Dopo il successo di K-Pop Demon Hunters, Sony Animation cancella un progetto originale firmato da Matt Braly e Rebecca Sugar. Un film personale, ambientato tra spiriti thailandesi e accettazione di sé, che non vedrà mai la luce nonostante premesse artistiche fortissime.
Un progetto perduto tra grandi nomi e scelte industriali
Nel lessico dell'industria creativa, "cancellazione" è una parola che non si sente spesso eppure ha un peso devastante. È quello che è accaduto al film animato senza titolo sviluppato da Matt Braly, creatore di Amphibia, insieme a Rebecca Sugar, mente dietro Steven Universe. Un'accoppiata che, sulla carta, avrebbe fatto brillare gli occhi a qualunque appassionato di animazione contemporanea. E invece Sony Animation ha deciso di non proseguire, nonostante il clamoroso successo di KPop Demon Hunters, nato anch'esso da un'operazione inizialmente considerata rischiosa.
A rendere pubblica la notizia è stato lo stesso Braly, che sui social ha condiviso un messaggio tanto misurato quanto amaro: "All'inizio del 2025 ho ricevuto la notizia che il film su cui lavoravo da oltre due anni in un grande studio di animazione non sarebbe andato avanti. Sono molto orgoglioso della sceneggiatura meravigliosa che io e Rebecca Sugar abbiamo scritto insieme, e sono deluso dal fatto che probabilmente non la vedrete mai". Parole che raccontano una realtà spesso invisibile al pubblico: anni di lavoro che possono dissolversi senza nemmeno arrivare alla fase produttiva.
Il tempismo rende la decisione ancora più sorprendente. KPop Demon Hunters, venduto inizialmente a Netflix da Sony, è diventato il film più visto l'anno scorso sulla piattaforma, aprendo la strada a sequel, spin-off e persino a un futuro live action. Eppure, invece di cavalcare quell'onda investendo su un altro progetto originale, Sony ha scelto la prudenza. Non si trattava di idol cacciatrici di demoni, ma l'estetica e l'approccio emotivo suggerivano comunque un film capace di parlare a un pubblico giovane e trasversale.
Una storia intima, lontana dal rumore del franchise
Se il mercato ha chiuso la porta, la storia raccontata da Braly merita comunque di essere ricordata. L'autore ha infatti deciso di condividere il cuore narrativo del film cancellato, offrendo uno sguardo su ciò che il pubblico non potrà vedere. "Il film parlava di un ragazzo adolescente che viaggia nel mondo degli spiriti thailandesi per cercare di guarire prima di affrontare un'operazione molto spaventosa e decisiva per la sua vita", ha spiegato. Ma il punto non era la guarigione in sé: "Non era una storia sulla ricerca di una cura, quanto sull'imparare ad accettare con grazia ciò che non può essere cambiato, e capire che una vita diversa da quella immaginata può essere comunque meravigliosa".
Braly ha chiarito quanto il progetto fosse personale, rivelando di aver convissuto da giovane con una malattia cronica incurabile, proprio come il protagonista del film. Un dettaglio che rende ancora più evidente la distanza tra questa storia e le logiche del franchise: niente sequel pianificati, niente universi espandibili, ma un racconto intimo, delicato, costruito sull'elaborazione e sull'identità. In altre parole, esattamente il tipo di narrazione che Rebecca Sugar ha sempre saputo maneggiare con una sensibilità fuori scala.
La cancellazione non cancella però il futuro di K-Pop Demon Hunters, che resta un pilastro delle strategie Netflix: un sequel previsto per il 2029, progetti televisivi, tour internazionali e nuove declinazioni multimediali sono già in discussione. Ma il caso Braly-Sugar resta emblematico. Dimostra che, anche in un'epoca affamata di storie nuove, l'animazione originale continua a essere il territorio più fragile: quello dove il rischio creativo viene spesso sacrificato, anche quando il talento è fuori discussione.