aver lavorato con Woody Allen, aggiungendo che era "sinceramente arrabbiato per tutta la faccenda" e che era stato trattato "come una pedina in un gioco più grande".

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Timothee Chalamet ed Elle Fanning in una scena di Un giorno di pioggia a New York

Il fastidio di Timothée Chalamet per aver dovuto "rinnegare" Woody Allen

All'epoca Timothée Chalamet, che aveva 22 anni, scrisse su Instagram che gli obblighi contrattuali gli impedivano di spiegare direttamente perché avesse scelto di lavorare con Allen, ma sottolineò di non voler trarre profitto dal film.

Durante un'apparizione nel 2025 al podcast di Bill Maher Club Random, Allen criticò Timothée Chalamet e Greta Gerwig per aver preso le distanze da lui, affermando: "Stanno commettendo un errore... pensano di fare qualcosa di onorevole o utile, ma non è così".

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Un giorno di pioggia a New York: una scena con Timothée Chalamet

Il regista è tornato a ribadire la sua posizione nel suo memoir A proposito di niente, sostenendo che la decisione di Chalamet di donare il suo stipendio fosse motivata dalla strategia degli Oscar, scrivendo: "Timothée in seguito ha dichiarato pubblicamente di essersi pentito di aver lavorato con me e che avrebbe donato i soldi in beneficenza, ma ha giurato a mia sorella che doveva farlo perché era candidato all'Oscar... e così ha fatto".

Anche le co-star di Chalamet in Un giorno di pioggia a New York Selena Gomez, Rebecca Hall e Griffin Newman hanno donato la loro paga in beneficenza, ma Rebecca Hall ha poi fatto marcia indietro pentendosi di essersi scusata per aver lavorato col regista.

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Il comportamento di Timothée Chalamet non sarebbe piaciuto neppure alla moglie di Woody Allen, Soon-Yi Previn. In un'altra mail inviata da lei a un mittente sconosciuto, datata 27 luglio 2018, emersa nei file Epstein, la donna esprime il suo disprezzo verso l'attore.

L'email è intitolata NYTimes: Recensione: "Hot Summer Nights" è un film opportunista, banale e sessista e contiene un link a una recensione negativa sul New York Times di Hot Summer Nights, il film del 2018 di Elijah Bynum con Chalamet.

Nell'email, Previn avrebbe scritto: "Sono contenta che il film di quel coglione di Chalamet non abbia ricevuto una buona recensione. No, non sono vendicativa. :-)". Chissà se dopo le recenti rivelazioni la donna rivedrà la sua posizione nei confronti dell'attore.