Speravo de morì prima, 500mila spettatori medi su Sky per il debutto della serie su Francesco Totti

Ottimo debutto di Speravo de morì prima su Sky: la serie su Francesco Totti è stata vista da 500mila spettatori medi con una permanenza della serata al 62% e un buonissimo riscontro sui social.

NOTIZIA di 20/03/2021

Speravo de morì prima al suo debutto su Sky è stata vista da 500mila spettatori medi: la serie su Francesco Totti - con Pietro Castellitto - ha avuto una permanenza della serata al 62%, superiore a tutte le Sky original dal 2020 a oggi. I primi due episodi sono disponibili on demand su Sky e in streaming su NOW

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Speravo de morì prima: Pietro Castellitto interpreta Francesco Totti

C'è l'epica del campione, ma prima ancora quella leggerezza e quell'autoironia tutta romana che hanno alimentato la leggenda di Francesco Totti, e lo sconfinato amore di una intera città, di un popolo che del "Pupone" ha fatto la sua bandiera. Fra sfrenate citazioni pop e irresistibili momenti onirici, Speravo de morì prima, la serie Sky Original sull'ex capitano della Roma, ha finalmente fatto il suo debutto su Sky, dove il primo episodio è stato visto da 500mila spettatori medi (comprensivo di Primissime), dato che va ad eguagliare l'ottima performance di un'altra attesissima serie Sky Original, The New Pope del Premio Oscar Paolo Sorrentino. La media dei primi due episodi è stata di più di 472mila spettatori (col secondo che è stato visto da più di 444mila spettatori medi), con una permanenza al 62%, nettamente superiore a tutte le serie Original dal 2020 a oggi. Sui social, ieri sera sia #Totti che #Spalletti sono entrati per tutta la serata nella classifica dei trending topic di Twitter.

Debolezze private e pubbliche virtù dell'ex capitano della Roma si mescolano fino a confondersi nella serie diretta da Luca Ribuoli, che ripercorre col tono della commedia - "è un crescendo di sorrisi e suggestioni", scrive Il Corriere della Sera - le ultime tappe del lunghissimo ed entusiasmante percorso di Totti con la maglia giallorossa. Complice la scrittura di Stefano Bises, con Michele Astori e Maurizio Careddu, lo fa "con la giusta dose di tormento ed estasi" per Vanity Fair, optando, come sottolineato da Rolling Stone, per "l'unica scelta possibile: leggere l'ultimo anno e mezzo di carriera di Totti attraverso il patrimonio pop e l'ironia di Totti", sfrondando la narrazione "di ogni forma di retorica drammatica e colorandola di tante sfumature diverse, realizzando un prodotto profondamente radicato nel suo territorio ma potenzialmente universale" (Tvblog). Raccontando "una storia potente, universale: c'è un mito colto nel privato e nelle sue fragilità, c'è una città, Roma, che vibra con lui", ha scritto La Stampa. "Un capolavoro di antiretorica", per Il Giornale, che scrive: "Speravo de morì prima ha un fascino allegro che trascende le trame da spogliatoio e le vicende calcistiche, perché insegna ad andare incontro alle avversità con un mezzo sorriso".

"Come si interpreta un poster?", si chiedeva in uno dei teaser della serie Pietro Castellitto, cresciuto col poster di Francesco Totti alla parete e chiamato a interpretare una vera e propria leggenda contemporanea, con tutti i rischi che questo comportava. Unanime il responso della critica, che ha indentificato proprio nella prova dell'attore protagonista e nella sua "evocazione" di Totti una delle chiavi del successo di tutta l'operazione: "Pietro Castellitto è bravissimo", scrive Repubblica, di scommessa vinta parla anche Il Messaggero: "il suo Francesco Totti ironico, leale, family man e insieme idolo degli stadi è destinato a conquistare tutti, anche i non tifosi" Per Fanpage "Castellitto è semplicemente perfetto", gli fanno eco Movieplayer - la sua è "non una vuota imitazione, ma l'essenza stessa di Totti. Un Totti quasi più vero del vero" - qui potete leggere la nostra recensione di Speravo de morì prima - - ma anche Dagospia, che descrive il suo Totti come "la miglior mediazione possibile fra quello della realtà e quello riletto dai fan". Quindi Wired, che nota come la serie abbia dimostrato come "si possa fare una commedia senza imitazioni, andando molto oltre il romanismo".