La polemica tra Luca Barbareschi e Sigfrido Ranucci, e con lui la redazione di Report, si è intensificata nelle ultime ore, trasformandosi da una disputa sul galateo televisivo a uno scontro aperto su questioni economiche e giudiziario-contabili. Tutto ha avuto origine da una vicenda di palinsesto su Rai 3.
Luca Barbareschi, conduttore del programma Allegro ma non troppo, la scorsa settimana ha accusato Ranucci di non aver mai citato o "passato la linea" al suo programma al termine di Report. Un comportamento che l'attore e produttore ha interpretato come un segnale di ostilità personale, arrivando a dichiarare che Ranucci "farebbe fatica persino a pronunciare il suo nome". Alle accuse si è poi aggiunta una provocazione più pesante: Barbareschi ha parlato di presunte attività di "spionaggio" ai suoi danni.
La replica di Report e il ruolo di Bellavia
La risposta di Sigfrido Ranucci non si è fatta attendere e ha spostato il confronto su un piano ben diverso. Al centro della replica c'è Gian Gaetano Bellavia, commercialista e consulente storico di Report, indicato da Barbareschi come una sorta di "spia". Ranucci ha respinto nettamente l'accusa, chiarendo che non si tratta di spionaggio ma di un'analisi tecnica basata su documenti pubblici.
"Vorrei tranquillizzare Luca Barbareschi: nessuno l'ha spiato. In quelle carte non c'è nulla di eversivo, se non la lettura dei bilanci del Teatro Eliseo", ha dichiarato il conduttore. Ranucci ha ricordato inoltre che Report si era già occupato del caso nel 2022 e che anche allora Barbareschi aveva annunciato querele.
Il nodo dei finanziamenti pubblici
Il cuore della contesa riguarda i fondi pubblici ricevuti dal Teatro Eliseo, di cui Barbareschi è proprietario. Già nel 2022 Report aveva acceso i riflettori su 13 milioni di euro di finanziamenti pubblici ottenuti dal teatro in cinque anni. Un dato che aveva sollevato polemiche anche per il ruolo politico di Barbareschi, parlamentare dal 2008 al 2013 nelle file del centrodestra.
Secondo le più recenti analisi rilanciate da Report, basate su rilievi che coinvolgerebbero la Corte dei Conti e i criteri di assegnazione del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS), una parte di quei finanziamenti sarebbe stata erogata sulla base di requisiti contestati. Da qui la stima secondo cui Barbareschi dovrebbe restituire circa 8 milioni di euro.
"Ora Barbareschi dovrebbe restituire quegli 8 milioni di euro al Ministero della Cultura, che glieli ha anche chiesti, però Barbareschi si è rifiutato e ha aperto l'ennesimo procedimento, questa volta in sede civile. Ora Allegro ma non troppo può cominciare", ha concluso Sigfrido Ranucci.